L'autore lo conoscevo solo di striscio, mi avevano incuriosito, pur senza averle ancora lette, alcune sue cose di narrativa (come si fa a resistere a titoli quali "Il testamento Disney" o "Bambini bonsai"?). E ora lo scopro come saggista, ed è davvero una bella scoperta. La scoperta di un'intelligenza notevole e una capacità onnivora di informarsi scavando nelle pieghe più riposte dell'immaginario e poi di mettere in discussione il noto senza stancarsi mai troppo. Qui lo fa analizzando il formarsi, da fine ottocento sino a quasi i nostri giorni, di quella cosa chiamata "identità sessuale", nello specifico quella omosessuale, ma con tutti gli addentellati che ha per la società nel suo complesso, per quel che può significare essere uomo o essere donna. Lo fa prendendo ben in considerazione le teorie costruttiviste, quelle secondo cui le identità fisse sarebbero soprattutto una finzione sociale, ma cum grano salis, senza esagerare. E pure quando rischia di perdersi nelle dispute teologiche e terminologiche di certi studî su genere e sessualità, quelle che spesso s'avvitano su se stesse riducendosi a impenetrabile gergo tra iniziati, riesce comunque (quasi) sempre a tornare coi piedi per terra, a non perdere di vista il reale. Forse eccede un po' nel sussumere i singoli vissuti ai modelli che quella cosa chiamata società finisce per richiedere, come se anche all'interno di questi ultimi non possa esserci o non possa esserci comunque stata una realizzazione individuale. Il rischio, tipico dei nostri tempi, è di vedere nei rapporti tra persone infestati dal fantasma del potere qualcosa di errato. Non so però se l'autore la intendesse davvero così. Purtroppo è scomparso presto e quando aveva sicuramente ancora molto da dire. Intanto accontentiamoci di questo ottimo libro, pur con tutti i suoi difetti (ma forse sono proprio le cose ottime quelle che hanno i difetti migliori).