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In Praise of Scribes

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Limited to 485 numbered copies. Translated from the Latin by Elizabeth A. E. Bongie. Edited by Michael S. Batts. An English version of a plea for the continuation of the art of handwriting despite the new invention of printing. xii, 47+ 1 pages. cloth.. 4to..

111 pages, Hardcover

First published January 1, 1494

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Johannes Trithemius

51 books11 followers

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Profile Image for Asclepiade.
139 reviews82 followers
January 10, 2021
L’abate Tritemio, autore di questo trattatello qui edito in traduzione italiana da Sellerio (in sola traduzione italiana: ed è una mancanza poco onorevole da parte dell’editore, e un peccato, perché sarebbe bello leggere il latino del testo originale, che la traduzione lascia immaginare piuttosto fiorito ed elegante), appare forse oggi citato più che altro come inventore di sistemi per la cifratura dei messaggi; eppure tra la fine del Quattrocento fu rappresentante niente affatto secondario di quell’umanesimo tedesco pregno di fervori classicistici e inquietudini religiose di cui fecero parte anche Johannes Reuchlin e Rodolfo Agricola. Per molti anni Giovanni Tritemio fu abate del monastero benedettino di Sponheim (morì l’anno prima che Lutero desse vita alla Riforma), e come tale indirizzò questo librino al suo collega Gerlach, abate di Deutz presso Colonia (dov’era stato monaco circa tre secoli prima il grande Ruperto di Deutz, non a caso ricordato qui anche dal Nostro) perché, se lo riteneva opportuno, lo potesse far copiare e circolare tra i suoi monaci. Redatta nelle forme dello scritto parenetico, l’opera mirava a spronare i monaci a dedicarsi con zelo alla copiatura dei testi, compito che invece, par di capire, almeno nella Germania del tempo non andava loro molto a genio: si trattava in effetti d’un lavoro spesso faticoso, di cui però qui possiamo cogliere alcuni tratti distintivi che lo caratterizzavano in quell’epoca: era una mansione, per esempio, svolta dal monaco nella solitudine della sua cella, non in uno scriptorium comune o nella biblioteca; insomma, i benedettini tedeschi in ciò erano venuti a rassomigliare agli ordini a vocazione anacoretica come i certosini e i camaldolesi; e allo stesso tempo coinvolgeva più soggetti, perché c’erano anche monaci poco bravi a scrivere, ma capaci di decorare i codici, oppure addetti alla rilegatura o alla preparazione del supporto scrittorio; né mancava un’embrionale ricerca di cura redazionale, quando un monaco leggeva la pagina a voce alta mentre il confratello amanuense controllava man mano sull’antigrafo che la copiatura fosse avvenuta in modo esatto. D’altronde, tendenze filologiche, ormai acuite dal clima umanistico di cui Tritemio stesso era esponente e fautore, avevano serpeggiato anche nei secoli precedenti all’interno dell’ordine benedettino, e soprattutto in area franco-germanica. Tritemio ripete più volte che tutti i monaci dovrebbero imparare “a scrivere”, ma il modo in cui lo fa, contrapponendoli a quelli che si limitano a leggere i codici che altri hanno copiato, induce a credere che nella fattispecie si riferisca non alla scrittura in quanto tale – benché si abbiano, in epoche di alfabetizzazione molto scarsa, frequenti casi di gente capace di leggere, sia pur in modo lento e impacciato, ma non di scrivere autonomamente – bensì alla scrittura nitida e calligrafica, quella insomma necessaria per copiare i libri. Egli ama ed elogia infatti i libri belli, corretti, duraturi: li vuole decorati (il secolo XV fu quello in cui la miniatura toccò il culmine della ricchezza e della sottigliezza espressiva) e vergati sulla costosa pergamena; nell’accusare d’inferiorità quelli a stampa, che ormai andavano diffondendosi a velocità enorme, ne menziona in effetti da un lato la scorrettezza e dall’altro la precarietà, data la corta vita della carta, da lui valutata sui due secoli: un pessimista, il buon abate; la carta di stracci prodotta a mano ai tempi di Tritemio è sovente in ottimo stato tutt’oggi, e possiamo tranquillamente sfogliare ancora manoscritti e incunaboli cartacei di singolare bianchezza e freschezza: chi sa che cosa non direbbe invece l’abate, assai più a proposito, della cartaccia che spesso adoperano gli stampatori moderni. La copiatura è addirittura vista qui, sulla scorta di tanti passi patristici, come l’attività principale e più degna d’un monaco benedettino: stiano attenti i superiori, ammonisce il Nostro, ad accordare tanto facilmente ai loro monaci il permesso di lavorare la terra o di svolgere altre mansioni fuori dalla cella invece si starsene chiusi a copiare! Qui al lettore moderno non par neanche di leggere lo scritto d’un benedettino, tanto sono svalutate le “opere comuni”, viste soltanto quali fonti di ciarle o distrazioni; vero che probabilmente Tritemio allude al lavoro fuori dai recinti claustrali, assieme a laici: ma perfino i ben più rigorosi certosini nelle loro costituzioni raccomandavano di alternare lo studio e la copiatura a occupazioni manuali all’aperto, specialmente al giardinaggio, e a fatiche fisiche come il preparare la legna o il lavoro sul tornio a pedale. L’abate peraltro getta qualche frecciatina pure ai suoi colleghi che preferivano alla guida dei loro monaci gl’incarichi politici, la caccia e la falconeria: le grandi abbazie tedesche, dotate di pingui rendite e a volte anche di poteri temporali, ormai erano spesso infeudate a rampolli di casate principesche affatto disinteressati alla vita cenobitica, che vivevano come signorotti e lasciavano il governo delle comunità monastiche ai priori claustrali; Tritemio contrappone loro la figura dell’abate religioso, colto e zelante, che si prende cura dei suoi monaci e preserva all’interno dell’abbazia il tesoro della sapienza scritturale, teologica e patristica, ma anche profana; solo i libri apertamente eretici sono esclusi dal suo orizzonte. Sembra incredibile, a questo punto, eppure succede che al curatore del volumetto sfugga il motivo centrale della polemica del Nostro contro la stampa, che d’altronde prende uno spazio molto limitato all’interno dell’opera: invece di parlare di paradigmi storici e altre alate considerazioni teoriche, gli sarebbe bastato ricordare che cosa raccomandava Tritemio di copiare: i testi profani, sì, ma prima e soprattutto la Bibbia e i Padri della Chiesa. Il monaco, trascrivendo per ore ogni giorno della sua vita le pagine sacre e le riflessioni dei primi pensatori cristiani, per ore ogni giorno si nutriva delle loro parole: insomma, il suo era insieme studio, lavoro e alimento spirituale; ecco perché da un lato esso appariva un compito più alto e nobile di tutti gli altri che il monaco potesse svolgere all’interno della comunità, a parte la preghiera, e dall’altro l’invenzione dei caratteri mobili per la stampa, minacciandone la rovina, ponesse gli osservatori più avvertiti, qual era indubbiamente Tritemio, davanti alla prospettiva d’un vuoto impossibile da colmare, da guardare sgomenti prima di ritrarsi pronunciando qualche accusa di rito contro la stampa e qualche atto di fiducia in un futuro sempre assicurato al lavoro di copista: fiducia e accusa, tuttavia, che suonano singolarmente deboli, quasi poco intimamente sentite, appena le si confronta col calore, l’amore, l’entusiasmo profusi dall’autore nel celebrare l’attività dell’amanuense. Anni fa mi capitò di leggere le parole di una monaca che, a distanza d’oltre cinque secoli, rievocava la frattura portata dalla stampa nella vita religiosa: dopo che copiare i libri a un certo momento non servì, diceva, non s’è più trovata nessun’attività che riuscisse a coniugare in modo tanto fruttuoso e naturale spiritualità, studio e lavoro. All’inizio dell’introduzione, il curatore cita la famosa frase del canonico Frollo che addita il libro a stampa e la cattedrale di Parigi: “Questo ucciderà quella”; quello che per il rivoluzionario Hugo sonava come auspicio fu in realtà un dramma che nei chiostri era stato davvero vissuto qualche secolo prima.
Profile Image for Juan Carlos Szhz.
90 reviews
April 1, 2024
Cita favorita: "Hemos buscado a lo largo de la historia el mejor de los dispositivos posibles para que nuestro saber no se destruya por completo; por eso el contenido letrado ha pasado por continentes o libros que curiosamente empiezan con la letra p: ha sido piedra, pizarra, papiro, pergamino, papel y ahora pantalla. Cada transformación ha tenido consecuencias en los sistemas de escritura, los modos de Iectura, Ia comunicación en general y los aparatos educativos".

Reseña: un monje benedictino alemán nacido en 1462 nos presenta este conjunto de ideas interesantes sobre nuestra necesidad como un colectivo de preservar nuestro conocimiento a futuras generaciones y como éste mismo proceso puede desvirtuar el verdadero mensaje que intentamos transmitir, también referido como síndrome de Thithemius para enunciar el rechazo a lo novedoso en relación con la cultura escrita. Lo curioso: su obra fue paradójicamente reproducida en las primeras imprentas de 1494 para una mayor divulgación.
Profile Image for Moloch.
507 reviews779 followers
February 18, 2015
Scoperto dal sito della casa editrice Sellerio, questo piccolo volumetto, visto che costava pochi euro, è servito probabilmente da "riempitivo" per qualche ordine on line: a dire il vero, di questi libretti della Sellerio (adorabili, per formato, tipo di carta, copertine) ne trovo sempre parecchi nei vari mercatini dell'usato: dalla descrizione del risvolto di copertina sembrano sempre fantastici, autentici capolavori da riscoprire, forse però in realtà si tratta di operette minori non per caso.

Giovanni Tritemio, nome italianizzato di Iohannes Trithemius (1462-1516), fu un umanista e monaco tedesco, abate dei monasteri di S. Martino di Sponheim e poi di S. Giacomo a Würzburg: fra le sue opere, ecco questo De laude scriptorum, scritto nel 1492 e pubblicato a stampa nel 1494, un trattatello in cui, proprio nel periodo dell'introduzione della stampa, si esalta l'antico mestiere del monaco amanuense.

Una battaglia sicuramente "di retroguardia", anche se l'autore, formatosi in ambienti di raffinata cultura umanistica, non fu affatto un arcigno avversario del progresso. Come nota Andrea Bernardelli nella prefazione, infatti, Trithemius predica "bene" e razzola "male": infatti, per un appassionato bibliofilo che per la sua collezione non disdegna affatto i libri a stampa, scrivere un Elogio degli amanuensi sembra un po' paradossale, e poco convincenti le motivazioni che adduce per sostenere la superiorità dei libri manoscritti su quelli stampati (i manoscritti, realizzati su pergamena, sarebbero ben più duraturi dei libri stampati cartacei: ma il curatore replica che Trithemius non poteva non sapere che esistevano anche edizioni a stampa su pergamena, nonché naturalmente manoscritti su carta!). In realtà, a parte la forza della tradizione che probabilmente in questo tipo di letteratura di ambiente monastico ha il suo peso (massiccia, come era prevedibile, la presenza di citazioni bibliche o da testi dei Padri della Chiesa o da autorità), mi sembra che Trithemius esalti il lavoro dell'amanuense (in particolare, dell'amanuense che copia i testi sacri) non tanto dal punto di vista "tecnico", ma soprattutto nel suo aspetto "spirituale", di lenta fatica che ti fa guadagnare il premio della vita eterna, di opera di devozione durante la quale si assimilano e si "masticano" le Scritture, di prezioso servizio per la diffusione della conoscenza della fede. Bella poi e tipicamente "umanistica" l'osservazione che è meglio avere un libro corretto e copiato senza errori che esteticamente prezioso e ricco di miniature.

Avrei preferito scoprire un manualetto con indicazioni pratiche (che strumenti si usano, come preparare il foglio, la posizione da assumere... cose così), ma d'altronde il titolo non era "Guida per gli amanuensi"; qualche consiglio c'è, ma assai generico: l'abate deve avere cura di assegnare alla pratica scrittoria i monaci più adatti al compito, i monaci che non sanno scrivere possono comunque rendersi utili (interessante che l'autore suggerisca loro, ad esempio, di rileggere quello che il copista ha scritto: ulteriore indicazione che in passato l'apprendimento della lettura e quello della scrittura erano nettamente distinti, oggi si fatica a capire come sia possibile), i libri vanno conservati con cura, e poco altro.

3/5

http://moloch981.wordpress.com/2014/0...
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