Quel giorno nulla sembra andare per il verso giusto. Deva sente dolore all’arto fantasma e nel suo studio di tatuaggi in Nuova Zelanda, un cliente le fa notare che sull’anulare non ha una semplice macchia della pelle, ma un tatuaggio dei Kayan, una tribù aborigena del Borneo. Il seme del dubbio è ormai piantato. Deva affida le redini dello studio alla collega Anita e viaggia verso quella terra sconosciuta in cerca di risposte. Ma si scontra con l’ultima persona che avrebbe dovuto inimicarsi: il capo dei Kayan. Tuan è il leader della tribù, un uomo fiero coperto da tatuaggi intricati come il suo carattere insondabile. I suoi occhi neri la mettono a disagio, sembrano scavarle dentro. I Kayan sono restii ad avvicinarla, la vedono come una minaccia. Deva è pronta a tutto pur di scoprire la verità sul suo passato, anche a costo di sfidare l’autorità di Tuan. Ma la situazione rischia di sfuggirle di mano perché non c’è nessuna difesa efficace, quando c’è di mezzo il cuore.
Micol Manzo è nata a Roma nel 1989. Ha due lauree, una in Antropologia culturale, l'altra in Editoria e scrittura, entrambe conseguite presso l'Università di Roma la Sapienza. Appassionata di libri fin dalla più tenera età, è una lettrice onnivora e l'autrice dei romance Higher feel, The consequences of love, Deep heart, Draw my soul e Touch my heart, della trilogia thriller paranormal Oltre il colore, Oltre il nero e Oltre il riflesso, e del racconto fantasy romantico Angel.
Mi piace il modo in cui l'autrice fa vivere al lettore fantastici viaggi in luoghi esotici e sconosciuti. Stavolta ci trascina nelle foreste del Borneo e sembra di camminare davvero nella fitta vegetazione insieme ai protagonisti, di udire lo scroscio della pioggia e il fruscio dei rami. Per quanto riguarda le ambientazioni e la cura nelle descrizioni di usi e costumi dei popoli indigeni il romanzo è da 5 stelle, ma stavolta la protagonista femminile non mi ha convinta o forse sarebbe più corretto dire di averla trovata davvero indigesta. Deva, è rabbiosa e, per carità, ne ha ben donde per il suo passato, ma a lungo andare questo suo atteggiamento si trasforma in maleducazione verso il prossimo. La storia invece, anche se per la sua evoluzione somiglia un pochino a quella di "Touch my heart"; è gradevole, così come ho trovato amabile e ben caratterizzato il protagonista maschile Tuan. Qualche pagina in più sul finale l'avrei gradita, ma il mio giudizio, protagonista femminile a parte, è più che positivo.
Quest’autrice mi piace da morire perché crea trame particolari. L'ho conosciuta con il libro Touch my heart e mi sono innamorata delle sue trame, dei luoghi e della sua penna. Descrive tribù antiche, crea personaggi selvaggi e indomabili e ambientazioni pazzesche. Con Touch my heart pensavo di non trovare più un libro così particolare e fantastico e invece ecco che l'autrice crea un’altra meraviglia. Nei suoi libri si sente la ricerca che ha fatto, lo studio precedente alla realizzazione del libro che rende il tutto ancora più bello. Deva è una tatuatrice. Fin da piccola ha la passione del disegno e un’innata capacità di creare sulla pelle dei disegni magnifici. È da tempo ormai che si sente un vuoto dentro. Quando un cliente le svela che sulla sua mano ha tatuato un simbolo Kayan, una tribù aborigena del Borneo, Deva non aspetta altro e si mette in viaggio per riscoprire se stessa. Cosa c’entra con quella tribù così antica e chi le ha fatto quel simbolo sull’ anulare? Il primo incontro con la tribù Kayan non è dei migliori. Deva, durante il suo viaggio alla scoperta delle sue origini, si perde in una foresta e lì la trovano i componenti della tribù, prendendola per un'intrusa nel loro territorio. Deva ha un carattere molto irascibile, scatta per qualsiasi cosa e placarla è molto difficile. Tuan, il capo tribù Kayan, è il suo opposto. Calmo, riflette sulle sue azioni e su ciò che dovrà fare per non farsi cogliere impreparato. L'unica cosa a cui non era pronto era Deva. Stando con la tribù Kayan imparerà molte cose e conoscerà persone fantastiche e genuine. Tutta la tribù è entrata nel mio cuore. Tuan e Deva hanno un passato in comune, una storia già scritta che nessuno potrà cambiare. Deva deve trovare la sua strada, placare la sua ira ed essere accettata da una tribù che non la considera pronta. Tuan e Deva sono due personaggi che ho apprezzato moltissimo: opposti ma simili. L'autrice ha creato un mondo fantastico la narrazione è impeccabile, scorrevole e piacevole. La cover del libro è una cosa meravigliosa, oltre alla trama è stata la prima cosa che ho notato…
Diverso da tutto quello che mi aspettavo, si tratta di un romanzo di formazione in cui Deva, quasi quarantenne e disabile, compie un viaggio alla scoperta delle sue radici. Un percorso che la porterà a elaborare traumi che aveva rimosso crescendo, grazie alla pazienza, dolcezza ed empatia di Tuan, l’uomo virile e pericoloso a capo della tribù dei Kayan, e a una progressiva accettazione del misticismo che permea la sua cultura d’origine.
Molto belle le caratterizzazioni, che assumono uno spessore tridimensionale senza risentire della mancanza di capitoli dal punto di vista di Tuan.
Il racconto è davvero unico, particolare, inserito in un contesto ricercato, quello degli aborigeni indonesiani, con una protagonista che buca le pagine, e un tocco mistico che completa una storia dai risvolti quasi fantastici. Deva, infatti, non ha un carattere facile, è una donna indurita dalla vita, la cui forza emerge in modo prepotente senza che questa caratteristica appaia artefatta.
" Lo maledii per avermi fatta sentire così inadeguata. Maledii tutti quelli che mi avevano trattata allo stesso modo."
E’ stato invece più difficile trovare realistico al cento percento un personaggio perfetto come Tuan: uomo di potere, alfa e dominante; affascinante, tatuato e alto (in una zona del mondo dove la statura media è di 160 centimetri); intelligente, istruito e, come non bastasse, anche profondo ed empatico. Proprio quest’ultimo aspetto è stato per me difficile da collocare, in un personaggio che si presentava come uno spietato aborigeno tagliatore di teste. Tuan incarna, al bisogno, moltissime qualità, e per poter incasellare pienamente tutti questi aspetti mi è mancato un approfondimento sulla sua storia personale.
«Cosa vedi?» il Paran abbassò lo sguardo su di me. Gli occhi neri mi inchiodarono anche da quella distanza. Vedo un uomo di rara bellezza, irraggiungibile come il paesaggio che mi circonda. Sembrava scolpito nel bronzo e decorato con linee armoniose.
L’ambientazione nella foresta pluviale del Borneo è davvero suggestiva e particolare. Per questo, anche se elementi di caratterizzazione naturale, culturale e sociale non mancano, avrei desiderato una presentazione più avvolgente, quasi fosse un terzo protagonista. La storia, infatti, rende l’idea delle tradizioni, della quotidianità, dell’aspetto mistico, ma lo fa in modo leggero, senza annoiare e senza calcare la mano. In particolare, non vengono evidenziati grandi divari tra gli aborigeni e la straniera, né sotto il punto di vista linguistico né gestuale, per esempio.
In realtà, è interessante come siano gli atteggiamenti di Deva a ricordare quelli di un animale spaventato e istintivo, più che l’“incivile” popolo della foresta. Anche se probabilmente è stato un risultato cercato dall’autrice, mi è mancato sentire l’elemento “selvaggio” nei comportamenti della tribù, anche solo in una accezione positiva che vedesse questi nativi lontani dal conformismo di facciata del mondo occidentale.
«E allora perché non stai mangiando?»
Perché stava succedendo qualcosa. Era come se dentro di me fosse scattato un interruttore. I miei sensi erano più acuti: ero consapevole di ogni suo gesto, movimento e parola, come se avessi una lente d’ingrandimento puntata su di lui. Osservai la sua pelle tesa, i muscoli che si contraevano a ogni movimento. Ogni linea appariva più netta e definita.
La storia tra Tuan e Deva è passionale e intensa, con un climax dolcissimo. Il sesso è focoso e selvaggio, come dev’essere naturale per un maschio alfa capotribù.
Per concludere, nonostante i miei desideri di approfondimento per questo ambiente così diverso e dubbi sulla coerenza di questioni che non conosco (gli aborigeni sanno davvero lavorare il metallo in modo da poter fare concorrenza alla più evoluta ricerca medica occidentale?), questi personaggi hanno continuato a ruotarmi in testa anche nei giorni successivi la lettura, nonostante avessi già iniziato un altro libro. Mi sono entrati dentro, e questo attesta che il romanzo è stato in grado di toccarmi nel profondo.
«Il tatuaggio che ho al dito grida la mia appartenenza alla vostra tribù. È l’inizio di un disegno che deve essere completato con la mia storia.» . Nayeli - per RFS
L' autrice, in modo magistrale, mi ha catapultato in Nuova Zelanda, nel Borneo, dove ho conosciuto la tribù degli aborigeni. Tuan, capo tribù, è un uomo completamente tatuato, bello e sapiente, che nasconde un improbabile e incredibile segreto, che si intreccia con le origini di Deva È pazzesco come Micol abbia saputo descrivere l ambiente indigeno; sembrava di vedere i colori e di sentire i suoni melodiosi della foresta. Stupendo
Ho iniziato questo romanzo con molto interesse e curiosità, colpita dalla sinossi e dalla cover. La trama è originale e lo stile di scrittura si presenta fluido. Non annoia mai. Mi sono sentita parte integrante della storia, rispecchiandomi spesso in Deva, la protagonista (ho il suo stesso caratteraccio😇), un ragazza che ne ha passate delle belle e che non si lascia sopraffare dalle avversità. È il primo libro che leggo dell'autrice, ma penso proprio che darò un'occhiata alle sue precedenti pubblicazioni.
Premetto che non è il mio genere, troppo sentimento ma per il resto, è scritto molto bene, le descrizioni delle situazioni sono così vivide, che sembra di essere lí, con i personaggi, caratterizzati splendidamente. Si intuisce, inoltre, un grande lavoro di documentazione.. Mi sento di consigliare senz'altro quest'autrice, a chi ama leggere storie di avventura e di amore