La guerra tra elfi e nani infuria ormai da innumerevoli inverni. Ai fratelli Doerwer e Marx Aarvo, carristi dell'esercito imperiale nanico, viene assegnata una missione avvolta nel risalire in superficie con il loro Corazzato e raggiungere una zona di scarsa importanza strategica, non lontana dal confine con le Steppe Brune, il territorio di caccia degli orchi. Cosa nasconde quel remoto lembo di terra all'ombra delle Montagne Discarica? Ha forse qualcosa a che fare con il Sole Morto che da sempre incombe sul Sole Vivo?
adoro leggere quello che scrive Vincenzo, tranne quando si tratta dei suoi libri!! 😁
Ho sentito (letto) l'autore difendere con le unghie e con i denti la brevità dei suoi scritti e gli ho creduto perchè sono una boccalona Non è un romanzo breve, è un primo capitolo lunghino la cui fine stronca la trama. e niente, sono un po incarognita: come quando nel mezzo di una litigata l'altro ti chiude il telefono in faccia.. fortuna che avevo già scaricato il secondo volume, perchè (immeritatamente) (grrrrr) voglio davvero sapere come prosegue (e forse alla fine è questo che conta)
TRAMA C'è un corazzato nanico (e sarei terribilmente intrigata dall'idea portata all'eccesso: un intero, claustrofobico, romanzo ambientato al suo interno! ) . . . E SPOILER
Eccomi qui, dunque, fresco fresco dal termine di Skryun 1. E cosa posso dire per iniziare a snoccilarvi il mio parere al riguardo? Beh, semplicemente... ho amato questo libro, pur non essendo il mio genere di storia abituale. Vincenzo Valenti spazza via il pregiudizio sul fatnastico italiano confezionando un'opera che deve molto all'universo di Warhammer (40k, aggiungerei) pur assumendo un'identittà tutta sua. Skryun è assertivo nei confronti del proprio world building, e lo comunica giocando sull'asciuttezza delle proprie esili ma efficaci descrizioni, coadiuvate all'ottima gestione degli archetipi più classici: nani contro elfi, orchi bastardi e loschi umani nel mezzo. La gestione dei valori archetipici, fantastici e moderni tende a rielaborare la classicità dei conflitti tra le razze e non in maniera prettamente narrativa, quanto più nel modo in cui si riflette all'interno dei protagonisti. I caratteri dei nani sono chiari e di effetto, di lettura intuitiva e riconoscibile, umana e rispettosa di un nemico che vogliono annientare ma che non offedono. Quanto agli elfi? C'è molto poco di loro in questo romanzo, ma quel poco che c'è vale una neccessità di comunicazione forse esente dalle avversità, forse pregna di una dolce quanto ambigua speranza di condivisione. Gli orchi sono invece la contingenza, l'elemento del caso, il pepe sul cacio e i tonnarelli. Gli umani? Un colpo ancora non esploso, gli occhi di qualcuno che osserva il mondo morire. Questa è l'originalità di Skryun. L'immediatezza della narrazione convince fin da subito avvalendosi di un ritmo incalzante e che non decellera. L'organizzazione delle tempistiche, in questo caso, è eccelsa, e capisco perché la gente abbia rosicato per la brevità del romanzo. Perché è bello, e quando le cose belle finisco ti rode sempre un po' il culo. Al di là di questo, il titolo non è certo privo dei spigoli. Primo fra tutti: l'opinabile scelta delle note a pié di pagina, che francamente ho trovato del tutto fuori luogo se non quando Marx e suo fratello si scagliano offese a vicenda, dove le note appaiono come parte integrante del siparietto. A più riprese mi sono domandato "ma perché se l'autore è così agile a comunicarti un mondo vivo senza descrivertelo con pagine su pagine di spiegone, non ha sfruttato la sua abilità per integrare nella narrazione sta nota a piè di pagina che sto leggendo ora? Qual è il senso? Io sta roba non la voglio leggere in una nota! Non è giusto nei confronti del mondo e della storia. Questo non è un manuale, o un saggio." L'impressione che ne deriva è una mancanza di audacia che, al contrario, ritengo decisamente sarebbe stata premiata. In secondo luogo: ho amato tutti i personaggi nella loro semplicità, tranne Marx, il protagonista. Per carità, lo apprezzo, ma lo trovo forse il meno netto tra tutti, e di conseguenza (in un mondo dove l'attitude dei comprimari è sempre caricato a stecca) mi domando "perché dovrei volergli bene?" ma forse è ancora presto. In ultima istanza, ma questa è proprio una cosa mia e lascia il tempo che trova perché è un mio desiderio: avrei voluto qualche virtuosismo di prosa in più nei momenti di maggior importanza. Vincenzo scrive molto bene e il romanzo è piacevolissimo, ma avrei gradito che in alcuni momenti fosse meno diretto, più compassato e soprattutto articolato in termini di prosa (di nuovo, però, giusto in due o tre momenti). 5 stelle di premio per opera prima! Un altro giro di ruota!
Lo Skryun di Vincenzo Valenti è una saga di fantasy alternativo, come avremo modo di capire, della quale Un altro giro di ruota costituisce il primo episodio. Questo è il limite maggiore del testo in effetti, poiché si tratta in effetti di una introduzione all’universo immaginato dall’autore e poco più. Non parlerei infatti di romanzo vero e proprio, quanto di novella. Un tascabile di quasi 140 pagine scritte con un font molto grande, cosa peraltro che posso anche apprezzare, date le diotrie che mi mancano. Fatta questa doverosa precisazione, indispensabile per non tradire le aspettative dei potenziali lettori, la storia non è affatto male.
Il mondo immaginato da Valenti brilla per originalità e lascia molto ben sperare per il seguito. D’altro canto la sinossi ci aveva messi in guardia, così come il layout e la grafica di copertina. Breve inciso sull’oggetto libro in sé. Come detto si tratta di un formato tascabile, con una copertina del tutto “straniante”, soprattutto per chi è abituato a pegasi volanti e maghi con mantelli svolazzanti. Io l’ho trovata molto gradevole nelle sue geometrie precise e i rimandi alla simbologia massonica. Anche il contenuto è ben curato, pochi refusi e chiarezza nella breve esposizione della struttura dell’opera. Tutto ben fatto e professionale. Recensione completa su: https://www.scrittorindipendenti.com/...
Non sono un lettore di fantasy, ma di tanto in tanto mi piace “assaggiare” i titoli che sembrano avere qualcosa in più da dire, che vogliono alzare l’asticella e rischiare di più sconfinando oltre le convenzioni del genere.
In questo libro si parla di nani che vivono sottoterra ed emergono in superficie solo per affrontare asperità mortali attraverso ingombranti macchinari di metallo sbuffanti e chiassosi. La maturazione di ogni nano segue una sorta di mito della caverna di Platone, passando dai cunicoli umidi, intricatissimi e illuminati dalle lanterne del sottosuolo all’aria aperta dove la minaccia degli elfi rende il mondo in superficie un posto spietato e meraviglioso al contempo. Di pari passo è la costruzione dell’ambientazione e del contesto, viaggiamo quasi alla cieca, Valenti racconta attraverso flashback e salti temporali giostrati abbastanza chiaramente questo mondo assurdo di nani guerrieri creando curiosità crescente nel lettore fino al finale di questo primo volume. Lo stile è pulito, lavorato e scorrevole. Non sembra la voce di un esordiente alle prime armi, anche se ho trovato molte frasi cliché della serie “Abbiamo ospiti” quando arriva un’ondata nemica e i protagonisti sono nei guai. Ecco, questa è forse la pecca che fa storcere di più il naso a mio avviso, in secondo luogo c’è anche un senso di incompletezza che è sicuramente voluto ma che per come sono fatto è frustrante perché conclusa la lettura non si capiscono ancora tante questioni e diverse motivazioni che sarebbe stato interessante approfondire maggiormente.
Sono sicuro che si tratta di un’introduzione, forse un po’ troppo approssimativa, che nei prossimi capitoli avrà modo di evolversi e alzare l’asticella ulteriormente.
"Un Altro Giro di Ruota" è il primo volume della saga dello Skryun di Vincenzo Valenti, che ho letto con curiosità, attratto da un mix di elementi inusuali che raramente si trovano insieme. Più che un vero e proprio romanzo, lo definirei un racconto introduttivo, un preludio alla storia principale che viene solo accennata in questo primo capitolo. Il worldbuilding mi ha colpito positivamente: i protagonisti sono nani guerrieri, dotati di tecnologia avanzata come carri armati, radar e pistole, che abbandonano la sicurezza delle loro gallerie per affrontare gli elfi in superficie. Questi ultimi, a loro volta, utilizzano mezzi volanti e combattono in un campo di battaglia insolito e suggestivo: una gigantesca discarica di ferraglia a cielo aperto. Una trovata niente male! L'autore introduce i due personaggi principali: Marx, il protagonista, e suo fratello maggiore Doer. Doer è un veterano sicuro di sé, coraggioso e temprato dalla guerra, mentre Marx si presenta più riflessivo, spaventato e incerto. Peccato per la brevità del racconto, che si interrompe bruscamente, lasciando la sensazione di un finale mancante. Tuttavia, le basi per una storia intrigante e originale sono state gettate, e sarà sicuramente interessante scoprire cosa accadrà nei prossimi volumi. Non vedo l’ora di leggere il seguito, "L’Avvento dell’Ombra"! P.S.: ulteriori approfondimenti nella video recensione su YouTube!
Un libro da leggere tutto d’un fiato, scritto meravigliosamente e con un taglio davvero originale. La trama, che in questo primo capitolo della saga si apre su un inusuale mondo nanico promette molto bene. Ti lascia con la voglia di sapere cosa succederà e quali altri personaggi e mondi lo Skryun abbia in serbo. Non vedo L ‘ora di leggere il seguito!
“Lo Skryun- un altro giro di ruota” è il romanzo di esordio di Vincenzo Valenti, scritto ed autoprodotto da lui.
Si tratta di un romanzo del genere dieselpunk, cioè un genere simile allo steampunk, ma con una tecnologia che va dalla Prima Guerra Mondiale a più o meno gli anni Cinquanta. In questo specifico libro, però, non vediamo umani alla guida di potenti e ingombranti carri armati, bensì dei nani.
Il mondo di “Skryun” unisce in un grande imbrido l’high fantasy di impostazione tolkeniana e l’ambientazione bellica simile alla Prima Guerra Mondiale. Marx, il protagonista, è un carrista incaricato di abbattere i nemici di sempre, gli elfi, in una guerra data per assodata, di cui nessuno ricorda come è scoppiata. Anche gli orchi assassini e gli umani distanti e curiosi verso il mondo delle altre razze, sembra riprendere il fantasy di Tolkien, ma le similitudini terminano qui. Il mondo dei nani non è distrutto dalla ricerca di scavare nella roccia, ma dall’industria: il loro habitat è denso di inquinamento e la natura come la conosciamo, fatta di vegetazione e acqua pulita, pare incompatibile con il loro stile di vita. Tanto i nani sono concreti, industriali e “sporchi” (tutte le loro descrizioni sono piene di fumo, sporcizia e polvere), tanto gli elfi sono agli antipodi: magici, androgini e incapaci di parlare, poiché il loro sistema di comunicazione è talmente etereo da essere telepatico.
Quando Marx, carrista abbattuto e costretto appunto a lasciare il proprio armamento, inizia a camminare cercando di portare con sé il fratello ferito, partono una serie di flash-back che introducono e presentano questo complesso word-building.
Il romanzo è scritto molto bene, i frequenti salti temporali provocano cambi di scena che sembrano ricordare le regie moderne e danno un tocco molto cinematografico; il protagonista è inserito nel suo mondo in modo talvolta passivo, non coltiva un odio particolare per il suo nemico ma continua imperterrito a combattere come se non ci fosse altro. Questo sistema di addestramento e difesa del carroarmato ad ogni costo l’ho trovato un parallelismo alla guerra di trincea e l’ho trovato gestito sapientemente.
Per i miei gusti, tuttavia, ho trovato che l’interruzione del finale fosse troppo brusca. L’intero romanzo è una sorta di prologo a ciò che capiterà nei successivi, ma, come lettrice, interrompere appena l’azione entrava nel vivo mi ha creato una delusione.
In conclusione, un romanzo con un wordbuilding che rielabora in maniera originale lo scontro elfi e nani, e che consiglio agli amanti sia dell’high fantasy che dello steampunk (e dieselpunk).
La classica inimicizia tra nani ed elfi viene qui presentata in una veste originale che si rifà al modello decisamente realistico della Guerra Fredda (anche se di freddo qua c’è ben poco, perché le due fazioni se le danno di santa ragione!). È anche una guerra tra elementi/generi del fantastico perché i nani “sovietici”, corazzati, armati fino ai denti, tecnologici, ci portano in una realtà quasi steampunk. Gli elfi, invece, sono una via di mezzo tra fantasy e cyberpunk. La lettura è piacevolissima, con un’unica pecca: finisce troppo presto!
Questa novella si legge velocemente...troppo velocemente!
Taglio subito la testa al toro specificando quello che per me è stato il più grosso difetto del libro: è affrettato. Non parlo del numero di pagine, ma del ritmo. La storia sembra correre verso il cliffangher finale quasi senza fiato. Certo, ci sono i flashback che inizialmente potrebbero "rallentare" e creare uno stacco netto tra il presente che sfugge in avanti e la comprensione dei personaggi e delle loro motivazioni, ma in realtà capisci subito che i flashback sono parte integrante della narrazione presente e sono piazzati lì per far comprendere al lettore come e perché le cose stanno accadendo, in modo a volte fin troppo didascalico. Sarebbe stato bello fermarsi nelle caverne, osservare la cultura nanica più da vicino, capire meglio come pensano, cosa provano, perché fanno quello che fanno. Infatti mi sono piaciuti molto sia lo "svezzamento" nanico di Marx (da bambino, all'accademia) che il piccolo antipasto dato da Valenti sulla comunicazione elfica. Avrei apprezzato soffermarmi uno o due capitoli con gli orchi e capire chi sono e cosa vogliono. Anche alcune risoluzioni di trama (la scoperta della missione) potevano essere curate meglio.
Detto questo: ho apprezzato tantissimo il worldbuilding, sospeso tra riferimenti e originalità; l'ho trovato davvero "diverso", un tentativo di districarsi dal già noto, soprattutto in italia. Non vedo l'ora di vederne di più. La versione "valentiniana" degli elfi è molto interessante e può aprire spazio a molte osservazioni contenutistiche, se l'autore vorrà soffermarsi sugli aspetti psicologici delle varie razze.
La scrittura non sembra quella di un esordiente, è ben cesellata e levigata, incredibilmente scorrevole, segno del duro lavoro di editing dell'autore che non ha lasciato le cose al caso. Sa essere evocativo ma anche diretto, senza perdersi in voli pindarici che fanno perdere la concentrazione al lettore. Ho molto apprezzato i dialoghi, i diversi modi di parlare dei personaggi e delle razze: non sono infarciti di vezzi inutili o di volgarità tanto per infinocchiare il lettore, come va di moda oggi. A parte qualche luogo comune i personaggi sembrano persone "vere" che interagiscono, con le loro ingenuità, i modi di dire, la difficoltà ad esprimere pienamente le proprie emozioni. I personaggi hanno spessore: nessuno si sognerebbe di scambiare Marx per il suo addestratore, hanno un carattere molto distinto e ben delineato. Stessa cosa può dirsi per il fratello del protagonista.
Aspetto con ansia di tornare a calpestare il metallo contorto della Superficie sovrastato da nuvoloni densi e neri.
Cercavo una lettura breve e questo è il primo libro di una saga di romanzi brevi. Oltre a ciò, è anche una lettura abbastanza scorrevole. Incontriamo il protagonista, Marx, un nano dell'esercito imperiale, con il ruolo di carrista. Iniziamo a conoscerlo e conoscere la sua storia. A Marx verrà affidata una missione segreta e importante, anche se qui verremo a conoscenza di un unico, ma non poco importante, evento che accadrà durante il tragitto, il resto lo scopriremo nei seguiti. Il libro è un'introduzione a quello che succederà nel secondo, sicuramente molto più dettagliato e corposo. Come già detto prima, la storia è incentrata principalmente sul farci conoscere Marx, la sua vita e il suo passato. Il libro è scritto bene e l'idea è molto originale. Ci troviamo in un fantasy un po' meccanizzato, passatemi il termine, dove l'autore ha inventato molti termini e parole riguardanti l'esercito, le armi e i mezzi. I nani combattono su carri armati equipaggiati, mentre gli Elfi, descritti come creature quasi aliene, possono volare. Inutile dire che tra le due razze non scorre buon sangue 😁 Come ho già detto anche all'autore, mi sarebbe piaciuta una mappa del mondo, ma probabilmente arriverà nel secondo libro ☺️ Lo consiglio a chi cerca una lettura veloce, per chi vuole qualcosa da leggere durante un viaggio, ma anche per uscire dal blocco del lettore, dal momento che non si è spaventati dal volume elevato. Il genere non è epic fantasy, quindi non siamo sul classico, non c'è romance, ma più azione.
L'autore è riuscito a rendere di nuovo interessanti le tre abusatissime razze del fantasy. Il worldbuilding curato che trapela dalla narrazione vale la lettura. I nani comunisti sui carri armati è un'idea degna di nota che va a braccetto con la rappresentazione degli elfi che è davvero interessante. Peccato per la storia poco densa di eventi e per la brevità. Se i pregi elencati fossero stati sostenuti da un intreccio più serrato e da personaggi meglio caratterizzati le stelline potevano essere anche 4. Leggeró senz'altro il seguito.
Questo libro mi è apparso tra gli scaffali digitali di Amazon e ho voluto scaricarlo perché prometteva tanto, e mi ha offerto talmente poco che ho dovuto scaricare goodreads per dire la mia. Sono abbastanza incavolato con un autore che millanta di essere una luce del fantasy italiano quando a malapena è uno scaldabagno della letteratura di genere. Il libro è puro infodump su cose inutili, i dialoghi sono scritti peggio delle battute del cucciolone e la originalità della ambientazione è una parodia di warhammer se soltanto gli sceneggiatori fossero stati rapiti dai rettiliani. Fortuna che non ho pagato 1 euro ma devo dire che ho perso anni di vita.