Frédéric Pajak is a Swiss-French writer and graphic artist born in Suresnes, France. He has written novels and film scripts, and he is a painter, as was his father, Jacques Pajak. He has edited and contributed to cultural and satirical periodicals and is the editor of the highly illustrated biannual journal Les Cahiers dessinés, devoted to graphic work ranging from cartooning to the drawings of old masters. But Pajak is best known for a long series of books of unique design which present his own full-page drawings accompanied by a biographical and autobiographical quasi-narrative. The first of these works, which made his reputation, was L’Immense solitude (1999), which won the Prix Michel Dentan in 2000. He followed this up with another similarly structured work, Le Chagrin d’amour (Broken Hearts), which dealt with Guillaume Apollinaire. Later subjects included Joyce, Luther, Freud, Nietzsche, Cesare Pavese, and Schopenhauer. In the same formal vein, Pajak’s ongoing Uncertain Manifesto, which began with the present work in 2012, reached its seventh volume in 2018. Volume III was awarded the Prix Médicis (Essai) in 2014.
En el tercer tomo del impresionante ciclo de ensayos gráficos ‘Manifiesto incierto’, Pajak habla de dos contemporáneos que no pudieron ser más contrapuestos: Walter Benjamin huyendo del nazismo y Ezra Pound fascinado en sus delirios paranoicos por Mussolini.
Sin embargo, en algo de repente coinciden: mientras “Benjamin señala que, en torno a 1840, los flâneurs de los paisajes parisinos se paseaban con una tortuga y caminaban a la velocidad del animal (...), deambula, contempla la mercancía, pero no consume”, para Pound “caminar es una forma de expresar el adagio confuciano según el cual ‘la lentitud es belleza’. Es un modo de rechazar el progreso y la velocidad”.
“Quegl’individui che coll’andar del tempo si sono posti a livello delle cognizioni del nostro tempo, sono necessariamente passati per tutti quegli stati per cui lo spirito umano è passato dal principio del mondo fino al dí d’oggi […], e ha sperimentato in se tutti gli avvenimenti dell’intelletto che il genere umano ha sperimentato in tanti secoli quanti sono corsi dalla sua origine insino a ora. La storia del suo intelletto è quella appunto di tutti questi secoli ristretta e compresa in venti o trent’anni di tempo” (Zibaldone, 4065-4066). Gli ultimi due giorni della vita, diversi nomi e modi sono usati per chiamare Benjamin: per chi lo incontra in fuga, è un professore universitario; per il portiere della locanda, il dottor Walter; per altri, un velleitario. Nel chiudere questa prima trilogia di un lungo percorso, Pajak fa fatica a salutare il massimo leopardiano del secolo scorso. Ci ricorda come il racconto di sé abbia senso quando visto attraverso chi abbia avuto filtri migliori, ossia più vicini alla cognizione del fallimento. Benjamin muore e il destino lo accoglie in una fossa comune, come i vinti della Storia ai quali dedica più tesi Sulla filosofia della storia. Muore celebrato, anche se da domenicani, a differenza dell’altro Diomede di questo testo, Pound. La fede di Pound appare presto un tema senza risposte, ma Pajak, da immenso scrittore e disegnatore, si accontenta di darcene una sola possibile lettura, documentata e onesta. A noi sempre orfani dopo la fine di un capitolo del Manifesto Incerto, rimangono i piccoli Mussolini della minuscola prosa del presente.
Bello libro de dibujos de Frederic Pajak con las biografías de Walter Benjamin y de Ezra Pound, un libro al menos curioso por la antítesis de los protagonistas.