La beata Isabetta era una fanciulla che «per la soe excessiva bellezza de corpo, de ogni laxivia foe piena, et in ogni vanità involta» (dice un'antica cronaca) prima che la sua vita giungesse a una misteriosa mutazione. Tentò di suicidarsi gettandosi da un campanile, ma venne trattenuta, e così salvata, da un accesso di vertigini. Da allora convertita, condusse vita pia, diventando la protettrice di coloro che di vertigini soffrono. Fra i quali andranno forse annoverati (ma si tratta di vertigini ammalianti) anche i lettori di questo noir apocalittico, i quali si sentiranno subito risucchiati all'interno di una vicenda serrata di crittografie e profezie, manoscritti tarlati e vendette, dubbi teologici e certezze criminali. La scansione narrativa è rapida e secca – il fondo un'«impalpabile polvere sospesa», che non è altro che il Male stesso, «spora errante». Due domande ci accompagnano sempre, insinuanti, infide: può una profezia diventare delitto? E può un delitto diventare profezia? Con questo breve romanzo, asciutto nella forma, inquietante nelle implicazioni, si delinea la fisionomia inconfondibile di uno scrittore.
Un libro che parte come un mistery agiografico a colpi di crittografia e di profezie perdute, ma che diventa un giallo in cui non si sa se la profezia sia la causa o l'effetto degli eventi, e che non risparmia deviazioni teologiche. Detto così, potrebbe sembrare un libro di Dan Brown, ma la differenza è che Piero Meldini è coltissimo, sa di cosa parla e si diverte un sacco a riversare la sua sapienza nell'argomento, e poi scrive benissimo. Il libro, poco più di 120 pagine, è una delizia da leggere anche solo per come è scritto. La parte più "gialla", poi, ha ambientazione e personaggi che sembrano usciti da un libro di Sciascia: in un'anonima accaldata città di mare, omini sconfitti dalla vita e che si rifugiano nei libri, un prete colto che ai libri sa affiancare una vita energica, un giudice dalla straordinaria umanità, e un vescovo che rimane anonimo, il personaggio più inquieto e interessante.
Claustrofobico. Un giallo atipico, scritto in una prosa raffinatissima e con una trama pazzesca. Dopo L’antidoto della malinconia Meldini si riconferma uno dei miei autori italiani preferiti degli ultimi anni.