Giovanni Orelli (Bedretto, 30 ottobre 1928 – Lugano, 3 dicembre 2016) è stato uno scrittore e poeta svizzero in italiano e dialetto bedrettese. Studiò a Zurigo e alla Cattolica di Milano, dove ottenne la laurea in filologia medioevale e umanistica con Giuseppe Billanovich. Trascorse gran parte della sua vita a Lugano, dove - fino all'età del pensionamento - fu professore nel locale liceo cantonale. La sua carriera letteraria iniziò nel 1965 con il romanzo L'anno della valanga (Premio Veillon). Nel 1972, con il romanzo La festa del ringraziamento, Orelli fu insignito del Premio Schiller. Nel 1997 ottenne il premio Gottfried Keller per l'insieme della sua opera. Il 17 maggio 2012 a Soletta la Fondazione Schiller gli conferì, assieme a Peter Bichsel, il massimo premio letterario svizzero, il Gran Premio Schiller, per l'insieme della sua produzione letteraria.
"Potessi inventare, cara, il miracolo di Keplero che non avendo nulla da regalare nel Capodanno del 1611 colse per un amico un Nichts, un fiocco di neve: di nix, uno dei diecimila che gli cadevano addosso tutti esagonali e con raggi pinnati ognuno come un diamante sapientemente tagliato:
[...]
e poi andare dietro le canne in verticale disposte da Lanfranco e Wiligelmo con licenza dei superiori, bene sonanti come quelle di Giovanni Sebastiano Bach, dietro i cancelli del paradiso, asciutto un angolo di prato:
noi due, e fare l'amore."
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Tombeau 2. Di chi ti contende i figli
"[...] Essere vorrei, sono tua madre, gancio catena anello per aggrapparti, per attraccare, caro.
Oppure, presso gli ormeggi al riparo di una darsena bianca di prima neve, attirami giù tu, raccoglimi negli invisibili fondali, o lo dirò, un giorno o l'altro, agli arenili di questo braccio di lago.
Non farò resistenza. Scivolerò dentro il nero dell'acqua. Sarò un'ombra, un lieve moto d'onda. Mi metterò il vestito della festa. Ti porterò i vestiti dell'inverno."
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Giga 1. Degli arnesi deposti
"Quando si leverà il fischio della sirena e, come dicono i massoni, avrò deposto gli arnesi, mandi qualcuno per raccomandata la mia testa agli specialisti cinesi loro sanno quale liquame già sperimentato coi Ming conserverà il lucido cranio che ha fatto ridere bambini a Pechino e a Shangai: si voltavano additavano alle madri pur me pur me, come nel Purgatorio Dante, bonzo fuggito da un convento del Tibet.
Fate, rane, anche voi, a occhi aperti, sogni intorno al dopo-morte? che nessuno vuole ascoltare, o, dannate ai pantani, vi accartocciate come le pallide foglie dei meli non protetti dalla plastica dei teloni che brillano metallici nella notte argentata da un vento del nord, razziante, a metà maggio?"