Siamo nell’anno “011” del XIX secolo. Il dottor Vikström, studioso di Qabbaláh e mistica, profondo conoscitore di testi ermetici, si imbatte al Museo Napoleon di Parigi in un documento che lo turba profondamente. Sulle tracce di questo testo, e di alcuni scritti di Keplero ad esso collegati, giunge in una Torino quantomai misteriosa. La sua vita sarà sconvolta da una serie di eventi e incontri fuori dall’ordinario. Altri otto personaggi sono infatti strettamente connessi, ma per motivi completamente differenti, a quel manoscritto. La prospettiva per l’intera umanità è terrificante: il Ragnarök, la fine del mondo nella mitologia norrena, è reale e sta per scatenarsi attraverso il risveglio di Fenrir, il lupo, figlio di Loki, incatenato alle profondità della terra. Se Fenrir si desterà completamente, il Ragnarök avrà inizio e il mondo così come lo conosciamo non esisterà più. Torino, la città magica per eccellenza, assiste ad una corsa contro il tempo in cui nove personaggi incrociano i propri destini per risolvere quello del mondo.
Adoro i libri di avventura, e li apprezzo ancora di più quando la trama non è solo "tizi che fanno cose" ma diventa un po' la "scusa" per raccontare e fare speculazione su misteri veri, reali. E l'autore si guadagna la mia profonda stima quando riesce a gestire il materiale senza forzature, quando dimostra di saper raccordare tutti gli elementi in modo credibile, prendendomi per mano e mostrandomi una possibile soluzione al mistero con la scusa (godibilissima) della caccia al tesoro.
Ne "Il Risveglio di Fenrir" c'è ricerca, c'è passione e cura meticolosa dei dettagli. L'autore riesce a stimolare nel lettore la curiosità, la voglia di andare a vedere se Keplero ha scritto davvero di musica (delle sfere), riesce a fornire spunti che intrigano e a gestirli in modo coerente, intessendoli in una trama fantastica che appaga l'immaginario senza buchi logici. A tutto questo si aggiunge una scenografia atemporale, dove magia e scienza si muovono su binari separati che finiscono per unirsi, dove il lore norreno può mescolarsi senza stonature con l'epoca vittoriana, dove lo steampunk si fonde armonicamente col resto risultando finalmente un elemento interessante ai fini della trama e non solo un feticcio estetico. E dove la musica è una scienza capace di plasmare il mondo.
Sul finale la narrazione tende ad accelerare e mi sarebbe piaciuto che alcuni elementi per me molto interessanti venissero sviluppati di più, ma è una questione di gusto personale che non inficia la qualità generale del testo.
In sintesi: consigliatissimo a chi ama le avventure "intelligenti".
Di solito finisco i libri che inizio, soprattutto quelli del club di lettura. Ma c’è differenza tra finire un libro che non mi prende, e passare un’ora del mio tempo a correggere grammatica e sintassi di un libro che avrebbe dovuto avere un editing, dal momento che è stato pubblicato e che si paga per leggerlo. Non ho idea di come si sarebbe sviluppata la storia in questo libro, ma non mi interessa, francamente, quanto buona sia l’idea o la trama se l’autore non è capace di scrivere in un italiano decente. Cosa non funziona in questo libro? La punteggiatura è totalmente sballata; l’autore non sa usare il congiuntivo, non sa concordare i tempi verbali in un periodo ipotetico e non sa neanche che in italiano, quando tra un verbo e il successivo cambia il soggetto, è obbligatorio esprimere il soggetto del secondo verbo. Quest’ultimo errore è praticamente costante, dal momento che l’autore si diverte moltissimo a personificare oggetti inanimati, creando orrori come un braccio che passa attraverso una gola e poi sente un rumore, o la Luna che si nasconde dietro le nuvole e poi svolta in un vicolo. Altri dettagli problematici sono: le continue ripetizioni (mi sono scordata di segnarmela, ma all’inizio di uno dei primi capitoli la stessa parola viene usata tre volte in due righe), di termini e anche di intere frasi; il linguaggio che nelle descrizioni vuole essere aulico e dimostrare chissà quale inesistente padronanza, dal momento che spesso è anacronistico o addirittura prende come sinonimi parole che non lo sono; i dialoghi assolutamente ridicoli, inclusa la simpatica abitudine di iniziare uno scambio di battute con un personaggio che dà del Voi ad un altro, per poi passare al Lei poche righe sotto e, in un caso eclatante, nel corso della stessa frase. Insomma, cosa penso di questo libro? Se in prima superiore avessi consegnato alla mia Professoressa un tema scritto così, avrei preso un bel due. Che è il voto che voglio dare a questo libro, anche se non l’ho finito, memore del fatto che quando andavo a scuola il contenuto non avrebbe potuto salvare una cosa scritta così male da questa valutazione. -Librovora miki_tr
Giuro che la sinossi sembrava interessante, se no non l’avrei votato, ma tutto lo sviluppo è una totale noia. Dalla descrizione della trama mi aspettavo una storia più avventurosa. Ho tenuto duro fino a circa al 60% del libro, quando ho visto che proprio non ce la potevo fare ad andare avanti e non mi ricordavo assolutamente di quello che stavo leggendo. Mi sono andata a leggere la fine del libro e l’ho chiusa lì. Sospetto che il fatto che questo libro non sia scritto in maniera corretta, spiegato prima dalla librovora miki_tr, sia alla base del fatto che non riuscivo a concentrarmi sulla storia, perché i discorsi non filavano correttamente. A parte questo, i personaggi sono piatti e mi ricordo solo un certa Lady Lewis, che però, quando ha iniziato a piacermi, è sparita per diversi capitoli, facendomi perdere interesse. Peccato, perché se la trama fosse stata sviluppata bene, e se fosse stato editato correttamente, questo libro sarebbe potuto essere una bomba. -Librovora Marty
La mia fortuna con questo libro è stata quella di non essere brava con la grammatica (i miei testi passano sempre sotto mano della librovora miki_tr prima di essere pubblicati), quindi le difficoltà che ho avuto con la lettura di questo libro le avevo imputate allo stile dell’autore; anche perché, parlando di un romanzo steampunk, avrebbe avuto senso trovarsi un testo un po’ complicato da leggere. Se non fosse stato il libro del club di lettura, l’avrei abbandonato subito, ma l’ho letto cercando bene di capire quali fossero i suoi problemi, in modo da poterne parlare al prossimo incontro. Oltre ai problemi di sintassi e grammatica già ampiamente discussi dalla librovora miki_tr, il primo che ho notato sono stati i personaggi: sono troppi e un po’ stereotipati, quindi non sono riuscita a farmene piacere nessuno. Una volta concluso il libro mi sono chiesta: che senso ha avuto il personaggio del capitano? Visto che ho dato un due, pensereste che qualche punto positivo c’è e, infatti, uno l’ho trovato: lo steampunk! Ci sono veramente tantissimi elementi di questo stile e mi sono anche piaciuti. -Librovora Gioneb http://librovoretremende.blogspot.com/
Se qualcuno si chiedesse perché di solito declino le offerte di lettura, beh , ho finito da qualche giorno “Il Risveglio di Fenrir”, più o meno a un anno tondo da quando ne ricevetti copia dalle mani dell’autore in un angusto e semibuio locale torinese. Ecco io ho dei tempi un po’ così… però alla fine ci arrivo! Forse.
In questo caso ci sono arrivato, con una fatica bestia, perché ho un sacco di cazzi per la testa e la mia concentrazione è quella di un criceto e questo libro invece ne richiede, di concentrazione, per due motivi, uno buono e uno meno. Prima di parlarne però approfittiamo della sinossi per riassumere il contenuto dell’opera:
- Siamo nell’anno “011” del XIX secolo. Il dottor Vikström, studioso di Qabbaláh e mistica, profondo conoscitore di testi ermetici, si imbatte al Museo Napoleon di Parigi in un documento che lo turba profondamente. Sulle tracce di questo testo, e di alcuni scritti di Keplero ad esso collegati, giunge in una Torino quantomai misteriosa. La sua vita sarà sconvolta da una serie di eventi e incontri fuori dall’ordinario. Altri otto personaggi sono infatti strettamente connessi, ma per motivi completamente differenti, a quel manoscritto. La prospettiva per l’intera umanità è terrificante: il Ragnarök, la fine del mondo nella mitologia norrena, è reale e sta per scatenarsi attraverso il risveglio di Fenrir, il lupo, figlio di Loki, incatenato alle profondità della terra. Se Fenrir si desterà completamente, il Ragnarök avrà inizio e il mondo così come lo conosciamo non esisterà più. Torino, la città magica per eccellenza, assiste ad una corsa contro il tempo in cui nove personaggi incrociano i propri destini per risolvere quello del mondo. -
Ecco il motivo “meno” meno è che il testo avrebbe avuto bisogno e meritato di un paio di limate in più, anche perché, in un modo funzionale al suo immaginario, è scritto in modo volutamente “retrò”, con i punti di vista dei personaggi che si intrecciano, perciò se l’attenzione latita si rischia di perdersi i pezzi.
Il motivo buono, invece, è che questo libro è zeppo di roba: una capitale sabauda immersa in un inverno senza fine è lo scenario per intrecciare elementi steampunk ai misteri della Torino esoterica, i miti racchiusi nell’“Edda” di Snorri si intrecciano alle teorie dell’“Harmonices Mundi” di Keplero, una storia “gialla” di efferati omicidi si collega al mondo del soprannaturale. Tutto questo e molto altro ancora si intreccia all’interno della trama e davvero ho ammirato come Paolo sia riuscito a riallacciare tutti i fili che aveva dipanato attraverso il romanzo. Io mi ci sarei trovato ingarbugliato come un micetto in un cesto di gomitoli.
Come dicono quelli che ne sanno, il romanzo è plot-driven, cioè la narrazione è spinta avanti dallo svolgersi degli eventi, in questo caso dal susseguirsi di scoperte e scontri che svelano il mistero del Risveglio di Fenrir, più che dallo sviluppo dei personaggi, anche in questo caso con una scelta narrativa molto vintage. E qua va a gusti perché c’è chi predilige una cosa, chi l’altra, io in generale tendo a godermi quello che leggo senza pormi il problema.
Ho apprezzato in particolar modo il passaggio in cui, verso la fine, viene raccontato l’inganno con cui viene intrappolato il lupo Fenrir nel mito norreno, il registro cambia di colpo assumendo toni alti, veramente da epica vichinga.
In definitiva “Il Risveglio di Fenrir” è un lavoro affascinante ed estremamente ricco. E anche molto metal ;)
Bel romanzo di ambientazione Steampunk, ambientato principalmente a Torino. Acquistato a una Fiera Steampunk, incuriosita inizialmente dal coinvolgimento dei Therion, metal band svedese fra le mie preferite di sempre, mi sono ritrovata fra le mani una storia complessa, ben congegnata e soprattutto scritta davvero bene. Un piacere leggere un'opera di questo tipo da una penna italiana e fuori dai circuiti delle grandi case editrici (che non sono sempre sinonimi. La storia del libro è essa stessa inusuale e collegata anche ad un gioco da tavolo. In rete si può trovare un cortometraggio davvero bello - Adulruna Rediviva (che riprende una possibile partita al gioco, coinvolgendo i personaggi del romanzo e gli stessi membri della band) che mi fa ragionare sul fatto che se fossimo in un paese "meglio", il libro potrebbe diventare una bella miniserie.
Mi auguri venga tradotto in inglese, per la gioia di tutti i fan dei Therion :)