Siamo davvero soli quando la paura perseguita le nostre ombre? Come si affronta un mostro, se assume le sembianze del dolore? È possibile reagire di fronte all’angoscia di un ricordo? Un libro che tenta di esplorare gli antri più ombrosi della psiche umana: perdite e silenzi, rimpianti e paradossi, fraintendimenti e condanne. Alla ricerca, sotto uno spesso strato nevoso, del coraggio.
Gemma Trentini, affetta da “quionofobia” (fobia della neve), deve fare i conti con un trauma risalente a tre anni prima, da lei definito “la Tragedia”. Insieme all’ex vicina di casa Leda, sarà costretta a ripercorrere i giorni successivi alla morte di Bianca: la sua migliore amica aveva soltanto quattordici anni quando è stata travolta da una valanga, ai margini di una pista da sci, e da allora Gemma non ha fatto altro che scorgerne lo spirito ovunque. Bianca l’aveva tormentata in vita, con le sue inguaribili manie sul cibo e i suoi abusi silenziosi, e ha continuato a perseguitarla da morta, sbucando qua e là in qualche incubo o manifestandosi in diverse allucinazioni. Dopo la notizia di un’imminente bufera di neve, diretta a Verona, Gemma si vede abbandonata da Leda e impossibilitata a prenotare un viaggio a Catania, come d’abitudine, per sottrarsi alle intemperie. Da quel momento sarà intrappolata in un vortice di terrore che si nutrirà delle sue più profonde incertezze e renderà Bianca uno spirito maligno dal quale fuggire. Cosa succederebbe, se stavolta fosse la paura stessa a presentarsi alla sua porta? E con quali sembianze?
Francesca Bandiera (classe 2000) è una ragazza che non vuole crescere e che, per questo, continua a scrivere. Da sempre appassionata di storie (meglio se weird e macabre), ben presto scopre nello studio della Narratologia una ragione di vita. Nel 2017 ha esordito con Delos Digital e, a distanza di pochi anni, un suo racconto di genere fantastico (La danza della morte) è apparso sulla rivista Writers Magazine Italia n. 57. Nel 2023 pubblica Dentro la casa del Buio sulla rivista Spore (diretta da Diletta Crudeli) e nel 2025 Genesi 3: 1-6 su Nabu - Libri e altre storie. Attualmente è all'opera per dare vita a qualche nuova creatura.
Un romanzo da affrontare con cautela: tocca corde profonde. Questa giovane autrice non si è limitata a maneggiare il dolore, in tutte le sue sfumature, ma ha deciso di farlo attraverso gli occhi del dolore stesso. Nella prima parte ci troviamo immersi nella cupa psiche di Gemma, giovane ragazza alle prese con la sua quionofobia; nella seconda parte ci spostiamo nel regno delle fobie stesse, un Inferno dai forti richiami danteschi, dove ogni istante ci si gioca la sopravvivenza: o noi, o la nostra paura. Aldilà delle preferenze di genere, un mix esplosivo tra realismo magico e dark fantasy, gli elementi da apprezzare sono molti, e dato il breve tempo di lettura richiesto, ne vale davvero la pena. Uno stile di scrittura raffinato e invidiabile, affilato, quieto perché profondamente introspettivo; la penna si sposta sulla scena come una lente d’ingrandimento e non si lascia sfuggire nulla. È facile osservare qualcuno star male e ridimensionare il suo dolore a parole, ma quando ci mettiamo per davvero nei suoi panni lo scenario cambia. Vi aspettano atmosfere suggestive, a tratti macabre, a tratti deliranti, mai banali. Un altro elemento notevole è per certo la caratterizzazione dei personaggi, nel loro aspetto esteriore e interiore. Sono fedeli a quel che rappresentano, coerenti e imprevedibili, l’autrice non ha paura di ‘sporcarsi le mani’, di togliere denti, scarnificare e ferire, perché la verità non guarda in faccia a nessuno. In uno scenario letterario in cui tendenzialmente i personaggi non sono affatto difficili da immaginare, e le loro azioni non sono affatto difficili da prevedere o perlomeno da accettare, in questa storia ci vengono presentati dei soggetti innovativi; deboli, spietati, delusi, traditi. Ma non mancano i colpi di scena, e soprattutto, non manca il coraggio, che solca ogni riga per mirare infine, con l’ultima pagina, al cuore del lettore. Consigliatissimo!
Vi lascio brevi estratti, tra i miei preferiti:
“I bambini creano mostri nel buio, li vedono perfino oltre le pareti, ne avvertono il respiro. Gli adulti sono solo più pragmatici, ed è proprio questo il punto, ciò che li condanna all’infelicità perenne: rendono le azioni di quei mostri deleterie. Se al bambino è sufficiente chiamare la mamma o accendere l’interruttore per rassicurarsi, all’adulto non basterà. […] La domanda cruciale che differenzia l’adulto dal bambino è: chi mi proteggerà dai mostri, alla luce del giorno? E l’unica risposta fattibile che matura l’adulto è: nessuno.”
“Gemma somiglia a un involucro di cui dovrei prendermi cura, e le persone fanno questo: cercano di salvaguardarla, lasciandomi nuda dentro un’armatura di cartongesso a cui basta la parola “neve” per sbriciolarsi. Hanno il coraggio di accusarsi a vicenda pur di non prendersi la responsabilità dell’assassinio di un’anima, che a stento saprebbero distinguere fra le altre.”
“Il piumone mi avvolge: è il bozzolo che protegge l’insetto, e l’insetto cova la paura, aggrappandosi alle pareti dell’involucro, scivolando in un nulla viscoso. Galleggiare in questa bolla di caldo soffocante è il passatempo di chi rifiuta la metamorfosi e si ciba di se stesso.”
La neve ha da sempre affascinato poeti, scrittori e sognatori di ogni tempo. Ognuno decantava suo modo la bellezza magica dei fiocchi di ghiaccio morbido che dal cielo scendono a ricoprire con un manto lieve la natura e forse anche la nostra vita interiore. Uno scenario ricco di purezza, di silenzi e di quiete. Le piante e gli animali dormono il sonno dei giusti in attesa dell'arrivo della primavera. Morte apparente dona ai paesaggi un senso di irrealtà, capace di metterci a contatto con il nostro io più profondo. Per molti la neve è romantica, ricca di suggestioni che prendono il cuore e avvincono l'anima. Per molti ma non per me. Ho un odio profondo per quella strana sostanza morbida e al tempo stesso gelida, capace con quella sua rigida essenza di ghiacciarmi il cuore. Odio immergere mani e corpo in quell'ammasso che non mi appare per nulla allegro e romantico, ma insidioso, minaccioso e sopratutto quasi cattivo. E' capace di soffocare ogni afflato di vita, lasciandola in sospeso in un oblio immobile. E l'immobilità mi terrorizza. Mi terrorizza quell'assenza totale di suoni che feriscono le orecchie con un loro silente lamento. Penetra dentro di me e mi soffoca. La neve non mi dona un senso di pace ma di acuta claustrofobia. Mi sento quasi racchiusa in un bolla irreale che però è priva della magia libera dei sogni. I sogni sapete che non hanno confini? Viaggiano liberi tra i mondi, tra le dimensioni, liberi dagli schemi e persino dai limiti della realtà fisica. Non hanno forma, né proporzioni. Non hanno coordinate, né angoli. Sono evanescenti, sono capaci di respirare a grandi sorsate l'essenza di un universo sovrastrutturale che ci appartiene eppure ci trascende. La neve no. Non è fatta di sogni. E' fatta di piccoli adorabili cristalli ognuno con una sua struttura cristallina che ingabbia e decide la forma dell'acqua. Forme incantevoli forse, ma profondamente rigide e fisse. La neve torna a essere sogno soltanto quando finalmente scioglie il suo legame e torna acqua. E poi vapore fino a arrivare al cielo al cospetto dell'enneade divina. E cosi il profumo che ha questa sostanza vischiosa sa di immobilità. Sa di materia. Sa di carnalità. E chi ama invece la totale libertà di viaggiare oltre il mondo conosciuto la neve la avverte come soffocante. La neve non è morte poiché la morte è un viaggio, movimento. La neve semplicemente ferma l'attimo, cristallizza la tua espressione di orrore quando la valanga ti invade. La neve è l'apoteosi di ogni fobia. La neve in fondo, si immobilizza nell'attimo in cui la vita si sospende e rivela il nostro vero volto. E cosi il profumo della neve di Francesca Bandiera non fa altro che analizzare quell'attimo sospeso e evidenziare tutto ciò che il mondo copre e la neve fa risaltare: fobie, dolori, perdite, ossessioni e orrori che non sono affatto relegati nel mondo soprannaturale ma dentro quell'antro oscuro chiamato io. Siamo noi che creiamo la nostra distruzione. Lo fa la nostra Bianca la vera indiscussa protagonista con quella sua voglia strana ma sottilmente seducente di annullarsi fino a abbracciare un freddo che la fa restare immobile, sospesa in un limbo che rende eterna la sua maschera di dolore. Lo fa con Gemma che si fa sconfiggere dal senso di colpa, dall'odio verso quella sua sete di vita che non le permette di abbracciare totalmente l'annullamento e l'olio. Lo fa svelandoci il nostro vero nemico, quelle fobie che hanno bisogno di noi per vivere e per esistere. E cosi il libro diventa un agghiacciante discesa verso gli inferi d un lato oscuro, di un ombra che Jung raccontava come il peggior inferno esistente: li dove si annida tutto il nostro marcio, tutto il dolore, tutta l'incapacità di muoversi restando immobili come animali spaventati dai fari delle macchine vi aspettate un classico horror, sarete delusi. Qua è qualcosa di molto più spaventoso. Qua ci cela la verità su noi stessi, senza maschere senza filtri. Qua ci sono i peggiori drammi della modernità quelli che ci costringono a assumere le stesse forme rigide che la neve fa assumere all'acqua. E ci costringe a rassegnarci di fronte ai sogni che divengono solo forme rigide senza libertà. Qua ci sta la voglia di ogni donna, ragazza o bambina di diventare evanescenti e immobili come la natura sotto la coltre bianca, lasciando che il nostro volto pieno di dolore rimanga eterno, profondamente distante dal movimento chiamato vita. C'è l'orrore di ogni dannata fobia, che ferma e argina il flusso di una vita che è e resta totale caotica corsa verso l'assoluto. Ci sono le fobie che giocano con i nostri destini e che solo un coraggioso atto riesce a distruggerle: quello di fissarle in volto e provare èrofonda pietà per loro.
Ed è l’esempio lampante di quanto potremmo essere invincibili, se solo ci convincessimo della nostra follia. Perché sbaglio, o è proprio un qualcosa d’irrazionale come la follia a polverizzare i confini della realtà? E cosa sono le fobie, se non un qualcosa di folle?
Le fobie sono una reazione a catena; più si è confusi, più si èsmarriti, e quando perdi l’orientamento, perdi la capacità di auto-salvaguardarti.
LE RECENSIONI DE IL SALOTTO LETTERARIO Con "Il profumo della neve" Francesca Bandiera firma un romanzo dalle atmosfere cupe e angoscianti, dallo stile essenziale, intenso e a tratti brutale che scende nell'animo dei lettori e li scuote fin nel profondo. In poco più di cento pagine, l'autrice dà vita ad una storia che si legge tutta d'un fiato, ma che non sarà affatto facile dimenticare, una storia molto più spaventosa di un romanzo horror classico. "Il profumo della neve" non è un viaggio facile: ci costringe a confrontarci sulla nostra natura più vera e ad affrontare le nostre paure più oscure e recondite, quelle paure che molto spesso siamo proprio noi stessi ad alimentare.
"Il profumo della neve" è diviso in due parti: la prima, ambientata nel mondo reale e narrata dal punto di vista di Gemma, è dedicata alla sua storia, alla sua quionofobia e all'incontro con un giovane misterioso, candido come la neve che tanto terrorizza Gemma e dalla quale la ragazza lo salva; la seconda è ambientata in un mondo dalle atmosfere classico-dantesche, Amygdále, ed è narrata dal punto di vista di una delle paure in forma umana che lo abitano: Nix, una giovane donna. Soprattutto in questa seconda parte, il romanzo assume tinte particolarmente dark e oniriche, che acuiscono la sensazione di trovarci in una sorta di oltretomba/limbo dantesco. Nix non è la sola entità a vivere nell'Amygdále: attorno a lei ruotano altre, sfuggenti figure, più o meno macilente. La loro forza proviene dalle loro vittime: quanto più le persone come Gemma sono soggiogate dal potere delle ossessioni, tanto più Nix e i compagni acquistano forza.
Francesca Bandiera intreccia due storie, una reale e una più prettamente "fantasy", ambientandole su diversi livelli di esistenza - almeno in apparenza. I drammi psicologici che fanno da perno all'intero romanzo travolgono i lettori con la loro potenza e intensità, così come le lunghe digressioni riflessive ed emotive di entrambe le protagoniste. Poco importa che Nix faccia parte di un universo fantastico (ai lettori scoprire quanto): i suoi pensieri, le sue azioni e le sue emozioni sono descritti e analizzati fin nel profondo della sua psiche. La paura viene resa umana e, come tale, messa a nudo. Proprio come Gemma dovrà affrontare i propri mostri, così Nix sarà costretta a confrontarsi con l'oscurità e la devastazione che pervade l'Amygdále e che minaccia costantemente ciascuno dei suoi abitanti. Non per niente, l'autrice ha scelto proprio questo nome per il suo mondo parallelo in quanto l'amigdala è quella parte del nostro cervello preposta alla gestione delle emozioni e, in particolar modo, della paura.
Attraverso due storie parallele, Francesca Bandiera dà vita ad un romanzo cupo e angosciante, che sembra soffocarci e avvincerci tra le sue spire. Le voci di Gemma e Nix raccontano di perdite, di dolore, di paure e ossessioni che condizionano la vita quotidiana anche nei più piccoli gesti. Raccontano di un orrore intraducibile a parole e per questo più spaventoso di qualsiasi altra cosa. Solo la tenacia e il desiderio di rialzarsi potrà portarci a fronteggiare l'oscurità e - chissà - forse anche a distruggerla. L'autrice lascia il finale aperto per permettere ai lettori di scegliere quello che più preferiscono, di essere liberi di immaginare un possibile futuro per le sorti di Gemma e Nix.
Trovo che Francesca sia una splendida voce nel panorama degli emergenti italiani. La sua scrittura è veramente interessante, ricca e molto coinvolgente. Ha saputo dare un tono al volume che si addicesse perfettamente alla storia.
Ho apprezzato moltissimo il tema del romanzo che trovo assolutamente originale e non trattato, come ha fatto lei, da molte altre persone: la creazione di questi mostri reali che vivono nell'Amigdala - che sembra quasi l'inferno di Dante, per intenzione e realizzazione, ma mostrato con innovazione e ingegno - mi ha lasciata soddisfatta, perché quello che ha scritto è plasmato da un'idea filosofica che ha ragion d'essere, e soprattutto ha saputo dare un tono macabro alle paure, che spesso sono anche trattate con sufficienza da chi non le vive. Ho trovato che questo romanzo fosse un pezzo di un grande puzzle che sarebbe splendido vedere al completo, come se questa fosse una piccola storia inserita in una grande collezione di esperienze. Sarebbe bello vedere un mondo ancora più costruito e ricco di dettagli.
Questo significa che il romanzo è esente da errori? No, il romanzo ha qualche difetto dovuto (io credo) all'esperienza e alla giovane età, ma confido che man mano Francesca farà delle scelte tecniche, stilistiche e professionali che gioveranno al suo lavoro, per poter fare della sua scrittura un mezzo perfetto per giungere ad ancora più persone!
Quindi si aggiudica 4 stelle, contestualizzate nell'ottica dell'autore emergente, che non sono certo poche!
In generale non sono amante degli scenari dark fantasy, ma questo racconto non poteva avere ambientazione migliore. Infatti, si sposa perfettamente con i protagonisti che la abitano, a partire da Gemma, che a distanza di anni dalla morte della sua amica Bianca non è riuscita a superare la fobia che la paralizza ogni inverno. E sicuramente Hiems e Nix non potevano avere uno sfondo migliore al loro amore tormentato e alla loro felicità impalpabile. Ma la cosa che più mi è piaciuta è la morale e il messaggio che Francesca vuole fare arrivare al cuore dei lettori. Per scoprire tutto ci��, non dovete fare altro che iniziare a leggere e addentrarvi alla scoperta di un nuovo mondo, abitato da tutto ciò che più ci spaventa e di cui non sospettavamo l'esistenza. L'autrice ha dato vita a un aspetto delle nostre vite che di solito cerchiamo di nascondere (anche a noi stessi a volte) e lo ha messo sotto una luce completamente nuova. Spero che chiunque si inoltri in questa storia ne esca più forte e più consapevole di prima. Io sicuramente l'ho fatto.
In genere quando mi trovo fra le mani il nuovo romanzo di un autore che adoro provo un po' di timore all'idea che possa deludermi, ma con Francesca questo non avviene mai, perché il suo stile di scrittura riesce sempre a raggiungere la mia anima e mi ritrovo moltissimo nelle sue parole e nelle storie che racconta, quindi con lei so che posso buttarmi a capofitto in ogni nuovo libro senza alcuna paura. Come previsto, infatti, anche Il profumo della neve è riuscito a conquistarmi e a guadagnarsi un pezzetto del mio cuore, per me è stata una grandissima gioia leggerlo perché tra le numerose tematiche affrontate ce n'è una a cui tengo particolarmente: la paura. In questo caso è rappresentata dalla fobia della neve che affligge la protagonista in seguito alla morte di una carissima amica, travolta da una valanga, ma come sempre l'autrice è stata abilissima nel sfruttare questo disturbo per parlare al lettore non della paura della neve, ma dei mostri che tutti noi ci portiamo dentro ogni giorno. In questo caso posso senza dubbio definirmi di parte, amo la scrittura graffiante dell'autrice, amo il dolore di cui impregna le sue storie e ho una grande passione per gli scenari Dark Fantasy, il che rende i romanzi di Francesca un porto sicuro per me. Quando inizio un suo lavoro so che mi strazierà il cuore, ma so anche che toccherà corde così profonde e affini al mio essere che, inevitabilmente, ne uscirò cambiata. Mi hanno accusato spesso di essere troppo dura nel votare e giudicare ciò che leggo e guardo, e non posso certo dire di essere una persona che si accontenta facilmente, proprio per questo quando mi imbatto in capolavori come quelli di Francesca non posso che accoglierli e amarli come fossero miei, perché in piccola parte è così. Le paure, i dubbi e le sconfitte di cui racconta me li sento addosso, così come sento la voglia di uscire dal buio e la forza dei suoi personaggi, che grazie allo stile introspettivo e profondo appaiono come reali, in un mondo macabro fatto di ombre e incubi. Avete presente quando ascoltate una canzone, leggete un libro o guardate un film, e vi ritrovate a pensare: sembra parlare di me? Ecco, Il profumo della neve - ma tutti i lavori di questa autrice, in generale - mi fanno sentire esattamente così, come se qualcuno avesse scavato fuori dalla mia testa i pensieri e le paure e li avesse messi su carta. Capirete quindi che scriverne una recensione sensata sia possibile solo fino a un certo punto. Come si spiega a parole una sensazione del genere? Potrei dirvi che la storia di Gemma mi ha emozionata fino a strapparmi lacrime di rabbia e di sconforto, ma che è anche riuscita a infondermi coraggio e speranza, perché è la verità, ma ho l'impressione che niente di ciò che dirò renderà giustizia a questo libro. Vorrei sapere analizzare i personaggi e la trama per darvi un parere utile, ma il caos di emozioni che ho provato leggendolo mi risulta impossibile da sbrogliare, quindi non posso che sperare nella vostra fiducia. Penso sia assolutamente superfluo dirvi che ancora una volta mi sono innamorata della penna affilata dell'autrice e del suo modo unico di mescolare realtà e fantasia, sogno e incubo in una storia originale che mi ha tenuta con il fiato sospeso fino all'ultima pagina. Se amate le ambientazioni cupe e poetiche non potete perdervi Il profumo della neve, a patto che siate pronti a trovarvi faccia a faccia con le vostre paure più profonde, perché questo romanzo non lascia scampo e vi costringerà a scavare dentro voi stessi. Se vi sembra scomodo e doloroso non posso darvi torto. Ma c'è così tanto da imparare da questa storia e così tanto su cui riflettere che, ve lo assicuro, non resterete delusi.