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Il feticcio quotidiano (Campi del Sapere)

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Una società come la nostra che ama credersi totalmente razionale e persino aridamente desacralizzata è in realtà minata da continue e vistose spinte mitiche, dal bisogno universale di seguire nuovi simboli, dalla generalizzazione di pratiche che non si possono spiegare dal punto di vista della tecnica e dell'economia ma piuttosto da quello dell'estetica e del mito. Se non che la maggior parte di questi miti contemporanei sono spuri, non hanno una reale profondità, somigliano insomma a quelle proiezioni improprie di cui hanno trattato Marx e Freud sotto il nome di 'feticismo'.
Cronista instancabile e teorico originale da trent'anni e più dei miti e dei riti che agitano la nostra esistenza collettiva, analista sottile delle oscillazioni del gusto che modificano il nostro panorama estetico e percettivo, critico dell'intreccio complesso fra le successive tendenze artistiche, Gillo Dorfles propone con questa nuova tappa della sua ricerca una categoria allarmante e critica della sensibilità contemporanea, quella del 'feticcio quotidiano'.
"Adorare la Madonna cantante al posto della Madonna cristiana - nota Dorfles - è certo una forma di idolatria", cioé di impiego deviante e pericoloso della funzione simbolica e mitopoietica. Come sempre la polemica di Dorfles è misurata e sobria, il suo giudizio ha più i toni distaccati del critico d'arte di quelli concitati del moralista. Ma la sua analisi anche questa volta è vasta e approfondita. I grattacieli e l'ossessione della velocità, l'uso della musica come arredo sonoro e il design postmoderno, l'inattualità della danza plastica e il nuovo teatro, la fotografia pubblicitaria e la decadenza della punteggiatura sono alcuni degli oggetti di analisi di questo libro: disparati in apparenza, unificati nel fondo da un bilancio lucido e sottile sul presente, da una scrittura pacata che però non evita mai di prendere posizione sui propri oggetti.

198 pages, Paperback

First published January 1, 1988

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About the author

Gillo Dorfles

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Born in Trieste to a Gorizian father and a Genoese mother, Dorfles graduated in medicine, specializing in psychiatry. He was a professor in aesthetics at the University of Trieste, Milan and Cagliari and, in 1948, established the MAC (Movimento per l'arte concreta) with artists Atanasio Soldati, Galliano Mazzon, Gianni Monnet, and Bruno Munari. His paintings were displayed in two personal exhibitions held in Milan in 1949 and 1950 and also in numerous collective MAC exhibitions in the 1950s. In 1956 Dorfles co-founded the ADI (Associazione per il disegno industriale).

Having stopped painting, he devoted himself to the study of aesthetics and art criticism, dealing with the problem of the vanguard, the relationship between art and industry, analizing artistic phenomena, and tastes in the contemporary society. According to Dorfles, aesthetics should focus on culture as a whole, which combine elements of fantasy, symbolic, metaphorical and even mythical suggestions. Among his major works, L'architettura moderna (1954), Kitsch (originally published in Italian in 1968 and translated in English the following year), La moda della moda (1984), Il feticcio quotidiano (1988), Horror pleni. La (in)civiltà del rumore (2008). In the same period, however, Dorfles continued to hold personal exhibitions: in 1986 his works were displayed in Milan, in 1988 in Aosta, and in 1996 in Rome.[3]

In 2010, for his 100th birthday celebrations, L'avanguardia tradita took place at the Royal Palace of Milan. Another exhibition was held in 2012 at the Milan Triennale, organized by Dorfles itself, entitled Dorfles. Kitsch - oggi il kitsch.[4]

At 103, Dorfles published a new book (Poesie, Campanotto Editore, 2013), containing previously unpublished poems written from 1941 to 1952.[5] In 2013 he was among the artists that designed the Tibetan pavilion at the 55th Venice Biennale.[6]

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