Nella parabola di vita che l’ha portato da ufficiale dell’esercito britannico nelle grotte calcaree di Rœux, durante la Prima guerra mondiale, a figura di riferimento per tanti giovani del ‘68, John G. Bennett ha svolto un grande lavoro di sintesi fra scienza e spiritualità. La sua opera magna The Dramatic Universe, che egli ha definito con modestia come una serie di note a piè pagina ai Racconti di Belzebù a suo nipote di Gurdjieff, è il tentativo di esporre una visione unificata della realtà. Le sette linee di lavoro (The Sevenfold Work) è emblematico in questo senso perché attinge a quella conoscenza universale, quella filosofia perenne di cui parlava Aldous Huxley, in cui affondano le loro radici molte grandi tradizioni, dal sufismo al buddismo, dall’induismo al cristianesimo. Quello che nella Quarta Via viene chiamato «il Lavoro» forse è proprio quel magnum opus, quel lavoro di evoluzione umana cosciente che Bennett sostiene vada avanti da quarantamila anni. Questa raccolta di lezioni e scambi con gli studenti è un inestimabile strumento pratico per chiunque sia alla ricerca di risposte e sia, come Bennett, pronto a credere che «la parte più interessante e importante della realtà si trova oltre la portata dei nostri sensi e della nostra mente.