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Quando sei nato non puoi più nasconderti. Viaggio nel popolo sommerso

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Senza il racconto, le ultime avventure degne di questo nome, le inaudite imprese di mare e di terra di uomini del deserto e delle montagne, resterebbero inenarrate”. I clandestini entrano da Gorizia, scavalcando la rete che taglia la città, o sbarcano sulle spiagge del Sud per risalire la penisola. Intorno a loro si addensa un mondo di militari, preti, carabinieri, volontari, che vive di loro e per loro. La spinta a muoversi non nasce solo dalla necessità e dall’urgenza; ci sono altre forze in campo, la più potente delle quali è l’immaginazione. Una straordinaria cronaca della vita del popolo sommerso, che ci porta a conoscere un mondo di cui vediamo solo la crosta emersa, camminando ignari.

171 pages, Hardcover

First published January 1, 2003

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Maria Pace Ottieri

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Profile Image for Orsodimondo.
2,490 reviews2,473 followers
May 29, 2025
IL POPOLO SOMMERSO

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Il manifesto del film tratto dal libro inchiesta di Maria Pace Ottieri.

La legge Bossi-Fini è del luglio 2002, questa inchiesta giornalistica, condotta alla buona vecchia maniera, è stata pubblicata l’anno dopo.

La questione esisteva anche allora, la gente arrivava in Italia dal resto del mondo collocato a sud: arrivavano a Otranto, Gorizia, Lampedusa…
Già allora i reazionari erano razzisti (certo, non è che la legge Turco-Napolitano del 1998 sia stata un capolavoro): ma la situazione non era esasperata e gonfiata come ora, che un partito che alle ultime elezioni, cinque mesi fa, era il terzo, è bastato spingesse sul pedale del razzismo per diventare il leader di governo e raddoppiare, se non più, i consensi, diventando il primo partito d’Italia.

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Il film è diretto da Marco Tullio Giordana ed è stato presentato in concorso al Festival di Cannes del 2005.

Continuiamo a definirci “brava gente”, non importa che si faccia il tiro al bersaglio sugli emigrati, tanto si usano piombini non proiettili veri, non importa che il leader del primo partito d’Italia (il 4 marzo 2018 lo era), un comico che era mediocre anche quando tentava di recitare, possa dire “era solo un uovo”, non importa che gli episodi di razzismo vengano spacciati per propaganda di sinistra (ma quale sinistra, dove sta ‘sta sinistra? Non è andata in massa a smacchiare il giaguaro?).
Ed ecco che la bella inchiesta di Maria Pace Ottieri diventa datata, superata, d’antan.

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Nel cast Alessio Boni e Michela Cescon.

Ma così non è. Maria Pace Ottieri è una brava giornalista e porta a caso un buon risultato. Nonostante la professionalità e il pudore, si capisce che è di parte, che il problema le sta a cuore, che parteggia per i migranti, che qua e là rischia di mettersi a piangere: a me sta bene così, è la stessa parte che mi piace abitare.

Più che puntare l’obiettivo sul mercato criminale degli esseri umani (mafia albanese, turca, russa, nigeriana, cinese, italiana), Maria Pace Ottieri indaga sui motivi che spingono migliaia di persone a un viaggio simile, costoso e rischioso – a cosa e chi incontrano quando approdano/arrivano.

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Incontra romeni, kurdi, pakistani, senegalesi, indiani dal subcontinente, gente dei paesi arabi e mediorientali, nord Africa, Albania, Romania, paesi dell’est sovietico.
Incontra e parla con personale delle motovedette, con i poliziotti, con i preti di strada e quelli manager. Entra nei centri di accoglienza, che sono lager mascherati, in case abbandonate e diroccate che diventano rifugio per intere comunità (anche nelle capitali, sia quella politica, sia quella che si fregia d’esserlo moralmente, dimenticando che Mani Pulite è iniziata proprio lì, e la malattia che dopo quell’evento ha aggredito la società italiana, non solo quella politica, viene da Cologno Monzese, Milano 2 e 3): mette insieme storie che sembrano incredibili per quanto sono vere.

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Non mi è piaciuto altrettanto il film omonimo che ne ha tratto Marco Tullio Giordana, uno strano regista, capace di buone prove (Maledetti vi amerò, I cento passi, La meglio gioventù) e opere mediocri e anonime, come tutto sommato è questa.
Ma forse il problema dipende da chi scrive la sceneggiatura, una celebre coppia di veterani che ha già dato il suo meglio, e che mi pare da anni non ne azzecchi più una. O uno.

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Profile Image for Chiara White.
64 reviews42 followers
October 11, 2017
Il viaggio nel mondo sommerso di Maria Pace Ottieri è un reportage “sul campo” sull’immigrazione clandestina: tema più che mai attuale, che a quanto pare non conosce periodi di crisi in Italia, a partire dagli anni novanta. Intorno al 2000, partendo da Lampedusa (il confine alla ribalta della cronaca ancora oggi), la Ottieri si avvia ad attraversare la penisola intera, Roma, Milano, Gorizia, Trieste, Torino: nelle zone più vicine al confine conosce tipi di immigrazione poco noti, o meglio, meno pubblicizzati, come quello dei croati, serbi, bulgari, collegati per motivi di interesse in maniera alquanto sorprendente al così detto “mercato cinese”; nelle grandi città avrà modo di incrociare invece il mondo “quotidiano”, la vita che questi immigrati si trovano a fare nel nostro paese, la perdita di illusioni nella terra promessa. O forse il semplice adeguarsi a continuare la stessa vita di espedienti che conducevano prima di iniziare il lungo viaggio...
Nel giro di pochi anni è molto mutato il tipo di flusso verso l’Italia, per la maggioranza sono cambiati i paesi che si rivolgono al nostro territorio per una salvezza, del resto è molto mutata la scena politica, sono cambiati gli equilibri e anche l’atteggiamento nei confronti dei rifugiati credo stia via via evolvendo ed è sempre più al centro del dibattito mondiale, oltre che nazionale, ormai è un problema extra europeo. Ed è diventato un problema dilagante. In questo senso il saggio dimostra il suo limite, il suo essere legato al momento contingente in cui è stato scritto, mentre si rivela sempre attuale nel raccontare le aspettative di chi decide di partire verso l’ignoto. O di chi si trova in un altro mondo senza aver chiesto nulla, semplicemente perché è stato venduto da qualcuno…
Alla fine, tutto si riduce ad una questioni di soldi, di investimenti, di opportunità, che tradiscono immancabilmente le aspettative di una possibilità che probabilmente, non si concretizzerà mai. E che forse non è mai esistita.
Profile Image for Gualtiero.
376 reviews7 followers
December 4, 2022
Questo libro non mi ha convinto. Pensavo di trovare un'indagine giornalistica sul fenomeno dell'immigrazione e invece mi sono imbattuto in una serie di storie su immigrati narrate in uno stile che non è nè romanzato nè documentaristico. In pratica: un minestrone.
L'argomento è molto toccante e le storie sono molto drammatiche, ma lo stile non mi è piaciuto proprio per niente. Molte volte l'autrice si abbandona anche a uscite un po' ingenue (es: la storia di John Doe... come si fa a credere davvero che un uomo si chiami John Doe? Non ha mai letto un libro americano in vita sua?).
Ho letto che il libro ha ispirato un film che ha vinto premi. Non ho mai visto il film, ma penso che potrebbe essere uno dei rari casi in cui la versione cinematografica è meglio di quella letteraria.
Due stelle, ma solo per l'argomento.
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