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Le prisonnier des rêves est confronté cette fois à une singularité onirique aussi rare que dangereuse : l'hyperrêve, produit de la collision de deux surrêves... et somme de réflexions désopilantes sur la notion d'infini.
Bien que contingenté à son espace livresque, Julius Corentin Acquefacques s'en évade à loisir par le rêve. Mais celui en cours, plus puissant qu'à l'accoutumée, est entré en collision avec celui tout aussi fort de son voisin Hilarion créant un hyperrêve, sorte de mise en abyme onirique à la puissance infinie... Seul le professeur Ouffe peut encore les aider à s'extraire de ce rêve cul-de-sac sans fin
Bien que contingenté à son espace livresque, Julius Corentin Acquefacques s'en évade à loisir par le rêve. Mais celui en cours, plus puissant qu'à l'accoutumée, est entré en collision avec celui tout aussi fort de son voisin Hilarion créant un hyperrêve, sorte de mise en abyme onirique à la puissance infinie... Seul le professeur Ouffe peut encore les aider à s'extraire de ce rêve cul-de-sac sans fin
- GenresBande Dessinée
48 pages, Hardcover
First published October 28, 2020
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Community Reviews
Displaying 1 - 5 of 5 reviews
January 23, 2023
Dopo aver finito questa magnifica serie di fumetti, penso sia giunto il momento di tirare le somme finali su questi 7 volumi. È inutile portare avanti delle tesi estetiche e filosofiche su ciò che rappresenta questo fumetto: non mento se dico che sono stati condotti degli studi di stampo accademico sulla vera natura dei fumetti di Mathieu; riconoscimento ermeneutico meritatissimo, data l'infinita gamma di argomenti, critiche e teorie che porta avanti questa serie.
È inutile riflettere sui personaggi schizzati e le bizzarre situazioni kafkesque ( il cognome del protagonista, Acquefaques, è anagramma fonetico di Kafka); sulla martellante critica alla burocrazia di una società anonima, sempre più alienata e nevrotica; sui disegni metafisici dechirichiani e moebiussiani; sullo humor al contempo ridicolo e ricercato à la française; sulle implicazioni ontologiche delle vicende oniriche dei personaggi - una delle mie personali interpretazioni è che, rifacendosi agli espliciti richiami cartesiani, ovviamente parodizzati, i sogni del protagonista siano l'effetto della crudeltà del malin génie, dove però il malin génie non è nient'altro che l'incosciente complicità del lettore alla vicenda narrata.
Forse, ma è questione di prospettiva, ciò di più stupefacente sono proprio le rotture della quarta parete e le sperimentazioni fisico-narrative: dove fisico si deve intendere sia nell'accezione di "fisico" come la fisicità del libro, e "fisico" come aggettivo indicante la disciplina scientifica. Mathieu, infatti, servendosi al contempo di queste due dimensioni semiotiche, si tuffa in una ricerca paradossale per oltrepassare i limiti di ciò che chiamiamo narrazione: fabula ed intreccio sono un lontano ricordo dei sussidiari liceali. Partendo da una teoria fisica e quantistica, Mathieu si lascia alle più stravaganti sperimentazioni narrative: pagine pieghevoli che rivelano anfratti di fogli nascosti; buchi (meta)fisici - nel senso che la pagina è davvero bucata - tra le vignette; inizi che sono fini e fini che sono inizi, eccetera eccetera eccetera. Viene davvero da prendere il libro, gettarlo per terra, asciugarsi il sudore dalla fronte, per poi alzarsi dalla sedia e urlare "Come hai fatto a pensare a una roba del genere?!". E poi è bello, ma bello davvero, cioè non solo le tavole, ma proprio è bello quello che racconta, no? Una grandissima sinfonia metafisica (e spinoziana pure?) di dimensione cosmica, la cui melodia è composta dal sottile rumore della piega cartacea ogni volta che si gira pagina. È un fumetto da sogno, letteralmente. (Capita? Perchè si parla di sogni).
È inutile riflettere sui personaggi schizzati e le bizzarre situazioni kafkesque ( il cognome del protagonista, Acquefaques, è anagramma fonetico di Kafka); sulla martellante critica alla burocrazia di una società anonima, sempre più alienata e nevrotica; sui disegni metafisici dechirichiani e moebiussiani; sullo humor al contempo ridicolo e ricercato à la française; sulle implicazioni ontologiche delle vicende oniriche dei personaggi - una delle mie personali interpretazioni è che, rifacendosi agli espliciti richiami cartesiani, ovviamente parodizzati, i sogni del protagonista siano l'effetto della crudeltà del malin génie, dove però il malin génie non è nient'altro che l'incosciente complicità del lettore alla vicenda narrata.
Forse, ma è questione di prospettiva, ciò di più stupefacente sono proprio le rotture della quarta parete e le sperimentazioni fisico-narrative: dove fisico si deve intendere sia nell'accezione di "fisico" come la fisicità del libro, e "fisico" come aggettivo indicante la disciplina scientifica. Mathieu, infatti, servendosi al contempo di queste due dimensioni semiotiche, si tuffa in una ricerca paradossale per oltrepassare i limiti di ciò che chiamiamo narrazione: fabula ed intreccio sono un lontano ricordo dei sussidiari liceali. Partendo da una teoria fisica e quantistica, Mathieu si lascia alle più stravaganti sperimentazioni narrative: pagine pieghevoli che rivelano anfratti di fogli nascosti; buchi (meta)fisici - nel senso che la pagina è davvero bucata - tra le vignette; inizi che sono fini e fini che sono inizi, eccetera eccetera eccetera. Viene davvero da prendere il libro, gettarlo per terra, asciugarsi il sudore dalla fronte, per poi alzarsi dalla sedia e urlare "Come hai fatto a pensare a una roba del genere?!". E poi è bello, ma bello davvero, cioè non solo le tavole, ma proprio è bello quello che racconta, no? Una grandissima sinfonia metafisica (e spinoziana pure?) di dimensione cosmica, la cui melodia è composta dal sottile rumore della piega cartacea ogni volta che si gira pagina. È un fumetto da sogno, letteralmente. (Capita? Perchè si parla di sogni).
March 7, 2021
J'adore Marc-Antoine Mathieu et notamment cette série qui repousse les limites du médium "bande dessinée" (saluons d'ailleurs l'éditeur qui produit des ouvrages qui ne doivent pas être faciles à imprimer: pliages, pages de taille différente, etc.). Certains lecteurs ne mordent pas parce qu'ils recherchent un graphisme plus élaboré ou des personnages dont la psychologie est plus fouillée. Mais si vous aimez les spéculations philosophiques et la réinvention permanente de ce qu'est la bande dessinée vous serez comblé. Le sujet de ce tome est l'infini. Je l'ai trouvé un peu bavard et il me plait donc un chouïa moins que les précédents. Par contre c'est une fois de plus une merveille d'un point de vue conceptuel. Indispensable, comme le reste de la série.
January 3, 2021
Marc-Antoine Mathieu cherche toujours à repousser les limites de la BD. Après les anti-cases, les BDs palindromes, l’introduction de la 2,333ème dimension et autres inventions, il cherche à représenter l’infini. Scénaristiquement, c’est de l’ordre du rêve, on ne cherchera pas plus loin (même si pas mal de questions sont abordées, l’infini restant ce qu’il y a de plus vertigineux au monde), mais il faut applaudir le travail de l’éditeur capable de mettre un mini-cahier et une page dépliable, caprices d’un auteur génial, qui propose par un QR code de prolonger le trip... à l’infini? Coup de génie!
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December 12, 2020
J'ai un peu l'impression que cette fois-ci l'histoire n'était pas tout à fait à la hauteur du concept, mais je ne vais pas me plaindre d'avoir la chance de lire un nouveau Marc-Antoine Mathieu, un Julius Corentin Acquefacques de surcroît. Il y a beaucoup de très bonnes idées.
July 26, 2021
Complètement fou ce truc!
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