Cesare è un bambino che chiacchiera e gioca a Memory con il suo circolo multietnico di Barbie, ha scelto Ines detta Lines come amica per non rimanere da solo in fila a scuola, passa i suoi pomeriggi con una anziana che lo cosparge di profumo, detestata dai suoi genitori perché fomen ta le sue stramberie. La sua vita di paese sarebbe potuta continuare sempre uguale, se a stravolgerla non fosse arrivato il trasferimento di tutta la sua famiglia in un monolocale ai bordi miserabili tra Milano e Cinisello.Al piano di sopra, però, abita Gabbo, da cui Cesare, ormai cresciuto, è dannatamente eccitato, perché Gabbo è tutto ciò che Cesare vorrebbe essere: uno deciso a prendersi dalla vita tutto, costi quel che costi. Per questo, quando suo padre viene arrestato, la madre si rifugia nel letto, il fratello scompare, Cesare decide di risalire dal fondale del proprio abbandono seguendo le tracce di Gabbo. Per entrare nel giro, però, Cesare deve smettere di essere Cesare, dire di sì a ogni tipo di richiesta ma anche abbandonarsi a una fascinazione morbosa simile a quella che prova per Gabbo. Una fascinazione che lo eccita come lo zucchero ed è ripugnante come il catrame, e che alla fine gli chiederà un conto molto, forse troppo, salato. Giacomo Cardaci torna al romanzo con una storia feroce, a tratti spiazzante, in cui i margini opachi tra disonestà, innocenza, odio, rabbia, si dissolvono, e i lettori saranno messi di fronte ai desideri inconfessabili che si nascondono in ognuno di noi.
Questo libro si è fatto leggere in un giorno e mezzo; caso raro ormai per me, che spesso rimango intrappolato per lungo tempo in libri che non riescono a prendermi. Probabilmente merito della prosa, coinvolgente, diretta, dura. Un romanzo ben bilanciato nelle sue parti, per una storia che trascina i personaggi e il lettore verso il fondo.
Qualche piccolo suggerimento/opinione. Avrei dato una chance all’agente immobiliare, approfondendo la storia, invece di farlo sparire nel nulla. Avrei approfondito maggiormente anche il rapporto di odio-amore del protagonista con Gabbo, visto che è la premessa del romanzo. Controllerei meglio la coerenza storica, dato che sono rimasto un po’ stranito dalla compresenza, in un ridotto spazio temporale, di iphone, cabine telefoniche, internet point, zaini dell’invicta pieni di firme a pennarello, grattacieli di Porta Nuova, lettere di carta spedite per posta, high school musical. Renderei i riferimenti topografici di Milano più trasparenti per chi di Milano non è. Via Lecco, Bicocca, Sesto San Giovanni, non basta localizzarli su maps, ma bisogna che vengano contestualizzati con il valore sociale che assumono quei luoghi al tempo degli avvenimenti del romanzo.
Zucchero e catrame - Cardaci 7.5 - sembra un romanzo di formazione, ma è la distruzione di Cesare, da parte di tutti, padre madre, fratello, scuola, suore o amici. Non c’è scampo per Cesare. Ogni via intrapresa lo svilisce, lo insulta, non lo capisce. La provincia bigotta e la Milano da bere che non c’è più, solo microcriminalità e sfruttamento. Si sta meglio in carcere. Sembra finire sul più bello, ma le ultime tremende 4 righe dicono che in effetti è stato detto proprio tutto. Crudo e perso
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Finito. Crudo, duro, vero. Poteva essere... poteva! La punteggiatura, la punteggiatura mannaggia! Inoltre, secondo me, anche un ‘rimescolamento’ di alcuni paragrafi avrebbe fatto rendere di più la storia. Più fluida, scorrevole, più incisiva. E alcuni vocaboli dialettali, 'popolareschi', andavano messi in italiano, non nei dialoghi dove, anzi, vanno benissimo... E mi dispiace perchè è un peccato Poteva essere più potente e se lo meritava
Libro ben scritto e molto scorrevole. Storia interessante e per nulla noiosa, avrei solo preferito che l’autore si concentrasse maggiormente descrivendo alcuni capitoli del romanzo, come ad esempio il finale.
Romanzo che racconta la storia di un adolescente, figlio di genitori umili del Friuli che insieme alla sua famiglia si trasferisce a Milano per cercare una vita migliore e che in realtà conoscerà il carcere, prima indirettamente e poi personalmente. È dal Beccaria, ipm di Milano, che inizia la sua storia, fatta di dolore, scarsa accettazione di sé e della propria omosessualità, di sofferenze, di ignoranza, di incapacità di confrontarsi con l'esterno. Un romanzo molto crudo che getta una luce molto inquietante su come un giovane seppur nel ventunesimo secolo affronta la propria sessualità, provo di adeguato supporto e in balia di personaggi poco raccomandabili . Una storia di profonda miseria umana e sentimentale. Mi ha molto colpita. Milano è una delle mie città del cuore e alcuni dei posti raccontati nel libro, ovviamente, generano in me ricordi diverso rispetto al protagonista. Al contempo, per motivi di lavoro, conosco anche la situazione dei minorenni detenuti e di come è strutturata la "giustizia minorile" che suo, in ogni caso ho trovato narrata in modo sbrigativo e superficiale. Ma di certo non era quello il fulcro del romanzo. Che io ho comunque trovato interessante e azzeccato.
Ottimo romanzo. Probabilmente già vendendo la copertina mi sarei incuriosito, il titolo poi è davvero accattivante. Il romanzo non delude per niente le aspettative che avevo sul libro. La storia è molto forte e ben costruita, mi ha fatto molto immedesimare nel protagonista perché con altre condizioni e altre esperienze potrei essere io. A parte questo mio ulteriore immedesimazione nel racconto, la storia è forte e ben scritta. Si percepisce proprio la discesa nel buio del protagonista e il suo disperato bisogno di redenzione, di essere diverso da quello che ha sempre conosciuto, ma la sua incapacità di diversificarsi da suo padre e da Gabbo e da quell'immagine distorta e tossica di figura maschile in cui si trova ad essere imprigionato. Molto bella la scena, anche se appena accennata, al bar con il fratello dove vi è una sorta di liberazione dalle catene e dal passato e la creazione di un nuovo legame tra i due fratelli.
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La scrittura di Cardaci ha il potere di ingoiare chi legge, pur essendo cruda - anzi, a tratti direi crudele. Ha una musicalità che aiuta a buttare giù i paragrafi come fossero caramelle. Se non fossi sempre stanca che la metà basta, lo avrei finito in un terzo del tempo. Ci sono alcuni passaggi della storia che mi hanno convinto meno, ma nel complesso la storia è trascinante. Forse il punto è proprio che verso la fine ero talmente tanto dalla parte di Cesare che faticavo a vederlo come un criminale. I mostri, qui dentro, sono altri. Anzi, considerati l'ambiente in cui è cresciuto e gli incontri che ha fatto, poteva finire molto, molto peggio. Penso che il premio di personaggio più odioso si contenda tra la suora e il padre.
La prima metà del libro, per ambientazione e argomento, ricorda molto il più fortunato “Febbre”, dello stesso editore Fandango, ma dal confronto esce perdente: “Zucchero e catrame” è meno originale nello stile, più scontato nel punto di vista, meno “sincero”. Dalla seconda metà in poi i due romanzi divergono maggiormente, a ulteriore svantaggio del primo: al romanzo di crescita in forma di memoriale incentrato sull’identità sessuale si sostituisce un intreccio di pura fiction. L’esito è una lettura piacevole, che scivola rapida, ma senza vera profondità, senza potenza espressiva.
Le vicende di questo romanzo sono tratte da una storia vera, con un colpo di scena alla fine di ogni capitolo. Le riflessioni del protagonista e le vicende si intrecciano perfettamente in una scrittura inusuale, a tratti quasi poetica. Il romanzo è ricco di dolore e credo che talvolta sia facile rispecchiarsi nel protagonista proprio perché nel libro ci sono spaccati di vita quotidiana.
Mi ha talmente preso che l'ho divorato in un giorno. Un memoir crudo, che ha i tratti del romanzo di formazione alla fine del quale, però, il protagonista è tutto fuorché formato. Mi sono ritrovato ad immedesimarmi con il senso di isolamento di Cesare e a precipitare insieme a lui nella spirale di catrame che inizia ad avvolgerlo al primo "frocio" detto tra le risatine (nonostante la mia storia e la sua non abbiano sostanzialmente quasi niente in comune).
Cardaci è stato eccelso nel trasmettere quel senso di impotenza che circonda il protagonista, talmente potente da diventare claustrofobico. E ha fatto centro ispirando nel lettore un senso di tenerezza che si può provare per un cucciolo abbandonato sull'autostrada e che non vorresti mai provare per un essere umano. Tenerezza che si unisce ad ulteriore senso di impotenza quando il lettore in questione realizza che Cesare non ha una famiglia alle spalle, non ha amici, non ha prospettive scolastiche né lavorative, non ha nemmeno dei veri interessi o un hobby o qualcosa da fare durante la giornata. Oggi lo chiameremmo Neet, ma non è solo questo. È un ragazzino rotto, svuotato, abbandonato a se stesso e maltrattato dagli altri. Come un'emblematica macchia di sangue sul marciapiede su cui, ironicamente, l'interesse amoroso del protagonista sputa.
L'ho apprezzato soprattutto perché non è il solito romanzo italiano LGBTQI+ in cui il protagonista soffre ma alla fine o si fidanza o riceve un'epiphany o diventa ricco. Alla fine di "Zucchero e catrame" Cesare è sul fondo della propria vita (e della società) e nessuno viene a dirci che andrà tutto bene dopo.
P.S. L'unica cosa che mi ha un po' mandato in confusione (ma forse è un problema mio) è la presenza di riferimenti temporali e culturali che cozzavano tra di loro.
La storia c’è tutta e i personaggi principali sono delineati bene come anche le loro intenzioni e tutta la loro sensorialità e introspezione. Tuttavia spesso manca di verosimiglianza, troppe ingenuità espressive e palesemente involontarie disseminate un po’ qui è un po’ lì. Alcuni personaggi secondari sono solo comparse fastidiose che ingombrano una storia che potrebbe essere più genuina se semplificata. Credo che l’intento di Cardaci fosse quello di donarci del pathos erotico alquanto pruriginoso, e un po’ c’è riuscito, ma giusto un po’.
Una lettura piacevole, tutto sommato. Ma non abbastanza.
23\2024 Cesare è un bambino che gioca con le Barbie in un paese nella provincia di Udine. Tra la suora violente e il bullismo degli amici si trasferisce a Milano dove la situazione non cambia. Violenza psicologica da parte del padre e di chi lo circonda per non essere ciò che ci si aspetta. Si innamora della persona sbagliata e viene coinvolto in brutti giri. Romanzo molto forte e crudo nei temi e nel linguaggio
C'è chi la vita la subisce, come Cesare il protagonista di questo romanzo. Le cose ti accadono, ti portano nel baratro e poi basta poco, un abbraccio, per ridare un senso a tutto. Cardaci è al suo terzo romanzo e lo si vede dalla scrittura esperta, semplice ma mai banale.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare: il cazzo di Gabbo.
Storia dura, forte, senza filtri. Ho trovato alcune descrizioni della vita familiare del protagonista eccessivamente drammatizzate, con la storia troppo sbilanciata su questo versante. Il focus però è un altro, purtroppo lasciato solo alle ultime (strepitose) pagine del libro.
Un piccolo capolavoro dal quale è difficile staccarsi. L’ho letto in un giorno, amando la scrittura di Cardaci - ironica, sincera, a tratti spietata - sin dalla prima riga.
“Ci sono tanti tipi di odio, tanti bersagli d'odio, tante ragioni per cui l'odio nasce e si accumula dentro di noi: il carcere è un museo dell'odio. Ma il peggiore di tutti è l'odio rivolto verso se stessi, che è nato e si è stratificato grazie agli altri: è per questo tipo d'odio, credo, che io sono qui. Se non ci si disprezza, se questo disprezzo non si accumula nella nostra mente senza lasciare spazio ad altro, non ci si butta via nel modo in cui ho fatto io. Non si finisce rinchiusi in questa casa degli errori, come è successo a me. Non si rimane aggrappati alla coperta, soggiogati da ricordi così intensi che sembra rimbombino, e che, d'improvviso, fanno sussultare e aspirare tutta l'aria che c'è nella stanza.”
Cesare è un ragazzo con un vissuto particolare, buio e colmo di dolore. Grazie a penna e foglio, il protagonista riesce a ricostruire la sua vita. Tutto intorno a Cesare puzza di marcio. Non ha amici, cerca solo di sopravvivere per non essere schiacciato e bullizzato. Gli spiacevoli eventi lo conducono nell'abisso e l'abisso ben presto si trasforma in cella.
È un romanzo duro, con un linguaggio forte perfettamente coerente e anche rispettoso del protagonista, Cesare non potrebbe esprimersi diversamente.
Il libro ha riscosso un buon successo tra di noi. La scrittura di Cardaci ha avuto la capacità di unire il gruppo, con molti di noi che si sono riconosciuti sia nel linguaggio utilizzato che negli ambienti descritti. Questa connessione ci ha permesso di vivere la lettura in modo particolarmente intenso e personale.
La discussione che ne è seguita ha portato alla luce riflessioni profonde sul rapporto che abbiamo con le persone a noi più vicine e sull’influenza che queste relazioni hanno sulla nostra vita. Un aspetto particolarmente intrigante è stato il mistero intorno alla reclusione del protagonista, che non è stato chiaro fino alla fine del libro. Questa curiosità ha mantenuto viva la nostra attenzione e ci ha spinti a proseguire nella lettura fino alla conclusione.
In definitiva, “Zucchero e Catrame” si è rivelato una scelta azzeccata, capace di stimolare conversazioni significative e di rafforzare i legami all’interno del nostro gruppo, dimostrando ancora una volta come la letteratura possa essere uno strumento potente per la condivisione e la riflessione collettiva
Quando mi è stato inviato Zucchero e catrame ero completamente all'oscuro riguardo ciò che mi sarei trovata a leggere, nonostante io avessi visto questo romanzo ovunque su Instagram.
Il romanzo, diviso in tre parti principali, è raccontato in prima persona dal protagonista, Cesare che, attraverso aneddoti del suo passato, ci spiega come è arrivato al punto in cui si trova nel momento in cui inizia a scrivere. Sin dalle prime pagine vediamo Cesare giustificare i suoi comportamenti attribuendoli a questo o a quell'episodio che ha segnato la sua vita sin da bambino.
Già dall'inizio della mia lettura mi è sembrato che questo romanzo, in un modo o nell'altro, ricalcasse un po' quello che Svevo aveva fatto con La coscienza di Zeno, anche se in maniera completamente differente. Con ciò non voglio assolutamente paragonare Zucchero e catrame all'opera di Svevo, lungi da me farlo, ma se deciderete mai di leggerlo scoprirete che lo scopo di Cesane nello scrivere questa sorta di "diario" del passato è quello di giustificarsi e di far ricadere tutte le colpe su questo o quell'altro individuo. Certo, le circostanze in cui si trova a vivere non sono le migliori, vessato sin da bambino sia a scuola che a casa perchè giocava con le Barbie e per i suoi atteggiamenti, Cesare si ritrova a diventare quello da cui ha sempre cercato di tenere le distanze, suo padre.
Zucchero e catrame è un romanzo che... CONTINUA A LEGGERE QUI -> https://goo.gl/tVQ3Pw