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El capitalismo tiene los siglos contados (OTROS NO FICCIÓN)

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Rare book

304 pages, Paperback

First published January 1, 2008

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Profile Image for Svalbard.
1,168 reviews70 followers
November 22, 2020
Dopo “quando l’Italia era una superpotenza”, entra nella mia libreria un altro libro del noto economista ex-ministro. Questo nasce come una trattazione sul concetto di capitalismo nella storia, prendendolo alla lontana - Egitto e Mesopotamia - fino ad arrivare ai giorni nostri. In effetti, inizialmente appare come un saggio di storia dell’economia, scritto con linguaggio piano, comprensibile e a tratti anche divertente, intercalato con sottocapitoli riquadrati ad approfondimento di specifici argomenti o a sviluppo di vicende aneddotiche utili ad illustrare il panorama della storia economica di cui si sta parlando nei capitoli principali (...notizia interessante, una delle tante: lo sviluppo della cività occidentale è basato sullo schiavismo, che non è mica stato (re)inventato dai possidenti del sud degli Stati Uniti; anzi è stato alla base della fortuna delle repubbliche marinare italiane, e poi dell’Olanda e di altri “civilissimi” Paesi). Ma la storia del capitalismo si conclude a metà libro. Qui comincia una seconda parte, più ostica (di poco, si tratta pur sempre di un saggio divulgativo) ma assai più interessante, in cui viene esercitata una critica piuttosto serrata ed assai argomentata alle degenerazioni del capitalismo contemporaneo - finanziarizzazione, riduzione di tutto all’etica (o dis-etica) del gioco e della scommessa, allontanamento progressivo da responsabilità sociali, disastri ambientali - particolarmente interessante proprio per il fatto che viene da un autore che, a scanso di equivoci, afferma fin dall’inizio di non essere un komunista né una Cassandra “no global” terrorizzata dal nuovo ordine mondiale. Probabilmente proprio perché la sua critica viene dall’interno di un meccanismo che conosce bene, è particolarmente interessante e ficcante, soprattutto quando si sovrappone, con argomenti molto professionali, a pareri analoghi ma che vengono puntualmente tacciati di incompetenza, di superficialità, di “non capire come vanno le cose” (come il libro di Edoardo Nesi “Storia della mia gente”, mediocre letteratura ma appassionata denuncia). Si scopre, ad esempio, che le periodiche esplosioni di bolle speculative, con conseguente depauperamento generalizzato, non sono altro che un fisiologico riallineamento tra i valori reali dell’economia e quelli virtualizzati dalle speculazioni, piuttosto che deprecabili incidenti di percorso dovuti alla perversità di questo o quello speculatore; o che la formazione permanente che dovrebbe essere la risposta del singolo alla flessibilizzazione del mercato del lavoro - peraltro scaricando sul pubblico i costi della suddetta flessibilità - non è altro che un illusorio “mercato delle speranze” in quanto il lavoro è oggettivamente poco, svalutato e malpagato. In conclusione, un libro assolutamente da leggere, che si sia economisti o meno, per capire un po’ di più come sono andate le cose negli ultimi 5000 anni, come stanno andando e come rischiano di andare a finire. Tra l’altro, qui su Anobii periodicamente avvengono discussioni, soprattutto tra docenti di scuola superiore, se sia meglio far leggere ai ragazzi Moccia o Salinger, se sia più formativo “Se questo è un uomo” piuttosto che “Il diario di Anna Frank”. Penso che non sarebbe una cattiva idea, invece, mettere loro in mano anche libri come questo che, pur senza essere "letteratura", affrontano argomenti importanti che ci riguardano tutti, e lo fanno bene.
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