Mario Ventura, commissario sessantenne dai metodi duri, musicista mancato e con una certa dipendenza dall’alcol, è alle prese con un caso difficile: sulle rive del lago di Albano, in un giorno d’inverno freddo e piovoso, viene ritrovato il cadavere di un giovane seminarista irlandese, Eamon McCormac. Il corpo è seminudo e con evidenti segni di soffocamento. Si tratta di omicidio. Le indagini portano gli inquirenti a interessarsi al Seminario Apostolico d’Irlanda, a Castel Gandolfo, un’istituzione che accoglie futuri ecclesiastici di nazionalità irlandese. Non ci vuole molto per scoprire che la condotta di McCormac era tutt’altro che irreprensibile. Il seminarista frequentava infatti un giro di prostituzione. I sospetti cadono subito su un giovane che lavorava proprio nella zona in cui è stato rinvenuto il cadavere e una serie di indizi sembrano confermare la sua colpevolezza. Ma Ventura non intende chiudere il caso prima di essere venuto a capo del mistero che avvolge la vicenda. Perché la verità è molto più lontana di quanto potrebbe sembrare…
Danilo Pennone è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha esordito nella narrativa nel 2008 con il romanzo Confessioni di una mente criminale (Newton Compton), da cui è stato tratto l’omonimo spettacolo teatrale, rappresentato, tra l’altro, al Todi Arte Festival 2009 con la direzione artistica di Maurizio Costanzo e nelle carceri romane di Regina Coeli e Rebibbia con il patrocinio del Garante per i Detenuti del Lazio. Ha scritto per riviste specializzate diversi saggi sul cinema, lavorando come assistente alla cattedra di Storia del Cinema presso l’Università “La Sapienza” di Roma. È autore musicale e teatrale. Nel 2019 un suo racconto è stato tra i finalisti del Premio letterario “Giallo Ceresio”. La Newton Compton ha pubblicato anche Il cadavere del lago e Delitto alle saline.
Thriller avvincente sul mondo ecclesiastico e sui suoi intrighi.
Ho apprezzato particolarmente sia lo stile narrativo (schietto e conciso, ma non scarno, vista la descrizione dei paesaggi molto particolareggiata) sia la caratterizzazione dei personaggi, nello specifico quella del commissario Ventura.
Complessivamente un giallo che ho gradito, nonostante la sua semplicità.
Il commissario Mario ventura, sessantenne con il vizietto per l'alcool e alla soglia della pensione, si trova ad indagare su un caso veramente delicato. Saranno molte le teste che rischieremmo di cadere e molti saranno voloro che gli metteranno i bastoni tra le ruote.
Bello, avvincente e ben studiato.. Belle le descrizioni dei luoghi e anche dei personaggi, soprattutto il Commissario che viene descritto per quello che è.. un uomo che non si é ripreso dai duri colpi che la vita gli ha dato.. Un uomo von le sue debolezze e i suoi limiti. In questo thriller l'autore si addentra nei meandri della chiesa.. Corruzione e vizi. Segreti che devono rimanere tali e non possono uscire fuori.. E ovviamente l'abuso di potere da parte di uomini influenti.. E ovviamente il commissario Ventura che non guarda in faccia nessuno e va dritto per la sua strada. Fino ad arrivare alla verità..
“Il cadavere del lago” è un thriller duro, la cui trama è intrecciata con mano sicura dall’autore che non risparmia, a noi lettori, emozioni e denunce morali sul mondo non solo della Chiesa ma su vari aspetti della società. Mi piace quando un romanzo, il thriller non fa eccezione, diventa un mezzo per denunciare determinate situazioni che infliggono dolore all’umanità. Danilo Pennone ci presenta personaggi ambigui ma affascinanti, il male ha un suo particolare fascino, e ci conduce tra eventi drammatici capaci di coinvolgerci emotivamente. Confesso di aver subito amato il personaggio di Mario Ventura che pian piano si racconta al lettore con Flashback spesso dolci ma intrisi di una malinconia profonda e paralizzante. Il commissario è un uomo che porta in sé il peso di esperienze dolorose e tragiche separazioni. […]
“Il cadavere del lago” è una storia fatta di scelte, di religioni, di politica e di uomini. Un intreccio tra bene e male perché, come scriveva il grande Leonardo Sciascia, “Occorre che ci sia il diavolo perché l’acqua santa sia santa.” (Il cavaliere e la morte)
Dialoghi serrati e una prosa asciutta accompagnano la narrazione fino all’ultima riga di questo thriller, macchiato di noir, che è riuscito a non staccarmi dalla pagina.
Molto raramente mi capita di pensare “ma questo libro non finisce mai?”. Con questo libro è successo. Ho letto un’altra recensione che lo definiva “irritante”, la penso anch’io così. Il commissario Ventura è un personaggio insopportabile, patetico a tratti, che si muove costantemente inseguito da pioggia incessante, nuvoloni, tuoni e lampi. Non mi è piaciuta la scrittura, non ci sono i colpi di scena che mi aspettavo dopo aver letto in copertina “un grande thriller”. I grandi thriller per me sono altri.
Libro scritto decisamente bene. Una trama interessante che va aldilà delle solite trame gialle. Un finale calato nella realtà.do tre stelle perché la trama e personaggi e la vicenda sono un po’ poveri. Tutto sommato un buon beverino.