La storia che ho voluto raccontare, lo dico subito, è una storia crudele. Per festeggiare il superamento dell'esame di maturità, quattro ragazzi, quattro compagni di scuola di un liceo di provincia, affrontano un epico viaggio in auto attraverso l'Europa. Il pretesto per partire è fornito dal concerto londinese di uno dei loro miti, Joe Strummer, l'ex leader dei Clash. Ma i tempi sono cambiati, il punk e il post-punk sono svaniti, la cultura hip-hop ha cominciato a raccontare al mondo la rabbia dei ghetti americani, Joe Strummer sta affrontando una nuova vita artistica con un progetto solista, e i quattro amici si trovano all'improvviso, in anticipo sulle previsioni, a dover compiere una scelta terribile, una scelta da cui dipende la possibilità di avere un futuro. Vent'anni dopo, tre di quei ragazzi sono diventati adulti, si sono fatti una famiglia e una posizione, ma sentono il bisogno di "ritornare" sull'evento drammatico, sul cruento rito di passaggio che ha sancito la fine della loro giovinezza. Andranno a fare visita all'unico del gruppo rimasto, in un modo estremo, lo stesso di allora.
A volte l'universo manda messaggi martellanti. Ad esempio, ti fa passare il Capodanno con amicizie storiche e con belle persone nuove con cui ci si piace subito, e poi, al ritorno a casa, ti fa pescare dalla libreria dei regali non ancora letti un romanzo leggero leggero, un po' un Bildungsroman hollywoodiano tipo Stand By Me, in cui ci sono il punk rock, la Londra che vedesti a 16 anni, le vacanze estive fatte con quattro soldi, l'entusiasmo dei 19 anni e la grossolana saggezza dei 40, la Pavia che è la tua città madrina in cui sei rinato, e quel bromance che chiaramente si profila come tuo leit motiv di questo anno 2023 d.C.
Grazie zio Max, perché a volte non ci serve alta letteratura, ci serve una storia di provincia semplice e vera: me ne hai data nel '14 quando ho riscoperto gli 883, me l'hai data oggi con Per prendere una vita. Grazie di cuore.
E’ stata una lettura piacevolissima, così tanto che l’ho letto in una settimana!!!!! Finalmente ho trovato un libro che mi ha presa, che mi dispiaceva staccarmi perchè volevo sapere di più.
Max Pezzali nasce come cantante, anzi come cantautore, che io ho amato e continuo ad amare fin da quando ero piccola, proprio perchè le sue canzoni sono semplici e raccontano storie di vita vissuta proprio come la trama del suo libro: Prendersi una vita.
Andrea, la voce narrante, racconta “la storia di quattro ragazzi di vent’anni fa e di come gli eventi di un’estate abbiano cambiato per sempre le loro vite”. Lui, è un giornalista , e come ogni Natale, dopo la cena con i parenti, si incontra al bar di sempre con i suoi due amici, Gianluca e Marco. Immersi nella nostalgia dei loro ricordi, Marco propone di rifare lo stesso viaggio che fecero vent’anni fa dopo la maturità verso Londra in occasione del concerto di Joe Strummer e dove perse la vita il loro amico, Adamo, la “quarta” carta di asso.
Non vi aggiungo altri particolari, questa volta niente spoiler, perchè spero vivamente che lo leggiate e lo adoriate. Mi ha fatto emozionare e provare a vivere un’esperienza che io non ho mai vissuto da piccola e che non penso vivrò mai. Ho sempre desiderato avere delle amiche con le quali condividere un sacco di esperienze e ricordare un giorno insieme a loro a tutte le cavolate fatte insieme. Ho avuto un altro tipo di vita, pazienza. Alla fine i libri li adoro proprio per questo.
Qualcuno d'importante ha detto che non ha senso vivere la vita se non si ha modo di raccontarla. O forse non lo ha detto nessuno, e a dire il vero non è neanche sto grande aforisma. Però penso contenga un fondo di verità: se non la organizziamo in una struttura narrativa, in un grigia logica che gli dia un significato, la nostra esistenza è solo un susseguirsi di episodi più o meno casuali. I racconti di guerra dei nonni, le fotografie dei giapponesi sotto la Torre di Pisa, i tatuaggi per gli amori finiti male, i filmini della prima Comunione, sono tutti tentativi di scrivere una sceneggiatura, di dividere in capitoli la nostra vita in modo che le esperienze belle e brutte, le persone care e quelle incrociate per un istante, i luoghi attraversati durante il viaggio e le emozioni provate non vadano perdute per sempre "come lacrime nella pioggia". Perdonate la citazione scontata
Pensavo inizialmente fosse un saggio sul famoso gruppo musicale, ma non lo e'. Dopo aver letto le prime pagine credevo invece fosse il solito trash autobiografico. Non e' trash, ma e' comunque un romanzo molto banale. Banale il finale, telefonato, e banali e irrealistici i personaggi. Si tratta infatti di tre compagni di scuola che "casualmente" e "guarda caso" tutti e tre si sono realizzati e sono diventati in pochi anni professionisti del proprio settore, cosa che in Italia al giorno d'oggi e' impensabile (soprattutto con queste percentuali). Per fortuna il romanzo e' molto breve e si legge subito, e nel complesso non e' scritto malissimo (ma ha probabilmente avuto un pesante lavoro editoriale).
Storia semplice: quattro ragazzi che per festeggiare la maturità decidono di fare un viaggio in macchina fino a Londra per assistere al concerto dell’ex leader dei Clash. Durante il viaggio succedono varie avventure. Dopo 20 anni decidono di rifare lo stesso viaggio ma si accorgono di essere cambiati, tutti tranne uno. Il primo libro di Max Pezzali come autore, per essere un cantante e non uno scrittore direi che è scritto in modo molto scorrevole.
Una meravigliosa sorpresa questo romanzo! Non mi sarei aspettato di rimanere così coinvolto emotivamente. Sarà anche il periodo magari. Amicizia, crescita, dolore, amore, tradimento, forte nostalgia della giovinezza. Con una punta di drammaticità e così vero. Consigliatissimo, Grande Max! Voto 8e1/2
Apprezzo il Max musicista, ma non riesco a farmi piacere Max lo scrittore. E non perché non sia bravo a scrivere, anzi, è bravissimo. Quello che mi manca è la forza trascinante tra le pagine. È la cronaca di un viaggio, ma alla lunga stanca. Peccato.
Tornare giovani con un libro, con tutti gli elementi pezzaliani della cultura di nicchia e della vita imprevedibile e crudele. Decisamente non male per essere un'opera prima.