Le avventure di Pinocchio è uno dei libri più noti al mondo: ogni anno si aggiungono nuove versioni teatrali, cinematografiche e a fumetti. I protagonisti - da Lucignolo al Grillo Parlante, da Mangiafoco al Gatto e la Volpe - sono entrati nell'immaginario collettivo a simboleggiare vizi e virtù del nostro paese. Ma qual è il segreto del suo successo? Perché il burattino nato dalle mani di Geppetto è diventato così popolare? Riportandoci come per incanto a spasso tra il Paese dei Balocchi e l'osteria del Gambero rosso, Piero Dorfles ci dimostra come in fondo non possiamo fare a meno di questo burattino perché in lui ci riconosciamo, perché è il simbolo del nostro essere stati giovani, monelli e incoscienti. Noi lo amiamo così tanto perché rappresenta tutto quello che, diventati adulti, a lungo rimpiangiamo: l'essere liberi, senza senso del dovere né complessi di colpa. In altre parole, perché Pinocchio siamo noi, e rappresenta quello che siamo stati, quello che crescendo siamo diventati, e insieme le nostre aspirazioni più profonde per quello che saremo.
Giornalista e critico letterario italiano (Trieste, 1946). Giornalista dal 1975, è stato responsabile dei servizi culturali del Giornale Radio Rai, per cui ha curato diversi programmi radiofonici. Noto al grande pubblico per essere stato il co-conduttore della trasmissione televisiva in onda su Rai Tre Per un pugno di libri, ha pubblicato libri dedicati al mondo della comunicazione televisiva e radiofonica.
Piero Dorfles, critico letterario, analizza il romanzo di Collodi, Pinocchio, in modo preciso e facendo emergere interessanti curiosità e collegamenti letterari nonché tematiche che a una lettura superficiale non ci avresti fatto caso. Ho apprezzato lo studio scientifico che ha fatto il professore, tanto è vero che a fine libro egli ha inserito una completa bibliografia su questo suo studio. Consigliato se vuoi approfondire in modo letterario e scientifico il celebre capolavoro di Collodi.
Le Avventure di Pinocchio è stato per me, come credo per molti altri, il primo libro sopra cui lo sguardo si è posato. Ma cosa ha portato questa favola ad essere la più venduta al mondo dopo la Bibbia? Dorfles ci indica tutti gli elementi che ne hanno fatto la sua fortuna: è un romanzo di formazione, racconta di un'Italia poco dopo l'unità nella quale riconosciamo ancora diversi tratti, infine parla di noi. Siamo così affezionati a quel burattino, perché esso rappresenta la nostra infanzia. Ognuno di noi siamo stati un po' Pinocchio. Ma se leggiamo con più attenzione, troviamo le nostre radici. Il continuo richiamo al cibo e alla fame, il dover mangiare anche le bucce delle pere, le tavole imbandite oltre il necessario per mostrare la propria opulenza, le palline di zucchero come leccornia, richiamano la fame atavica dei nostri nonni. Una giustizia amministrata alla rovescia che mette in prigione gli innocenti e non punisce i ladri racconta la diffidenza nei confronti delle istituzioni. La città dove le pecore muoiono di freddo perché non hanno più la lana, i galli devono elemosinare un chicco di grano e le farfalle hanno perduto le loro bellissime ali, mostrano come un povero possa essere più povero in città piuttosto che in campagna, come Geppetto, che seppure ha un camino dipinto al muro perché non può permetterselo, mantiene una sua fierezza. Si possono anche rintracciare le critiche che Collodi spesso faceva nei confronti di un progetto di unità nazionale che non stava dando i frutti promessi e sperati, dove anche una neo-borghesia, che magari guadagnava qualche soldo per comprare della carne, non ne aveva abbastanza per avere anche la legna con cui accendere il fuoco e cucinarla. Se si legge le Avventure di Pinocchio "nel libro" si può trovare un affresco dell'Italia che è stata e che in parte ci portiamo ancora dietro. Ontogeneticamente è la crescita di un burattino che diventa bambino e poi adulto, filogeneticamente racconta la nascita e lo sviluppo di un popolo; come disse Benedetto Croce: "il legno in cui è tagliato Pinocchio, è l'umanità, ed egli si rizza in piedi ed entra nella vita come l'uomo che intraprende il suo noviziato".