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CRISTIANISMO BIZANTINO

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Paperback

First published January 1, 1923

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Hugo Ball

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September 17, 2015
di EMANUELE TREVI da ALIAS MANIFESTO del 3 maggio 2015
Hugo Ball è uno degli eroi del
Novecento. Il 5 febbraio del 1916
inaugurò a Zurigo il Cabaret Voltaire,
travestito come un grande, elegantis-
simo cazzo argentato. Il 28 luglio, les-
se al pubblico ilManifesto del Dadai-
smo. In quel periodo compose alcu-
ne delle piùmemorabili insensatez-
ze dell’epoca, come i «sonetti schi-
zofrenici» e altre libere associazioni
di parole inesistenti.Ma non era fat-
to per diventare uno dei tanti papi
dell’avanguardia che invecchiano
fra anniversari e antologie. Nemme-
no il Dadaismo può imbrigliare a
lungo uno spirito veramente inquie-
to e votato, più di ogni altra cosa, al-
la sua personale e inimitabile recher-
che de l’absolu. Nei suoi quaran-
tun’anni di vita (morì nel 1927) Ball
si interessò di molte cose, dall’arte
drammatica diMax Reinhardt, di cui
fu un allievo, al pensiero di Bakunin
e degli anarchici dell’Ottocento. For-
se il cattolicesimo assorbito in fami-
glia ebbe qualche parte nella profon-
da religiosità, decisiamente indirizza-
ta allamistica, che caratterizza gli ul-
timi anni della sua vita. Se misurato
sul metro della particolare intensità
che Ball riversava nelle sue passioni,
l’itinerario dalDadaismo ai Padri del-
la Chiesa può essere consideratome-
no lungo di quello che si immagina.
Fatto sta che Cristianesimo bizantino
(trad. di Piergiulio Taino, «Biblioteca
Adelphi», pp. 316,
e
28,00) è tuttome-
no che uno dei tanti libri-fioretto sca-
turiti da una conversione che affolla-
no gli archivi dellamodernità. In con-
seguenza di un bizzarro fenomeno
psicologico, molto spesso il pensiero
del convertito moderno, sia in senso
politico che religioso, è gravato da
una certa ottusità e da una fatale
mancanza, per così dire, di documen-
tazione.Non è l’esattezza la virtù prin-
cipale dell’uomo nuovo, nel quale
l’energia del cambiamento prevale
sulla conoscenza vera e propria.Natu-
ralmente, sto trascurando ingiusta-
mente tantissime eccezioni. Ma chi
ha letto la prima parte del Regno di
Carrère ha potuto toccare con mano
quanto sia pernicioso il narcisismo
che si acquatta in ogni esigenza di sal-
vezza individuale, in ogni ricerca di
una rinnovata pienezza della vita.
Ecco, la prima cosa che si può dire
sul suo splendido libro è che Hugo
Ball, dai mistici e dagli asceti a cui si
è dedicato con tanta profondità, ha
imparato, per prima cosa, quanta sa-
lute («il superlativo della salute è
l’immortalità») sia racchiusa in
un’abolizione totale dell’Io e dei
suoi diritti. Anche a scrutarlo con
una lente di ingrandimento, non tro-
veremmo in Cristianesimo bizantino
il minimo sottinteso autobiografico.
Il fatto è che quando una materia è
stata così assimilata da diventare la
sostanza più intima e tenace del pen-
siero e della personalità, non c’è più
bisogno di giustificare in qualche
modo il proprio coinvolgimento,
puntellandolo con circostanze estra-
nee alla cosa in sé. Non a caso al suo
amico Hermann Hesse lo stile di
Ball ricordava quello di certe vite di
santi della tradizione ebraica scritte
daMartin Buber. L’analogia vale an-
che per il rigore delle conoscenze,
che si può definire «filologico» so-
prattutto per l’abitudine a un rap-
porto di prima mano con le fonti
più ardue e originarie.
Anche nel concepire l’architettura
dell’opera, Ball rivelò un vero talento
da artista degli abissi. Cristianesimo
bizantino è un trittico, i cui pannelli
sono rispettivamente dedicati a tre
campioni della mistica e dell’ascesi
vissuti tra il V e il VI secolo: Giovanni
Climaco, il grande solitario del Sinai
che scrisse La scala del Paradiso; il
misterioso e sublime teologo che al-
la fine del V secolo firmava le sue
opere con il nome di un personaggio
degli Atti degli Apostoli, l’ateniese
Dionigi l’Areopagita convertito da
san Paolo; Simeone lo Stilita, infine,
che visse quarant’anni in cima a una
colonna – un uomo ancora capace
di praticare la preghiera come una
«scienza esatta». L’inclinazione «pit-
torica» di Ball si rivela anche nel fat-
to che tre storie diverse si svolgono
nello stesso paesaggio: l’Asia Mino-
re, dai centri spirituali della Siria al
gran calderone sapienziale di Ales-
sandria, passando per le rupi del Si-
nai pullulanti di comunità dimonaci
e di eremiti. Si addice alla forma del
trittico anche il fatto che sia il pan-
nello centrale quello più ampio e in
tutti i sensi impegnativo. Il cristiane-
simo di cui parla Ball – per non parla-
re dell’ortodossia cattolica – è anco-
ra una pasta molle, un coacervo di
possibilità. La teologia mistica
dell’uomo che oggi chiamiamo (con
gran dispiacere di Ball) lo pseu-
do-Dionigi è un’impresa unica di ar-
monizzazione all’incrocio di eredità
gnostiche, neoplatoniche ed ebrai-
che, fondata sulle due colonne della
gerarchia e del sacerdozio. Parole,
ammettiamolo pure, tutt’altro che at-
traenti, ammesso che siano ancora
in qualche modo comprensibili al di
fuori delmondo clericale. Ball sa be-
ne che esiste questo ostacolo. «Ab-
biamo disimparato lo stile arcano»,
osserva a un certo punto, assieme al-
la capacità di interpretare i «segni di-
vini per mezzo del cuore». Di conse-
guenza un intero vocabolario è scivo-
lato nell’insignificanza. Anche quan-
do riusciamo a esercitare un mini-
mo di empatia nei confronti di quel-
le vite e di quelle menti così remote,
magari ammirando la sovrumana ca-
pacità di resistenza nelle privazioni
degli eremiti, li confondiamo facil-
mente con degli «artisti del digiuno»,
osserva Ball, non saprei dire se allu-
dendo al racconto di Kafka, uscito in
rivista nel 1922. E ancora di più la sfi-
da di Ball ci apparirà ardita ai limiti
dell’impossibile, artisticamente an-
cora prima che filosoficamente,
quando si tratta di affrontare le verti-
gini e gli aneliti del pensiero dello
pseudo-Dionigi. Nulla è più lontano
dal Cristianesimo bizantino, infatti,
che un intento di divulgazione e sem-
plificazione a uso della curiosità dei
contemporanei.
Sostenuta da un traliccio perfetta-
mente congegnato di citazioni, la
prosa di Ball nonmira a spiegare,ma
a far vedere la bellezza di una visione
del Cosmo percorsa da una sola luce
che dalla sua fonte ineffabile percor-
re tutta la gerarchia degli esseri, ri-
chiamandoli a sé lungo il cammino
ascendente della purificazione,
dell’illuminazione, della perfezione.
Quello che Ball descrive è come
l’esplodere di una luce nella storia
del pensiero. È una luce paradossa-
le, poiché proprio con la sua abbon-
danza il divino rimane occultato e,
come dice Dionigi, celato anche
all’interno della sua manifestazione.
Ed è la stessa luce che, secoli dopo,
nutrirà le più alte emozioni visiona-
rie di Dante, degli spericolatimaestri
del gotico, dei pittori di icone con i
loro pennelli intrisi d’oro.
Se si trovano la pazienza e il ritmo
necessari, il libro di Ball agisce come
una specie di incantesimo, tanto più
efficace quanto più si era del tutto
ignoranti o solo vagamente informa-
ti dei suoi astrusi argomenti. Faccia-
mo esperienza diretta di un modo
di intendere il mondo e il destino
talmente estranei alle nostre abitu-
dini che ne ricaviamo un senso be-
nefico di incremento delle possibili-
tà della mente. E insieme, quel sen-
so di libertà che proviene sempre
dall’incredibile. Già, perché sembra
incredibile che qualcuno abbia scrit-
to libri come la Scala del Paradiso o
la Gerarchia celeste o che abbia pas-
sato gran parte della sua vita in ci-
ma a una colonna. Lasciando da
parte la storia del cristianesimo, è
un capitolo importante, quello scrit-
to da Ball, della storia universale
dell’estremismo. Nessun’altra defini-
zione si addice meglio a uomini ca-
paci di immaginare una scala tra la
terra e il cielo, e poimontarla senza ri-
poso, giorno dopo giorno, con tutto il
corpo e tutta lamente. (less)
17 minutes ago · delete
225 reviews
July 14, 2023
Seguendo un iter spirituale a quanto sembra comune a molte personalità istrioniche nel mondo dell’arte, Hugo Ball trascorse la fine della sua non troppo lunga esistenza nelle vesti di un asceta cristiano. Il fondatore del cabaret Voltaire (quartier generale del Dada, ancora visitabile a Zurigo), anarchico rivoluzionario da salotto, morì in Svizzera dopo due anni di autoimposti stenti e povertà. Scelte di vita, si dice. Di questa, tuttavia, non bisogna fraintenderne troppo la natura.

Quando il regista e poeta tedesco intraprese questa strada, il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo trascorrevano una fase storica di forte difficoltà: non prendeva più piede fra le élites europee, conquistate dalla nuova religione del modernismo o comunque da altre più esotiche. Insomma, era demodé. Quindi non è ragionevolmente possibile capire la conversione di Ball se non nel senso di un’ultima, estrema rivolta contro lo status quo, la tendenza media, il buonsenso collettivo. Una falsa conversione, quindi, da parte di un intellettuale che godeva, forse anche fisicamente, del suo essere ‘contro’. Non era il solo, in quei tempi strani e pazzi in cui avanguardie spuntavano ovunque come funghi, guidate da mille presunti messia.

I suoi, di messia, Ball li incontrò in tre personaggi di cui in questo libro scrive le biografie. Si tratta di Giovanni Climaco, autore de ‘La scala del Paradiso’, Dionigi l’Areopagita (oggi noto come ‘Pseudo-Dionigi’) e Simeone lo Stilita, il santo folle che visse quarant’anni in cima a una colonna, senza spostarsi da lì neppure per andare in bagno. L’autore evidentemente si riconosce nelle loro scelte di vita estreme e nello scandalo che da esse emanò presso i contemporanei. Delinea così un trittico di storie in realtà confluenti in un unico affresco, che non è però quello del cristianesimo orientale citato nel titolo: è semmai quello di una personalità rigorosamente novecentesca, orgogliosa di un’indipendenza intellettuale risultante illusoria alla prima verifica. Anche questa, purtroppo per noi, è avanguardia.

“Promana da queste pagine uno spirito così delicato, una tale grazia e profondità intellettuale che non se ne può parlare senza un sentimento di grande amore e riconoscenza”
(Hermann Hesse)
Profile Image for Numa Grinberg.
32 reviews
January 9, 2026
Un exponente fascinante de un genero literario ya casi olvidado por la modernidad, la hagiografía. Hugo Ball busca, a través de la vida de cuatro santos, exponer sus ideas sobre el cristianismo y la vida ascética. Las narraciones de la vida de tres de esos santos (Juan Clímaco, Simeón el estilita y Antonio el Egipcio) tienen una temática común muy clara: la posibilidad de la purificación del hombre mediante la ascesis hasta llegar a la repetición del sacrificio de Cristo y la unión misma con Dios. La de Pseudo-Dioniso, sin embargo, se siente alejada del resto y es muy larga, pareciendo mas un tratado sobre el neoplatonismo y el gnosticismo que sobre el santo en persona. La prosa es bella y es ameno de leer.
Profile Image for Davide Orsato.
124 reviews4 followers
September 14, 2016
Dal fondatore del dadaismo, un capolavoro delle prosa erudita. Avvertenza: non sono le «vite di tre santi», bensì quelle di due, Giovanni Climaco e Simeone Stilita (a cui vengono dedicate poche pagine intrise di lirismo, vetta del volume). Accanto un ampio saggio su Dionigi Areopagita, su cui non si sa nulla, e non santo perché è uno «pseudo», un autore altomedievale che si fa passare per il greco convertito da Paolo ad Atene. La sua opera diventa uno spunto che consente a Hugo Ball di parlare del rapporto tra filosofia accademica e il cristianesimo degli albori, e di quella magica «cerniera» che fu lo gnosticismo.
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