Un documento interessante (matematicamente fuori catalogo) per il taglio prospettico adottato dalle ricercatrici, che danno voce sia a donne che la lotta armata l'hanno scelta, sia ad alcune partigiane che, prima di loro, hanno imbracciato le armi e che sono quindi chiamate a riflettere sulle continuità e le discontinuità della loro lotta rispetto a quella di "Mara e le altre" negli anni Settanta.
Un documento interessante anche per la sua composizione eterogenea: interviste, ricostruzioni storiche, punti vista sulla violenza e sull'istituzione carceraria. Il collante di questo collage, pubblicato nel 1979 eppure con la lucidità critica che ci si aspetterebbe da uno sguardo ampiamente retrospettivo, è il tentativo da parte di "altre" donne di comprendere - senza cedere a giudizi - le ragioni di vita, storiche politiche, di "altre" donne: e questo tentativo Ida Farè e Franca Spirito l'hanno compiuto in maniera non unilaterale, mettendo all'opera il pensiero della differenza che si faceva largo in quegli anni (spesso in maniera diasporica rispetto alla lotta armata).
La donna come differenza è il "sentito" femminista che innerva tutto il testo, e che diventa oggetto di riflessione rivolto alle donne intervistate, non solo in relazione ad "altre" donne che hanno compiuto scelte diverse, ma anche in relazione agli uomini con cui molte di loro militavano lasciando in secondo piano le contraddizioni interne al gruppo stesso.