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John e Joe - Un ratto che passa

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Il teatro di Agota Kristof si snoda sul filo di una comicità che a un certo punto deraglia nell’amarezza o nell’angoscia. In questo può ricordare Beckett (e senz’altro John e Joe non è esente da influenze beckettiane), ma il cuore dei testi della scrittrice è decisamente più politico che metafisico. I suoi personaggi, clownesco-laconici o istrionico-verbosi secondo le due diverse pièce, sono figure che le permettono di parlare dei temi che le stavano più a cuore, legati ai due sistemi politico-sociali antitetici in cui aveva vissuto e che, in entrambi i casi, suscitavano in lei profonde riserve. John e Joe è una riflessione sulla divisione del mondo fra chi ha e chi vorrebbe avere. I protagonisti sono due poveracci che vediamo sempre seduti al tavolino di un caffè, col perenne problema di come pagarsi le bevute finché, nella loro storia, entra un biglietto della lotteria… Un ratto che passa affronta invece il gioco di autoinganni e di mascheramenti dell’Io all’interno di una società totalitaria. Roll è un intellettuale puro e scrive poesie. Le due scene che si alternano lo mostrano nel salotto della sua casa borghese, alle prese con la moglie e certi ospiti non troppo graditi, e in una cella assieme al carceriere e ad altri personaggi, fra cui il losco «Ratto Carognone», per il quale è difficile non provare un’immediata, seppur colpevole, simpatia. Sta allo spettatore ricostruire i nessi temporali e le vere identità dei personaggi. Nel finale, agghiacciante, nulla sarà come sembrava.

112 pages, Paperback

Published June 18, 2019

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About the author

Ágota Kristóf

30 books1,524 followers
Ágota Kristóf was a Hungarian writer, who lived in Switzerland and wrote in French. Kristof received the European prize for French literature for The Notebook (1986). She won the 2001 Gottfried Keller Award in Switzerland and the Austrian State Prize for European Literature in 2008.

Kristof's first steps as a writer were in the realm of poetry and theater (John et Joe, Un rat qui passe), which is a facet of her works that did not have as great an impact as her trilogy. In 1986 Kristof’s first novel, The Notebook appeared. It was the beginning of a moving trilogy. The sequel titled The Proof came 2 years later. The third part was published in 1991 under the title The Third Lie. The most important themes of this trilogy are war and destruction, love and loneliness, promiscuous, desperate, and attention-seeking sexual encounters, desire and loss, truth and fiction.

She has received the European prize for French literature for The Notebook. This novel was translated in more than 30 languages. In 1995 she published a new novel, Yesterday. Kristof also wrote a book called L'analphabète (in English The Illiterate) and published in 2004. This is an autobiographical text. It explores her love of reading as a young child, and we travel with her to boarding school, and over the border to Austria, and then to Switzerland. Forced to leave her country due to the failure of the anti-communist rebellion, she hopes for a better life in Zurich.

The majority of her works were published by Editions du Seuil in Paris. She has two new short stories published at Mini Zoe collection entitled "Ou es-tu Mathias" and "Line, le temps". The names Mathias and Line are from her previous novels.

She died on 27 July 2011 in her Neuchâtel home.

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for LaCitty.
1,062 reviews185 followers
December 8, 2020
John e Joe
Commedia surreale, che per certi aspetti ricorda un poco il teatro di Beckett, sul tema dell'amicizia e di come il denaro possa influenzarla e, potenzialmente distruggerla. Attraverso 3 scene che sembrano schizzi per la rapidità dei dialoghi e le battute fulminanti, la Kristof delinea la storia di due poveracci le cui sorti sono cambiate da un biglietto della lotteria vincente...
Opera graziosissima

Un ratto che passa
Commedia drammatica o dramma divertente sul tema del carcere, dei regimi totalitari e di come viene esercitata la giustizia. È un testo strano, in cui nulla è ciò che sembra e ogni elemento rimanda ad altro. I personaggi stessi recitano tutti almeno due ruoli, in un gioco di rispecchiamenti inquietanti.
Profile Image for Ania Marci.
351 reviews12 followers
August 27, 2020
“John e Joe” vede come protagonisti due amici squattrinati che, tra un caffè schifoso e un paio di grappini al bar, discorrono del loro perenne problema col denaro finché non subentra un biglietto della lotteria che scompiglia le carte in tavola.
In “Un ratto che passa”, invece, troviamo un giovane poeta che si muove tra due scene che si alternano: il salotto di casa sua (dove è alle prese con la moglie e degli ospiti inattesi e poco graditi) e una cella nella quale si intrattiene col carceriere e altri personaggi tra cui il Ratto Carognone, simpatica e misteriosa creatura.

“John e Joe” e “Un ratto che passa” sono solo due tra le pièce teatrali che Agota Kristof ha scritto durante la sua vita. Celati sotto una fortissima comicità che sfocia nell’amarezza, l’autrice sottopone al lettore problemi di natura socio-politica che le stanno molto a cuore, collegati anche alla sua esperienza in due paesi diversi (nata in Ungheria dalla quale è scappata con il marito e la figlia dopo l’invasione russa del 1956): nella prima opera la povertà, nella seconda le ideologie e le scelte discutibili legate ad esse.
Lettura intrigante, divertente e insolita, adatta a tutti, non soltanto agli amanti del teatro. Super consigliata, anche sotto l’ombrellone.
Profile Image for Daniele Sannipoli.
Author 2 books10 followers
January 7, 2021
Il libro contiene due opere teatrali scritte da Agota Kristof: “John e Joe” e “Un ratto che passa”.

John e Joe, di ispirazione beckettiana, è il dialogo quasi metafisico tra due barboni ben tenuti che siedono al tavolo di un bar, discettando sul modo migliore per pagare il conto. La scrittura sintetica, ma sempre arguta e attenta, deve rendere molto bene sulla scena perché molto spazio lascia alla capacità interpretativa degli attori, con una levità rara. Kristof non ha paura di lasciare agli spazi bianchi, ai silenzi, al ritmo delle battute tutto il carico dell’interpretazione e sicuramente non teme il rischio di incomprensione talora radicato nella sintesi. La situazione cambia quando uno dei due personaggi vince alla lotteria in maniera bizzarra. L’opera dell’autrice nota per la sua lacerante “Trilogia della città di K” è in realtà un’accurata riflessione sul tema del possesso e, di riflesso, degli ordinamenti politici che tentano di regolarlo: tanto il comunismo quanto il liberismo sembrano per l’autrice rilevare un fondo oscuro che rischia di annientare ogni relazione umana. E lo fa dire ai personaggi, che stanno prendendo il caffè: uno dei due non mette zucchero, e lo sente amaro, uno ne mette troppo e lo sente dolce. Allora i due personaggi uniscono i due caffè e lo bevono di nuovo: per l’uno sarà troppo dolce, per l’altro ancora troppo amaro.

Un ratto che passa complica invece la scena della rappresentazione, che da un lato è ambientato in un carcere, dall’altro in un salotto borghese, con una pletora di personaggi colti in medias res, tra battute sagaci e inevitabili incontri in società, in un’atmosfera sospesa e surreale in cui il confine tra vero e falso, tra realtà e fantasia diventa sempre più labile. Tra travestimenti e disvelamenti, niente è come davvero sembra, fino a un finale in cui tutto collassa e la psiche, frantumata, si ricompone. E questo valzer che all’inizio sembrava grottesco e di amara allegria, si scopre alla fine di una serietà spaventosa, aprendo con poche battute la lacerante distanza tra la morale e il diritto. Perché a volte le Leggi non sono giuste, perché a volte la giustizia è una pedina del potere.

Due opere diverse, ma animate da uno stile intelligente, calcolato, che lascia più spazio agli attori che non al testo. Certo, le opere non hanno la portata tragica o surreale di altri autori, come Beckett o Ionesco, ma restano una lettura gradevole non priva di spunti di riflessione.
Profile Image for Giovanni Linke Casalucci.
122 reviews3 followers
February 9, 2021
Letti entrambi i testi di fila - e forse questo è stato il mio errore - ho trovato molto bello "John e Joe" (frizzante e per nulla banale) ma micidiale "Un ratto che passa", che svela il proprio meccanismo fin da subito e lo ripete fino allo stremo. Probabilmente merita una seconda lettura, meno bulimica.
124 reviews7 followers
January 23, 2023
"Ci hanno messo la senape. Mi piace tanto la senape. Una senape senza panino non è prosciutto."
101 reviews
March 9, 2025
“Un ratto che passa” di Agota Kristof.
Tra le opere teatrali della scrittrice ungherese/svizzera (o almeno tra le quattro che conosco) mi sembra quella più fortemente politica, nel senso ampio e ideale del termine. Non si tratta di un testo semplice, soprattutto perché vengono decisamente infrante le unità di tempo e di spazio, e i personaggi continuano a scambiarsi i ruoli, creando nel lettore un certo disorientamento, che certamente è voluto dall’autrice. Qui forse le influenze di Beckett, anche se ci sono, sono meno marcate; a differenza dell’altro testo che compone questo volume (“John e Joe”) e che avevo già letto in precedenza, in cui i due protagonisti ricordano molto Vladimir ed Estragon, i loro dialoghi surreali e la loro vana attesa di Godot.
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