L'8 febbraio del 1989 un aereo partito da Bergamo, con 144 persone a bordo, si schianta su una montagna delle isole Azzorre. Una bambina di sei anni perde il padre nel disastro. Venticinque anni dopo la stessa bambina decide di partire per l'arcipelago portoghese. "Azzorre "è il viaggio di quella bambina ormai donna. Un viaggio fatto di persone e luoghi, di testimonianze, ricordi, reticenze, incontri fortuiti e voluti; un viaggio privo di compatimenti, intrapreso nella speranza che possa esistere una verità di altra sostanza, a suo modo liberatoria.
“NELLA VITA DELLE PERSONE CI SONO DEI BARATRI, COME DEI POZZI PROFONDI. CI SONO NELLA VITA DI TUTTI E CERTE VOLTE C’E’ IL RISCHIO DI CADERCI DENTRO”.
AZORRE racconta la storia vera di Cecilia, che venticinque anni dopo la perdita del padre in un incidente aereo, si reca nei luoghi del disastro. Gli anni trascorsi dalla tragedia le concedono un certo distacco, anche se il turbamento è inevitabile.
Un racconto vivido e sincero, dal sapore del romanzo, che lascia un sentore di sofferenza ma apre alla speranza. I toni sono sempre positivi, la protagonista non si abbandona mai allo sconforto.
Azzorre è una storia fatta di coraggio e dignità, nella quale una giovane donna decide di seguire il corso degli eventi e guardare finalmente in faccia, i luoghi e le persone che hanno in qualche modo accompagnato gli ultimi istanti di vita di suo padre. Una ricerca della verità che lascia emergere reticenze e ricordi. Scavare nel passato diventa un’esigenza, che può cambiare ogni avvenire possibile. Il viaggio diventa un estremo tentativo di colmare un vuoto intorno al quale la vita ha seguitato a scorrere. Cecilia la protagonista, si è rinchiusa assieme a tutte le emozioni che è in grado di sostenere, in un confortevole recinto della coscienza, uno spazio abbastanza grande, ma non sufficiente; L’esigenza di scavare nel passato diventa ad un certo punto imprescindibile, l’unica possibilità per aprirsi in modo positivo al futuro. Questo romanzo è il racconto del viaggio più importante, quello della verità.
Intimo, sofferto, dal taglio psicologico. segui su ig @lettriceassorta
Nel 1989 un aereo si schianta su un monte delle isole Azzorre. In quell'incidente perde la vita il papà di Cecilia, che ha solo 6 anni. 25 anni dopo, Cecilia parte per quell'isola, non per cercare la verità, così frammentata, oppure giustizia o vendetta, in una vicenda in cui tutti hanno perso, ma forse per fare i conti con se stessa e con la sua perdita. Il libro è la storia di questo viaggio, raccontato senza parole superflue. È un racconto breve, molto intimo, da leggere con cura.
Questo libro mi è piaciuto tantissimo. Lo stile è ricco ma equilibrato, non stufa mai né crea distanza. Mi è piaciuto moltissimo il tono pacato. Il contenuto è molto significativo e originale: una storia personale che coraggiosamente viene a galla per cercare di trasformare in altro un dolore. Bello bello bello.
In questo breve libro si uniscono due diari: quello di un viaggio alle Azzorre e quello di una giovane donna che vorrebbe fare luce su un episodio drammatico della sua infanzia. Bella l'idea, il libro si legge facilmente ma a tratti l'ho trovato un po' banale.
"Cecilia Maria Giampaoli decide di percorrere la sua personale e intima strada con il lettore. Lo fa entrare nei suoi pensieri, si condivide. È un tuffo nel passato, dolorosissimo e lucido. [...] Cecilia Maria Giampaoli perse suo padre nell’incidente aereo delle Azzorre. Correva l’anno 1989, era febbraio. Aveva solo sei anni, quando improvvisamente si rende conto, per quanto possa rendersi conto una bambina, che qualcosa, qualcuno, un evento o chissà quale immane ingiustizia, le ha portato via per sempre un pezzo di sé. [...]" Per leggere la recensione completa, cliccate sul seguente link: https://bookshuntersblog.com/2020/06/...
Delicato e malinconico. La storia è semplice, l’autrice ha il potere di portarti per mano nei luoghi che visita facendoti sentire il profumo del mare e il senso di nostalgia che l’ha accompagnata durante un viaggio alla ricerca del suo passato. Consigliato a chiunque senta il bisogno di chiudere i conti con qualcosa che ha lasciato il segno nella sua vita.
Libro permeato più di profondità che di tristezza, come ci si aspetterebbe dalla vicenda da cui scaturisce. Un viaggio compiuto dall'autrice per chiudere una delle sterzate dell'esistenza, condotto con curiosità e accettazione. Scrittura sincera, controllata, limpida e pulita, che si serve di metafore semplici ed efficaci. Molto apprezzato e consigliato.
una storia vera raccontata in modo molto umano e tenero, con una vulnerabilità che colpisce, senza nascondere niente. grazie all'autrice per aver condiviso una cosa così personale con un talento straordinario
Un racconto autobiografico in cui emerge il dolore per una ferita che non riesce a rimarginarsi, e la ricerca - in parallelo interiore e sul campo - di un senso rispetto agli eventi passati. Ho apprezzato la scrittura incisiva e senza fronzoli e i riferimenti ai toponimi locali.