The tea had brought a pleasant warmth and Travers snuggled down in bed. Once more he was busy with something that had vastly cheered him of late--a perfect scheme for the murder of Stirrop.
There were difficulties from the first day the blustering and objectionable Major Stirrop set foot in the Prisoner-of-War camp. Captain Ludovic Travers, his adjutant, saw trouble--dire trouble--looming ever nearer. For there was something sinister about the camp, and there were strange happenings among the prisoners. One day, when Travers was making his count, there was one prisoner too many; the next the numbers tallied rightly--only to be wrong again within an hour or two.
An escape plan is uncovered, and then Major Stirrop was murdered. And not only the Major--for another strange death is later brought to light. Travers will join forces once more with his old friend Superintendent George Wharton to get to the bottom of this mystery, one of Christopher Bush's most intriguing and thrilling.
The Case of the Murdered Major was originally published in 1941. This new edition features an introduction by crime fiction historian Curtis Evans.
"Great is the gain to any tale when the author is able to provide a novel and interesting environment described with evident knowledge." Guardian
Christopher Bush was educated in the local school. He then won a scholarship to Thetford Grammar, and went on to study modern languages at King's College London, after which he worked as a school teacher.
He participated in both world wars.
He was a prolific writer of detective novels, wrote three autobiographical novels and nine books about Breckland life using the nom-de-plume Michael Home.
Christopher Bush è stato uno degli autori più prolifici della Golden Age del giallo, avendo pubblicato, in un arco di tempo che va dalla fine degli anni '20 alla fine degli anni '60, ben 63 romanzi. Charlie Christmas "Christopher" Bush nacque nel 1885 nel Norfolk, figlio di un operaio di fabbrica e di una modista. Fu istruito alla Thetford Grammar School e successivamente al King's College di Londra. Dopo essersi diplomato in Lettere moderne, intraprese una brillante carriera come insegnante, lavoro che manterrà per ben 27 anni. Bush partecipò ad entrambe le guerre mondiali, mostrando particolare abilità ed esperienza sul campo, tanto da guadagnarsi il rango di Maggiore. Nel periodo che intercorse tra i due conflitti, Bush cominciò a scrivere romanzi gialli per una scommessa, proprio come Agatha Christie, partendo nel 1926 con "The Plumley Inheritance", in cui introdusse il suo detective principale, lo scaltro e astuto Ludovic Travers, coadiuvato dallo stolido e sornione sovrintendente di Scotland Yard George Wharton. Nel 1931 si ritirò definitivamente dal suo mestiere scolastico per dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Nel 1937 fu eletto come membro del glorioso Detection Club e la sua attività di giallista proseguì spedita fino alla fine degli anni '60. Morì nel 1973.
Bush è un autore che ha dato alle stampe decine di romanzi, eppure è poco conosciuto e raramente viene citato nell'ambito del mystery classico. Le ragioni di ciò forse vanno ricercate nelle sue trame che spesso si focalizzano più sugli intrecci polizieschi, sul lato tecnico dell'indagine, che sull'atmosfera e sulla caratterizzazione dei personaggi. La sua particolare scrittura rende asettici i suoi romanzi, in parte poco delineati in quanto l'autore non eccelle nelle descrizioni e nelle divagazioni funzionali alla costruzione di un certo clima e di una certa tensione. Bush, tuttavia, è un maestro in uno specifico settore del genere, in cui si è specializzato e su cui ha basato la sua intera produzione: l'enigma dell'alibi accuratamente pianificato. Questo filone del mystery potrebbe essere fatto rientrare nell'ambito del delitto impossibile: il falso alibi è riconducibile difatti ad una "camera chiusa spazio-temporale" per l'assassino, il quale, trovandosi nel momento del delitto apparentemente in un luogo distante dalla scena del crimine, si trova così in una posizione inattaccabile. Bush ha dunque proposto in molti suoi romanzi espedienti ingegnosi per fabbricarsi un alibi di ferro e, probabilmente, questo suo ricorrente stilema ha determinato la scarsa ricezione da parte del pubblico, che individuava facilmente il colpevole, pur non capendo appieno il piano delittuoso.
Dell'autore in Italia sono state pubblicate sinora tre opere:"Una buona tazza di té", giallo carino e leggero ambientato in un istituto scolastico, luogo che l'autore conosceva molto bene, "Omicidio a capodanno", romanzo dall'atmosfera inquieta e con un buon enigma e "Il caso del gong cinese", splendido rompicapo di soluzioni false. Sapendo che la Dean Street Press, casa editrice inglese, ha ristampato gran parte della sua produzione, ridando lustro a questo ottimo autore, ho voluto provare un altro suo romanzo che mi aveva catturato per la sua sinossi evocativa, "The Case of the Murdered Major" (1941), ventitreesimo titolo della saga.
"The Case of the Murdered Major" riflette l'esperienza bellica dell'autore, fondendo le sue conoscenze militari con la sua abilità come creatore di intrecci complessi. È il primo di una trilogia di romanzi (con "The Case of the Kidnapped Colonel" e "The Case of the Fighting Soldier") fortemente connessi con la Seconda Guerra Mondiale, segnando un punto di svolta narrativo in quanto qui, per la prima volta, verrà impiegato un narratore interno, sebbene anonimo, laddove in precedenza, in accordo con la tendenza tipica del giallo, vi era un narratore onnisciente. Questo cambiamento particolare è dovuto alla sua esperienza diretta nelle vicende belliche: con l'uso di un narratore interno conferisce un tono personale agli eventi narrati, mettendo in luce la sua conoscenza in questioni di carattere militare. Successivamente, invece, utilizzerà lo stesso Travers, protagonista dei suoi romanzi, come narratore.
La trama del romanzo catapulta il lettore immediatamente nelle atmosfere cupe e soffocanti del periodo bellico: Ludovic Travers riceve dal Ministero della Guerra, in seguito ai suoi trascorsi militari in Egitto nel primo conflitto mondiale, il ruolo di quartiermastro del campo di prigionieri di guerra n°54, a Shoreleigh. Travers, nel suo patriottismo, è entusiasta di poter tornare a servire la propria patria, mettendo a disposizione la propria esperienza passata. Non appena arriva al campo, tuttavia, respira un'aria tesa e cupa: non solo il luogo, un grande edificio vittoriano che prima era un ospedale, tutto avvolto da recinti di filo spinato e guardie, è piuttosto tetro e desolato, ma il lavoro da svolgere è ben più oneroso di quanto ricordasse. I tempi cambiano e Travers si trova a dover capire quali siano i suoi compiti. Nel campo stringe una salda amicizia con il freddo Capitano Winter, interprete del luogo, e con i sergenti Mafferty e Ramble, i quali lo istruiscono sulle varie mansioni. Nel giro di pochi giorni, Travers è perfettamente integrato nel suo ruolo e lavora con grande alacrità. Convinto di passare momenti piacevoli, ora che ha le redini della situazione, il nuovo arrivato si dovrà ricredere: l'atmosfera del posto è difatti impregnata di una crescente tensione dovuta all'insopportabile figura del Maggiore Percival Stirrop, capo del campo. Borioso, fanfarone, vanaglorioso, il Maggiore rende a tutti la vita impossibile, richiamando i subordinati ad ogni minimo errore (che spesso sono i suoi), trovando scuse per rimbrottare, per castigare e per creare una continua, incessante e logorante baruffa. Nonostante sia un fannullone e ignorante sul regolamento e sulle sue mansioni, Stirrop è inattaccabile, in quanto possiede conoscenze negli alti ranghi, che spesso ricorda maliziosamente ai suoi uomini. Il solerte Travers non può che rientrare nel suo mirino, essendo benvoluto da tutti nel campo, e cerca di punzecchiarlo e di minacciarlo in più occasioni. Le tensioni accrescono ancor di più quando al campo giungono dei prigionieri di una nave tedesca: tutto è pianificato, ma il Maggiore, per fare di testa sua, vanifica ogni preparativo e fa regnare il caos, domato solo con pazienza e costanza. Ma le questioni sono ben lungi dall'essere risolte, in quanto iniziano a capitare cose strane nelle prigioni: durante la giornaliera conta, i detenuti risultano spesso 74, per poi ritornare agli usuali 73 nella seconda perlustrazione. Che succede? Chi è il prigioniero in più e come fa a nascondersi nel campo che è sorvegliato rigidamente da ogni lato? Le acque cominciano a muoversi quando si scopre che uno dei detenuti non è altro che un agente dell'Intelligence sotto copertura, il quale confida a Travers che lì dentro vi sono dei pezzi grossi dei nazisti. Nella confusione dei detenuti, si aggiunge l'improvvisa morte di Stirrop, trovato cadavere su un manto di neve privo di orme, apparentemente ucciso con un colpo alla nuca. Ludovic Travers dovrà darsi da fare per districare la matassa di misteri, grazie anche all'acume dell'amico George Wharton, inviato da Scotland Yard per risolvere il caso.
"The Case of the Murdered Major" è un romanzo giallo piuttosto particolare, con un'ambientazione insolita e ben delineata, ma con un enigma un po' debole e uno scarso fair play. Il romanzo ha una struttura tutto sommato classica, con un lungo preambolo in cui l'autore porta il lettore a familiarizzare con il contesto militare, descrivendo nei dettagli la vita militare in un campo di prigionia, la routine delle guardie, la tabella di marcia, l'organizzazione interna e la suddivisione dei compiti dei vari ufficiali. In questo Bush dimostra tutta la sua esperienza nel settore, costruendo uno sfondo credibile e realistico, in cui riesce a far emergere con maestria quel senso di oppressione, di cupezza e di malessere generati dal particolare periodo storico. L'ambientazione tetra, resa isolata e ancor più silenziosa dalla neve invernale, conferisce un tono di disfacimento, di decadenza alla trama, dipingendo perfettamente l'alone di disastro della guerra, in cui Bush ebbe ruolo attivo. Talvolta, soprattutto nella spiegazione dei vari gradi dei militari e delle loro occupazioni, il lessico diviene tecnico, si riempie di sigle che appesantiscono la narrazione, specie per il lettore poco pratico in tale ambito. Tutto sommato però, il modo in cui Bush delinea il fondale su cui si svolgeranno le vicende e la precisione realistica della routine militare rappresentano elementi di fascino, che donano un clima peculiare alla narrazione.
Questo giallo "militare" si avvale anche di una narrazione particolare da parte di un personaggio interno anonimo che, in alcune pagine, viene allo scoperto per chiarire alcuni punti, per spiegare come è venuto a conoscenza dei fatti. In questo modo il lettore è portato a indentificarsi con lui, immergendosi all'interno del contesto, senza avvertire il distacco dovuto ad un narratore onnisciente, né sentirsi limitato nella visione di un personaggio interno e implicato negli avvenimenti.
La vicenda si sviluppa gradualmente, i personaggi emergono piano piano attraverso le loro interazioni e i loro comportamenti. La maggiore conoscenza delle premesse comporta un aumento della tensione e di un senso di cupo fatalismo, scaturito essenzialmente dal clima malsano e tossico creato dall'atteggiamento della futura vittima. L'inquietudine e l'irrequietezza divengono sempre più tangibili, sempre più intrattenibili e il lettore avverte che si sta andando incontro al punto di non ritorno. Il ritmo è dunque cadenzato, ma vira sul rapido all'avvicinarsi della tragedia. Alla creazione di questa atmosfera sgradevole contribuisce l'episodio del prigioniero extra che sembra non esistere, il quale crea panico, incertezza e dà un tono soprannaturale ad una vicenda già di per sé mefitica. Si acuisce di comseguenza il disagio e ciò non fa che inasprire di più gli animi e, in particolare, il carattere insopportabile del Maggiore. La pressione diviene spasmodica finché non si giunge al delitto, segno della rottura dell'equilibrio fragile e illusorio che si era tentato di mantenere.
Per quanto riguarda i personaggi, alcuni sono molto ben delineati, come il Maggiore Stirrop e il sergente Mafferty, altri sono poco più che figure, nomi a cui è affidato un preciso ruolo. Questi ultimi, in netta prevalenza, sono indistinguibili tra di loro e creano talvolta confusione nel lettore. Travers, poi, pur avendo un ruolo di spicco, in quanto seguiamo gran parte delle sue vicende, sorprendentemente non è il vero "deus ex machina", in quanto non sarà lui a risolvere il caso, né seguiamo alcun suo processo logico. Travers, che negli altri romanzi mostra la sua intelligenza, qui, invece, ha semplicemente il ruolo di aiutante del vero e proprio "detective", che si rivelerà essere proprio George Wharton, il suo amico di Scotland Yard. Questo cambio di rotta è straniante, in quanto viene a mancare una figura di riferimento chiara, che accompagna il lettore nel corso della narrazione. Wharton appare molto dopo e si dimostra ellittico nelle sue scoperte, è poco presente, eppure assume la funzione di risolutore, sebbene Travers sia un personaggio più familiare e adatto a tale ruolo. Questa dinamica diminuisce il fascino e sbalestra parzialmente il lettore.
L'enigma, d'altro canto, si presenta piuttosto scarno e privo di un apparato indiziario saldo. Il piano del criminale, sebbene abbia qualche elemento di interesse, è impossibile da intuire prima della rivelazione finale, oltre ad essere molto tecnica e macchinosa. L'assenza di orme nei pressi del corpo, poi, è spiegata in maniera abbastanza deludente. Buono, anche se prevedibile, il trucco dietro l'apparizione del prigioniero in più. Insomma, di certo non il migliore che ho letto tra i Bush per complessità e ingegnosità.
Dunque, "The Case of the Murdered Major" è un romanzo gradevole per atmosfera e ambientazione, ma carente soprattutto nella costruzione di un enigma saldo.
The first in a trilogy, written during, and set in, World War Two, The Case of the Murdered Major, has, uniquely in the series, an anonymous narrator. It is also composed of two very distinct sections, detailing the personalities and background, then the murder and investigation. For me there was rather too much about the Prisoner of War Camp and its routine in what is a relatively short novel.
Ludo Travers takes a back seat in the case, having his hands full of administrative matters, and George Wharton of Scotland Yard is seen in all his glory, suavely eliciting the information which allows him to solve the murder of the irritating and poisonous Major Percival Stirrop, as well as the problem of the extra prisoner and the missing agent.
The solution was, as ever, ingenious and the culprit fairly clued. The plot, generally, was not as complex as in others of the series and for many readers this will render it the more enjoyable.
I am always keen to find Scottish connections with authors and books. Bush was based for a time at the Pennylands POW camp on the Dumfries House Estate in Ayrshire, and this book is dedicated to the Scottish artist, Josephine Haswell Miller, ARSA (Associate of the Royal Scottish Academy).
This book came with a great introduction of the works of Christopher Bush written by Curtis Evans. It is the first of three books written during the wartime when Ludovic Travers served in the military. Unlike other Ludovic Travers book this is is written in the third person and Travers is now in his 50s. The book has very good background color on how a POW and enemy alien detention center worked in WWII in England. It is a book that reads more like a WWII spy thriller than a classic golden age detective mystery. Ludo in this book took a backseat and acted more like a Watson to his good friend superintendent George Wharton of Scotland Yard who is the Holmes in this case.
This book was written during World war two and was true to the time. You didn't know who to trust. The saying "loose lips sink ships" comes to mind when reading this book.