After Napoleon III seized power in 1851, French writer Victor Marie Hugo went into exile and in 1870 returned to France; his novels include The Hunchback of Notre Dame (1831) and Les Misérables (1862).
This poet, playwright, novelist, dramatist, essayist, visual artist, statesman, and perhaps the most influential, important exponent of the Romantic movement in France, campaigned for human rights. People in France regard him as one of greatest poets of that country and know him better abroad.
Il libro è diviso in due parti, la prima contenente le probabili memorie di uno sconosciuto, condannato a morte, raccolte da Hugo mentre la seconda è un insieme di lettere scritte da lui stesso, nelle quali lancia un accorato appello contro una barbarie come la pena di morte, facendo leva molto spesso sull’umanità e l’intelligenza prima del popolo e poi di chi ha in mano il potere. Attraverso storie tutte diverse, dall’omicida e piromane, all’idealista e antischiavista americano, dalle presunte parricide inglesi sino ai ribelli francesi, in una raccolta di corrispondenza e arringhe pubbliche, Hugo vuol gridare in maniera forte, accorata, quasi disperata il suo "No" alla pena di morte, una punizione insensata, disumana e che imbarbarisce una società che invece dovrebbe tendere alla compassione e all’espiazione del peccato non attraverso la morte ma piuttosto con un percorso personale di meditazione (e possibile redenzione) sui propri errori, del condannato.
L’ULTIMO GIORNO DI UN CONDANNATO A MORTE: Non si sa se Hugo abbia messo assieme e rese leggibili delle vere memorie di un condannato o se sia uno scritto frutto delle sue esperienze vissute come cittadino e scrittore, quello che è certo è che questo (purtroppo) breve racconto è un lucido attacco alla pena di morte. Nel racconto non si conoscono ne il nome del condannato ne il reato per cui dovrà subire la pena capitale (questo proprio per perorare, a prescindere dalle cause o dalle persone, ila contrarietà alla pena di morte) ma pur "mancante" di questi dati lo scritto sa essere così crudo, così diretto, così struggente e "disperato" da indurre il lettore più di una volta ad interrompere la lettura per una sorta di vera angoscia e dolore tanto risulta l’immedesimazione nel protagonista. Un racconto di rapida lettura, scritto in modo semplice e diretto, talmente diretto da giungere a "sfregiare" il cuore e l’anima di chi lo affronta. Un vero inno alla vita e a punizioni differenti dal togliere l’esistenza ad un essere umano.
Non c'è molto da dire. Tutto ciò che conta lo ha già detto Victor Hugo in queste pagine. Fate meglio la guardia; e, se non avete fiducia nella solidità delle sbarre di ferro, come osate tenero un serraglio? Niente carnefici dove bastano i carceri. La società deve correggere per migliorare. Sta tutto racchiuso qui. Leggetelo e fatelo leggere. "Tutto oggigiorno si sforza di soffocare la luce; tuttavia non dobbiamo stancarci, e se il presente è sordo, gettiamo nell'avvenire, che ci udrà, le proteste della verità e dell'umanità contro l'orribile notte."
"Una commedia a proposito di una tragedia" parte preferita di questa raccolta. Sembra di sentir parlare persone del nostro tempo, certi aridi modi di pensare non svaniscono mai.
Questa edizione del Corriere della Sera contiene: - L'ultimo giorno di un condannato - Claude Geux - Altri Scritti sulla pena di morte (Processo Tapner, John Brown, I condannati di Charleroi, Ginevra e la pena di morte, Processo Doise, La statua di Beccaria, Il condannato a morte Jersey, L'imperatore Massimiliano, La pena di morte abolita in Portogallo)
Me he saltado algunas partes porque al final es un poco todo lo mismo y mismos argumentos pero cambiando a quien le envía la carta para cuestionar la pena de muerte y lo mal que funciona el es muy listo y habla muy bien. Me ha gustado haber leído esto en el mismo mes en el que he visto el podcast de junior de Elliot Rodger y el final de You porque victor hugo incide en que se educa con libros y no con guillotinas y ahora que no hay guillotinas y en muchos países no existe la pena de muerte se habla mucho sobre la radicalización en centros penitenciarios y de nuevo que no hay que encerrar a criminales sino reeducarlos. De momento esta claro que no se esta educando correctamente cuando hay tanta gente con odio sistemático. A mi personalmente me cuesta mucho creer que una vez hecho todo lo que han hecho hubiese un punto de retorno y arrepentimiento. Supongo que habrá grados no? no ahorcarían a alguien que ha robado en una casa espero de eso te arrepientes mas fácil pero cuando eres un asesino en serie a mi se me descuadra la reinserción social.
El tema es fascinante y muy difícil de abordar. En este caso no creo que el problema sea de la forma de escribir de Víctor Hugo porque la gracia es que los casos que expone sobre reos ajusticiados o que han sido indultados logra hacerlos muy cercanos sin que sea politiqueo barato. El formato del libro no ayuda a que te hagas una idea general del tema en sí e imagino que no era esa su intención pero a mí me ha resultado caótico. El libro coge fragmentos de correspondencia, discursos y textos de toda la vida de Víctor Hugo alrededor del tema de la pena de muerte y los junta en este volumen. La cosa es que si bien deja reflejada la opinión de Hugo hacia el tema, al final se hace repetitivo.