Tre bambini nascono nello stesso giorno in tre luoghi diversi: Jerry a Central Park, New York, durante un concerto dei Grateful Dead; Giulia in un istituto religioso ad Assisi, mentre alla radio viene trasmessa la canonizzazione di Santa Giulia Billiart; Guido all’ospedale di Livorno, a poche ore dalla morte di Judy Garland. È il 22 giugno del 1969, e le vite future dei tre saranno influenzate da ciascuno degli eventi di quel giorno. Si racconta qui delle loro tre esistenze, della loro crescita, della loro formazione mista a quella di un paese, e di un mondo, negli anni incerti trascorsi tra il 1969 e il 2001. Anni in cui si è fatta la storia che adesso conosciamo, che vedono avvicendarsi lo sbarco sulla luna, la strage di Piazza Fontana, il terrorismo, gli scioperi nelle fabbriche, i mondiali di calcio, le proteste studentesche e universitarie e numerosi altri grandi avvenimenti. E insieme a tutto questo si vanno costruendo l’amicizia, l’attrazione e i dissidi di Jerry, Giulia e Guido, con sullo sfondo Livorno, città portuale dura e movimentata che muta, lotta e cresce insieme a loro.
Nato e cresciuto a Livorno. Laureato in Lingua e letteratura inglese con una tesi comparata su Raymond Carver e Robert Altman. Dottorato di ricerca in Anglistica con una tesi sulle sceneggiature di Hanif Kureishi. Drammaturgo, regista, cantautore e scrittore. I miei libri: Dentro l'isola - Poesie e illustrazioni (Valigie Rosse) Maria Malva - Brucia il giorno per me - romanzo (effequ) Gli anni incerti - Canzone di fine millennio - romanzo (effequ) L'antipatica - romanzo (Valigie Rosse) Anche meno - racconti (Erasmo) Impara l'arte - romanzo (Erasmo) La fine soltanto - racconti (Erasmo)
La formula all’inizio sembra quella (collaudata) del flusso storico all’interno del quale sono infilate le vite di persone normali, raccontate mentre la storia si compie: dopo l’allunaggio, ci sono gli scontri di piazza, poi la strage di piazza (Fontana). I personaggi principali hanno però una prima caratteristica speciale, cioè essere nati tutti lo stesso giorno (22 giugno del 1969) in tre luoghi diversi ed essersi ritrovati nella stessa classe alle scuole elementari. Emiliano Dominici dopo averli sparparpagliati li riunisce nell’indubbiamente SUA Leghorn e qui riesce a renderli indipendenti dalla formula, a farli vivere anche come personaggi al di là del flusso storico. Gli giova in ciò compiere dei salti temporali come quello grazie al quale evita di parlare del terrorismo e del delitto Moro. I suoi ragazzi crescono, i loro genitori subiscono le ingiurie del tempo e in men che non si dica (il libro è ben scritto e scorrevole) li troviamo universitari a Phisa (la inglesizzo io, non esiste una traduzione per la città della torre pendente). Alcuni stereotipi, qualche perdonabile banalità nei dialoghi, ma la storia tiene, l’italo-Leghornese è verificato con cura, così come sono state verificate date e incastri temporali. Mi hanno convinto un po’ meno gli incisi #1 #2 #3 costituiti da rinterzi epistolari fra i tre protagonisti. Lo scambio di lettere funziona se si crea un certo pathos intorno ad esso e soprattutto se lo si limita quantitativamente. Due lettere scambiate sono un traino, nove lettere -io scrivo a te, te scrivi a lui, lui scrive a me- nello stesso capitolo, sono un rimorchio. Giunti alla fine del libro però si capirà l’utilità narrativa degli incisi grazie ai quali Dominici ha fatto correre gli anni incerti evitando che diventassero obesi come quelli (difficili) di Giorgio Fontana. Giunti alla fine si rientrerà nel flusso storico e si ipotizzerà un sequel. Edoardo Nesi, Vanni Santoni, Fabio Bartolomei: ci sono un po’ tutti e tre ma ci sono anche echi del già citato Fontana e di Cognetti. Ci sono se ce li vuoi vedere, se li hai letti e vuoi dare dei riferimenti a chi è ancora incerto sugli anni. C’è soprattutto Emiliano Dominici che io non conoscevo e che leggerò ancora
Il libro ha una vera e propria colonna sonora, l’ho ricostruita seguendo le indicazioni dell’autore. Non è stato complicato, gli stessi anni li ho attraversati anch’io
Se vorrai andare nella steppa, tu dovrai cercare Casatschok, questo è il nome di un piccolo cosacco, il suo ballo a tutti insegnerà... https://www.youtube.com/watch?v=kDC6o...
Don’t you want somebody to love, don’t you need somebody to love, wouldn’t you love somebody to love, you’d better find somebody to love https://www.youtube.com/watch?v=Q7O7i...
Ho letto “Gli anni incerti” divorandolo e cercandolo ossessivamente in tutti i momenti liberi in cui potevo dedicarmi alla sua lettura. Un libro splendido che vorresti non finisse mai. È il secondo romanzo di Emiliano Dominici che leggo ed è per la seconda volta che leggo un suo libro in due giorni o poco più. Fatelo vostro, non riuscirete a farne a meno.
Tre cuori in uno. Sono quelli di Jerry, Giulia e Guido. Jerry nasce a New York, durante un concerto dei Greatful Dead a Central Park, Giulia in un istituto religioso di Assisi e Guido in un ospedale di Livorno: è il 22 Giugno del 1969. Dunque tre nascite in luoghi diversi ma avvenute lo stesso giorno. E che, sei anni dopo, sui banchi di scuola, si incroceranno e non si lasceranno mai più. La potremmo definire una storia d’amore a tre, dove tre sono tre voci, tre passati, tre famiglie e tre contesti socio-culturali diversi. Attorno a loro, gli eventi che segnano la storia del nostro paese dal 1969 agli anni 2000: la società post-sessantottina, lo sbarco sulla Luna, la strage di Piazza Fontana, i grandi scioperi operai, i mondiali di calcio. Seguiamo dunque le vite di Jerry Giulia e Guido e assistiamo alla loro crescita sullo sfondo di un’Italia in piena mutazione. Questo di Emiliano Dominici si è rivelato una grandiosa scoperta…ringrazio la biblioteca in cui mi sono recata per averlo messo sull’apposito scaffale di “titoli consigliati”, altrimenti non penso che l’avrei mai scoperto! Un gran bel romanzo di formazione narrato con tono appassionato e nostalgico…scopritelo anche voi!
Livorno, 20 settembre 2020 È domenica e, di prima mattina, ho terminato Gli anni incerti (edito da effequ) di Emiliano Dominici, di cui avevo già apprezzato il suo precedente L'antipatica (edito da Valigie Rosse). Ieri il libro è stato con me ovunque, non riuscivo a staccarmene, a smettere di leggere, ogni momento era buono per andare avanti ed entrare un altro po' nelle vite di Guido, Giulia e Jerry. Come da sottotitolo (Canzone di fine millennio) il libro è una dolce e tenera canzone che canta trent'anni di storia che, chi più chi meno, ha vissuto. Per chi è nato nel 1983 come la sottoscritta, le parole di Dominici consentono di vedere, di essere presente in anni sconosciuti (perché non vissuti in prima persona) e abbastanza vicini. David Foster Wallace, in Un antidoto contro la solitudine, sostiene che: "Nei tempi bui, quello che definisce una buona opera d'arte mi sembra piuttosto che sia la capacità di individuare e rivitalizzare gli elementi di umanità e di magia che ancora vivono e risplendono nonostante l'oscurità dei tempi. La buona letteratura può avere una visione del mondo cupa quanto vuole, ma troverà sempre un modo sia per descrivere questo mondo cupo, sia per mettere in luce le possibilità di viverci dentro da veri esseri umani." Credo che nel libro di Dominici ci siano tanti " elementi di umanità e di magia". E questo mi dà quella luce necessaria per vivere meglio questo mondo cupo.
Le vicissitudini, le passioni e le esperienze di Guido, Jerry e Giulia, nati lo stesso giorno in situazioni completamente diverse, ci accompagnano per un trentennio di storia, dai fine anni 60 ai primi 2000. Un menage a trois davvero coinvolgente che ti fa innamorare di tutti e 3 i personaggi, tra Livorno, New York e Birmingham.
Dal 1969 al 2001, dalla Luna alla Diaz, la storia indocile e struggente di tre amici diversamente livornesi, legati da un destino profondo e inafferrabile.
Quello che Emiliano Dominici ci ha fatto con questo suo romanzo è un gran bel regalo. Non solo per quei fortunati, come il sottoscritto, che conoscono quella Livorno popolare, quella Pisa più impegnata (o forse solo più impegnativa per noi e le nostre battaglie contro la noia universitaria) e tutti gli altri luoghi che fanno da scenografia al racconto, ma proprio per questa storia pulita di tre cercatori di rivoluzione incapaci di cogliere che loro la rivoluzione l'hanno già fatta, almeno quella personale fatta di una sincera unità, l'unica possibile in questo contesto di regole, regolette e soprattutto ipocrisie. Questa incapacità, avvertita da molti come una nota malinconica, mi appare invece come un messaggio molto vero e attuale, per quanto amaro.
Tre protagonisti, tre il numero perfetto. Nati tutti e tre lo stesso giorno. Il 22 giugno. Il destino a volte. E quando sei giovane ci credi al destino. Vedi le linee, le combinazioni, il futuro davanti a te. E spesso continui a crederci tutta la vita. E questo è il libro: una storia, un racconto di tre vite che si intersecano, si cercano, si appassionano. E ti appassioni anche tu a leggerle: il ritmo e i dialoghi perfetti ti permettono di vedere tutti i personaggi e di vivere con loro la storia dentro la storia e non dico di più , la trama non si racconta. Cercatelo, leggetelo. Vi farà bene.
Tre stelle e mezzo Gli anni incerti. Canzone di fine millennio di Emiliano Dominici (effequ) è stata una bella scoperta. Non pensavo che avrei divorato così velocemente questo libro che racconta le vicende di tre amici nati lo stesso giorno: il 22 giugno 1969. Guido, Giulia e Jerry oltre a condividere il compleanno diventeranno amici per la pelle, innamorati, complici.
A me piacciono i romanzi di formazione eppure non è sempre facile trovarne uno originale e coinvolgente. Ne gli anni incerti si sorride, si ride ci si arrabbia.
Guido, Giulia e Jerry vengono da famiglie molto diverse tra loro ma che si muovono tutte a Livorno in un'atmosfera che ricorda quella di paese. Tutti sanno tutto di tutti: le vacanze si trascorrono al mare spettegolando, le domeniche in chiesa... non so, mi sono sentita a casa ne Gli anni incerti perché mi muovevo in un mondo conosciuto.
Seguiamo le vicende di questi ragazzi dal 1969 al 2001. Gli anni sono quelli dei grandi cambiamenti personali e storici. Dall'uomo che va sulla luna passando per gli anni del terrorismo in Italia. E così, in questo sfondo incerto, in continuo mutamento si muovono tre ragazzi che non dimenticherete facilmente.
Giulia è la mia preferita. Quella ragazzina che si veste perennemente di nero perché il nero contiene tutti i colori, Giulia la donna che cerca di colmare un vuoto impossibile da superare:
È come non avere più una mano, una gamba, la bocca, un pezzo di cervello. È sempre lì, quel vuoto, da quand’era una bambina. L’ha camuffato, l’ha spinto indietro, si è adagiata su altre persone, ma è ancora lì. Sa di non poterci fare nulla, lo sopporta come si sopporta un vicino litigioso.
Giulia fa anche fatica ad esprimere l'amore per Guido ed è forse quella sensazione ad avermi colpito più di tutto: quella fatica e la certezza che quel tipo di amore non basta a regalare la felicità . Forse perché è tre il numero perfetto. Forse perché l'amore non è solo quello tradizionale a cui siamo abituati a pensare.
E poi ho amato tanto anche Jerry, da subito. Nato a Central Park, è un bambino che comincia la sua vita in ritardo: è più piccolo degli altri, non risponde agli stimoli e anche quando colma questa differenza i problemi non finiscono: la lettura difficoltosa, le suore autoritarie... e il continuo ricorso alle droghe per sentire, per provare tutto RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it
Fin quasi alla fine, lo avrei definito un romanzo da 5 stelline perché mi è piaciuto veramente tanto, l'ultima parte, invece, l'ho trovata un po' strana, quasi impossibile o inverosimile. Comunque sia, questo romanzo, scoperto per caso ascoltando una trasmissione radiofonica, mi ha tenuto letteralmente incollata alle sue pagine, facendomi rivivere le emozioni della mia giovinezza, essendo quasi coetanea dei protagonisti, nati tutti lo stesso giorno, il 22 giugno 1969, anche se in luoghi diversi. Di Guido, Giulia e Jerry seguiamo la crescita a Livorno, l'incontro e l'amicizia tra gli anni 1969- 2001, decenni che comprendono lo sbarco sulla luna, le proteste operaie, e poi quelle studentesche. I tre protagonisti si incontreranno per la prima volta nel corso del primo anno della scuola elementare e, nonostante alcune brevi separazioni successive, trascorreranno insieme tutta la vita. Il loro si dimostra sin da subito un trio perfetto, un rifugio in cui condividere tutti i passaggi della loro crescita, i giochi, i problemi con le rispettive famiglie, le prime sigarette, le canne, la musica, le emozioni, i pensieri, le scelte di vita, l'affinamento dei caratteri e delle passioni. E tu, lettore, ti appassioni a leggere le loro vite, e le vite dei loro familiari, grazie anche a una bella scrittura e a dialoghi perfetti che ti permettono di vedere e di vivere tutti i personaggi e di affezionarti a ognuno di loro. Questo romanzo mi ha fatto rivivere gli anni universitari del 1989-1990, con le proteste studentesche, il movimento universitario della Pantera, i collettivi, le assemblee, i sogni: "Tra l’odore dell’erba e il sapore del vino cattivo, centinaia di anime si mescolano per sentirsi parte di qualcosa, per avere l’illusione di cambiare il mondo, per approfittare dell’occasione, per fare baldoria, per costruirsi una carriera politica". Questo libro è un vero gioiellino, leggetelo!!
Il tutto inizia in un giorno preciso, il 22 giugno 1969. In questo giorno, in diversi parti del mondo (Assisi, Livorno e New York) nascono tre bambini le cui vite sono destinate ad intrecciarsi. Assistiamo, per poco più di trent'anni al percorso di formazione di Giulia, Guido e Jerry, i tre protagonisti. Il leitmotiv del romanzo è la musica che spazia da De Gregorio a Battiato, dai R.E.M ai Nirvana. Le canzoni e i fatti storici narrati sono un tonico che sostengono le vite dei tre ragazzi. Il romanzo è una lunga, dolce e tenera canzone che mette in scena una storia appassionante e coinvolgente che ho divorato.