Andrea Carandini is professor of archaeology at the University of Rome, La Sapienza, and the author of many books. For more than two decades, he has supervised some of the most important archaeological excavations in Rome, and he was instrumental in the discovery of the ancient Palatine Wall and the earliest phase of the Sanctuary of Vesta.
È un piacere per gli occhi e per l'anima quando un libro che dovrebbe essere destinato essenzialmente all'apprendimento risulta anche avere uno scorrevolissimo stile di scrittura e una forte passione come propria base.
Storie dalla terra ne è sicuramente un esempio. Non solo è minuzioso e attento nella descrizione dell'archeologia stratigrafica e di tutti gli elementi a questa collegati, ma Carandini dimostra anche di avere una bella vena poetica, potrei quasi dire. Non nego che alcune parti siano un po' inutili, ma non posso neanche negare di averle lette per il semplice desiderio di vedere un testo ben formulato e con una accurata scelta della terminologia, il cui contenuto spazia a partire dall'archeologia sino alla filosofia e alla letteratura.
Non pensavo l'avrei detto, ma mi ha proprio soddisfatta.
"¿No es el excavador un artesano al servicio de la memoria?"
Era uno de los 2 libros que teníamos que leer para arqueología y sinceramente, gracias Carandini por existir y odiar al academicismo.
Se presenta como un manual de excavación y prospección (eso sí, te aclara al principio que este manual no es válido para la prehistoria), y acaba siendo un relato de todas las corrientes y el nacimiento de la arqueología; pasando por reflexiones sobre la profesión, la academia, los jóvenes y la precariedad.
Carandini, persona con un conocimiento incalculable, reconoce que uno nunca deja de aprender, que él no es ninguna autoridad suprema, y nos habla directamente a los jóvenes y anima a participar activamente en la investigación.
Che Carandini scriva benissimo è un dato di fatto; che, tuttavia, l’uso metaforico e icastico del suo linguaggio renda difficile l’assimilazione dei concetti fondamentali dell’archeologia stratigrafica, è un altro dato di fatto. Ha ragione quando dice che molto dev’essere visto sul campo e non solo affrontato teoricamente, ma una maggiore chiarezza espositiva e un’impostazione più didattica avrebbe sicuramente aiutato nell’apprendimento. Di grande pregio soprattutto il secondo capitolo, che unisce informazione, sintesi e grande lucidità.
Necessario ma un tantino ridondante in alcuni punti, decisamente non si tratta di una lettura scorrevole non tanto per i tecnicismi, necessari, bensì per lo stile dell' autore. Rimane un pilastro per lo studio dell'analisi stratigrafica nell'archeologia moderna.