La città non è nominata, ma assomiglia molto a Napoli. Le conseguenze di una inspiegabile “epidemia” ricordano troppo da vicino quelle del 2020, sebbene questo romanzo sia stato scritto più di trent’anni nel 1989 era stato pubblicato da quell’editore di larghe vedute che è Tullio Pironti; l’anno dopo, finì tra i finalisti del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo. Felice Piemontese aveva scritto un romanzo che era un chiaro (e dichiarato) omaggio a “La peste” di Albert Camus, ribaltandone il finale ottimistico. Se oggi questo testo viene riproposto, in una edizione che in nulla di sostanziale modifica l’originale, non è tanto per sottolineare le incredibili (si è tentati di usare l’aggettivo “profetiche”, se non fosse così trito e ritrito) assonanze con la “pandemia” del 2020, quanto per riflettere sulle reazioni della gente a una catastrofe virale, a un nemico feroce e dalla passività rassegnata alla possibile convivenza, dai tentativi di fuga alle relazioni sociali messe a dura prova. Sullo sfondo, ma neanche troppo, una città con la quale il protagonista ha rapporti “intensi e piuttosto violenti”... Felice Piemontese (Monte Sant’Angelo, 1942) ha sempre affiancato all’attività giornalistica quella letteraria. Ha collaborato con numerose riviste letterarie, periodici e quotidiani. È autore di libri di poesia e di narrativa, oltre che di traduzioni dal francese.