Il 19 marzo 1964 nel borgo calabrese di Caccuri si festeggia San Giuseppe. Mentre Jacopo Jaconis, musicista e autore di colonne sonore, è a pranzo con la famiglia, un ragazzo, Saverio Marrapodi, viene trovato sgozzato in campagna a pochi chilometri dal paese. In un'abitazione lì vicino c'è anche il corpo senza vita di una vecchia e strana zitella, Ermelinda Guzzo, colpita a morte da un unico colpo di arma da fuoco. Mentre del corpo della fidanzata di Saverio, Silvia Spadafora, non si saprà nulla per molti anni. Il prete di Caccuri, don Marcello Poli, accusa degli omicidi il padre di Jacopo, ex preside del paese e amante della letteratura, una passione quasi maniacale trasmessa ai figli. Jacopo sarà così coinvolto suo malgrado in una lunghissima indagine per scagionare il padre dalle accuse, avendo come unico alleato il maresciallo Nisticò, anch'egli convinto dell'estraneità di Amilcare Jaconis. Sarà per il protagonista uno svelamento lento ma doloroso, che avverrà attraverso confessioni, indizi e tracce lasciati fra i libri, sullo sfondo di un paese che è sempre protagonista, silenzioso e ingombrante.
Olimpio Talarico nasce nel 1964 a Crotone, si laurea in Lettere Moderne presso L'Università della Calabria, ma è cresciuto a Caccuri. Attualmente vive a Bergamo dove insegna italiano e storia presso il Liceo delle Scienze Umane "Paolina Secco Suardo". Ha all’attivo la pubblicazione del racconto "Il controcanto del bombardino" sul periodico web di letteratura e arti inedite 'Scritti inediti', maggio 2010. Sempre nello stesso anno pubblica per Edizioni Montag il suo primo romanzo, “Il due di bastoni”. Ha curato un'antologia di giovani autori "Giovani in cammino", Mariano Spina editore 2011 (a cura di A. M. Mapelli/O. Talarico).
Che nei confronti della letteratura ambientata nella provincia e soprattutto nei borghi ci sia attualmente un particolare interesse. Sicuramente in continua ascesa dopo il recente lockdown che ci ha spinti a rivalutare e a ridimensionare i nostri spazi, i nostri confini e le nostre geografie, dando vita a dei veri e propri microcosmi personali.
Sono proprio la provincia, i borghi e le loro dinamiche il nuovo cuore pulsante di tutto, dove le cose non si trasformano ma semplicemente si amplificano.
Allo stesso tempo, noto con piacere e con felicità che verso gli autori e le autrici calabresi c'è una certa attenzione perché non è certamente un segreto che gli autori e le autrici calabresi e le loro storie siano in costante ascesa.
Ho appena finito di leggere questo giallo familiare - il primo di una trilogia - che parte dal piccolo borgo calabrese di Caccuri, ne descrive i luoghi, i personaggi e le dinamiche e finisce per ampliare il suo respiro, senza mai perdere quel profondo senso di appartenenza e di radicamento che, nonostante tutti i mali, rende unica questa regione e i suoi abitanti.