"Imprimatur. Si stampi Manzoni" è un'opera incentrata sul percorso compiuto da Alessandro Manzoni attraverso la stesura delle due tragedie "Il conte di Carmagnola" e "Adelchi", con al centro l'importante episodio della composizione e diffusione dell'ode funebre "Il Cinque Maggio". Parte integrante della vicenda è inevitabilmente il contesto storico in cui essa si sviluppa: la severa censura imposta dalla dominazione austriaca alle opere di Manzoni è frutto del sistema repressivo che porterà alla condanna per tradimento o alla fuga preventiva di tanti suoi compagni. Il libro tratta, insomma, del Manzoni e della sua epoca, attingendo a piene mani dai documenti storici, e mira alla ricostruzione dei rapporti di amicizia, collaborazione o semplice stima reciproca intrattenuti dall'autore con gli intellettuali europei del suo tempo. Il quadro storico e biografico è arricchito da descrizioni di vita famigliare, che fotografano il grande scrittore anche nella sua dimensione privata, alle prese con i problemi pratici della gestione del suo patrimonio e dei numerosi figli. Affiancano il côté più intimo del protagonista la personalità dominante della madre Giulia Beccaria e quella più remissiva della giovane sposa, alleate nell'accudire quell'uomo tanto strano, il cui genio proteggono con grande impegno. Completa, infine, il ritratto a tutto tondo il complesso rapporto col direttore spirituale Luigi Tosi, la cui invadente presenza sembra infastidire l'amore congenito del Manzoni per la sua libertà interiore. L'obiettivo principale del saggio, proposto in una forma narrativa che faciliti il lettore non specialista, è quello di approfondire e far conoscere il coinvolgimento del Manzoni nel Risorgimento, le sue frequentazioni, le radici profonde della sua opera di maggiore successo: ne risulta un'immagine ben diversa da quella fino a oggi diffusa specialmente nel mondo della scuola.
La grande nemica di Alessandro Manzoni ovvero l’istruzione scolastica restituisce, dello scrittore, la figura impassibile e statuaria che da sempre rende lui, il grande nemico degli studenti. Bisogna compiere un atto di coraggio per superare questo timore reverenziale, misto a odio, quindi esplorare l’uomo celato dietro l’icona e infine scoprire la differenza tra quel che sapevamo e quel che dovremmo sapere. A cominciare dall’incredibile realtà dell’autore de ‘I promessi sposi‘ (1827-40) come ribelle, disposto a mettersi in gioco in prima persona in nome della libertà contro la tirannia.
Questa realtà non la scopriamo certo, ma la ricordiamo bene grazie a Isabella Becherucci e al suo libro, dedicato all’avventura intrapresa da don Lisander per pubblicare alcune delle opere che lo resero famoso prima del capolavoro. La natia Milano, come quasi tutto il Nord Italia, era parte dell’Impero asburgico e in quanto tale sottoposta alla sua giurisdizione – dura, come ovunque nell’Europa post-napoleonica e in cerca di riparo contro ogni progressismo. Esporsi anche con un sonetto vagamente critico nei confronti dell’ordine vigente poteva arrecare conseguenze pesantissime. Per evitare queste, di converso occorreva fare in modo che questa esposizione avvenisse in modo abbastanza sottile da superare la maglia dei controlli e arrivare comunque alle orecchie di chi doveva sentire.
In una trattazione che mette insieme biografia e storia della cultura, ‘Imprimatur. Si stampi Manzoni‘ di fatto diventa la sintesi di entrambe: la biografia di un’epoca, attraverso un punto di vista particolare. Il racconto della genesi de ‘Il conte di Carmagnola‘ (1820) e di ‘Adelchi‘ (1822) può stupire per l’ingegnosità delle soluzioni adottate – alcune destinate a diventare esemplari per il romanticismo italiano – ma quasi sfigura di fronte a quello del Manzoni, diremmo oggi, attivista. Collaboratore de ‘Il Conciliatore‘, in pratica fucina del ribellismo milanese, si avvarrà solo di amici non convenzionali come Carlo Cattaneo, Ermes Visconti e Tommaso Grossi ed eviterà il destino di un Silvio Pellico solo per un mix di fortuna e astuzia.
Nessuna tesi ignota agli specialisti ma un saggio sulla vita intellettuale e familiare di Manzoni, almeno intorno agli anni 1818-22, di grande completezza e valore, al di là della vastità della bibliografia. Oltre allo scrittore c’è l’uomo, e le sezioni dedicate alla vita domestica non stonano con la grandezza del primo.
“Chi si studia, maliziosamente con discorsi, con iscritti, o con pittoresche rappresentazioni d’inspirare a’ suoi concittadini sentimenti tali, da cui possa nascere avversione alla forma di Governo, all’amministrazione dello Stato, od al sistema del paese, commette il delitto di perturbazione della pubblica tranquillità” (Art. 57 del Codice penale austriaco del 1816)