Urca qua si che c'è lo stile! sbrodolamento sconnesso coi pensieri che si srotolano e il senso che è "elemento del discorso, non il suo analista" e poi MetaEnra (gioca a fare il) giovane insicuro, scrive la storia e ogni tanto ne esce per raccontarci che sta scrivendola, la storia, e la passa ai suoi amici che lo perculano e alle sue amiche che apprezzano, e poi ricomincia a scrivere e a commentare lo scritto..
Confuso e sconclusionato come un sedicenne innamorato e anche discretamente fatto, pieno di voglia anche se non si sa bene di cosa, pieno di vita a maggio, che a gennaio proprio no, che a gennaio l' amore finisce e lì Palandri è bravo, bravo a non saper spiegareperche sta male, l'amore è finito e lui non lo capisce, non capisce nulla, anzi forse ne è rimasto ancora un po', di amore, e si può soffiare sulla fiammella, ma quale fiammella? Cristo, non ce la fa proprio ad andare avanti, non sa esistere senza Anna, la paranoia lo divora, cammina con gli occhi chiusi, svatte dappertutto, piange invocando Anna e vian così...
Io amo questi libri pulsanti, diari di gioventù sognante. Il ragazzo morto di Parise, Il Frusciante di Brizzi e ora questo Boccalone che, se vogliamo, sta giusto in mezzo ai due. E poi voglio pensare che Tondelli non avrebbe sviluppato la sua voce tra "allacciare gli sguardi" e "intrecciare intensità" se non avesse letto Boccalone
"Se uno cerca il filo sì perde, ma se ama perdersi si perde benel"