Le danze ecologiste non c’entrano. I “balletti verdi” furono il primo scandalo massmediologico omosessuale italiano. Alla fine del 1960 Brescia, lavoratrice, bigotta e “Leonessa d’Italia”, è scossa da una notizia che oggi apparirebbe insignificante, ma che allora spaventò l’opinione pubblica e, per la prima volta, mostrò che anche in Italia esisteva un mondo sommerso, ma vivo: quello degli omosessuali.
Così un trafiletto insignificante del Giornale di Brescia del 5 ottobre informava l’opinione pubblica dell’apertura di una vasta inchiesta: “Da parecchio tempo si parlava in città di una vasta operazione intrapresa dagli organi investigativi per bloccare un dilagante circuito del vizio, in cui si trovavano coinvolti uomini di giovane e meno giovane età. Le notizie relative a convegni immorali, a trattenimenti di genere irriferibile, ad adescamenti ed a corruzioni e ricatti sono ripetutamente giunte fino a noi“.
Nel 1960 un ‘clamoroso scandalo’ turbò i bresciani e portò la nostra città alla ribalta in tutta Italia mettendo a nudo l’omofobia del tempo – prima di sciogliersi come neve al sole, lasciandosi però alle spalle una scia di sofferenza. Tutto ebbe inizio quando un padre denunciò alle forze dell’ordine i fatti che avevano coinvolto il figlio adolescente: il genitore, insospettito dalla disponibilità di denaro del ragazzo, scoprì che li aveva ricevuti in cambio di prestazioni sessuali con altri uomini.
L’indagine partì rapidissima e con effetto domino – ogni persona ne chiamava in causa altre – facendo gonfiare il numero degli indagati ed alimentando una fake news (diremmo oggi) dopo l’altra. Decine di omosessuali dichiarati o meno, si trovarono così a dover giustificare la propria sessualità davanti ad un pubblico inferocito e perbenista e furono costretti a difendersi da accuse di pedofilia, prostituzione o favoreggiamento. Parecchie vite vennero stravolte, alcune spezzate e con esse anche quelle delle loro famiglie, dove segreti intimi e dolorosi vennero svelati nella maniera meno opportuna. Il periodo elettorale contribuì a dare visibilità e creare rumore attorno alla vicenda in un caso che ben presto diventò nazionale. Serpeggiavano racconti di feste goderecce e all’insegna del lusso sfrenato dove partecipavano vip e personaggi del mondo dello spettacolo del calibro di Mike Bongiorno, Dario Fo e Franca Rame.
Quando tutto si sgonfiò, e la maggior parte degli indagati vennero scagionati, tutto tornò ad essere ciò che era sempre stato: una vicenda privata e non penalmente rilevante dai risvolti amari, dove chi fu coinvolto non poté fare altro che ritirarsi a vita privata o quantomeno tornare invisibile.
“Balletti verdi: uno scandalo omosessuale”, esordio del giornalista ed attivista LGBT bresciano Stefano Bolognini, ripercorre con puntualità i fatti tramite gli articoli ed i documenti del tempo ma anche grazie alle testimonianze di chi si trovò coinvolto nella vicenda e che subì sulla propria pelle la gogna mediatica e la feroce ondata di odio e intolleranza dell’opinione pubblica. Pubblicato da LiberEdizioni nel 2000, “Balletti verdi” delinea un quadro completo della situazione, fornendoci gli strumenti utili affinché ogni lettore possa farsi un’idea di ciò che realmente è stato e della cultura omofoba che innescò – nell’ottobre del 1960 – questo scandalo.