Al centro del Mediterraneo, dalla più remota antichità, la Sicilia si è trovata ad essere cerniera tra popoli, culture, religioni ed economie. Greci, fenici, romani, arabi, bizantini, normanni, francesi, spagnoli, austriaci l’hanno abitata nei secoli, governata, custodita o devastata, lasciando ogni volta a sedimentare relazioni, incontri e scontri. Un’isola, certamente, ma tutto meno che una terra ‘isolata’ o chiusa nel suo orgoglio insulare. Piuttosto un vero e proprio caleidoscopio che ritroviamo nei suoi peculiari ‘caratteri originali’: la molteplicità dei popoli, la ricchezza delle città, la varietà di riti e cibi. Un cammino lungo 7 mila anni, un racconto in 114 tappe per capire quanto di ‘mondiale’ ci sia in Sicilia e quanto di Sicilia nel mondo.
«La Sicilia è la chiave di ogni cosa. (...) Trovarsi di persona nel centro prodigioso cui convergono tanti raggi della storia del mondo non è cosa da poco.» Johann Wolfgang von Goethe
Nel 4500 avanti Cristo a Lipari già si producevano bicchieri in vetro vulcanico, esportati in tutto il Mediterraneo. Fin da questa prima traccia, agli albori della storia umana, la Sicilia si presenta sulla scena mondiale come un luogo in cui convergono e da cui si irraggiano popoli, culture, politiche, merci. Provoca quasi un senso di vertigine guardare la profondità della sua storia, la ricchezza, la complessità e la varietà di questi sedimenti millenari. Questo libro prova a entrarci dentro scegliendo eventi decisivi, personaggi noti e meno noti, libri, merci, cibi. Rovesciando mappe precostituite e portando al centro ciò che fino ad ora si era lasciato al margine, costruisce un percorso guidato da una chiave di lettura originale e innovativa. Il risultato è un’opera che provoca, spiazza e sorprende. Un lavoro collettivo che allarga lo sguardo e lo sincronizza con le grandi questioni del nostro tempo.
Il libro è un mattone corposo (in senso buono) con un sacco di informazioni, ma il titolo è ingannevole. Non è una trattazione del ruolo internazionale della Sicilia. I capitoli sono tantissimi, brevi, scritti molto bene e scorrevoli. In questi, però si parla perlopiù di qualche siciliano, il quale non ha veramente inciso nella trasmissione al mondo del volto della sicilianità. Spesso addirittura non si parla neppure di siciliani, bensì di persone di altri stati che hanno lavorato in Sicilia o che hanno avuto dei contatti con un siciliano. Il mondo, in tutto questo, non si è accorto di niente. Ho notato anche un certo mielismo teso a condire la retorica della "grande ospitalità" dei siciliani, soprattutto a vantaggio dei musulmani. Negli ultimi anni, una certa propaganda sta dimostrando che a tantissimi siciliani lo straniero dà parecchio fastidio. Nessun popolo del pianeta è più o meno ospitale di un altro. Ho ritenuto agghiacciante il tentativo di presentare l'isola come la terra da cui sarebbe partito il cristianesimo europeo, forzando la teoria sulla base dell'unico elemento leggendario concernente l'approdo di Paolo di Tarso in Sicilia. Tra l'altro la questione è espressa anche con un certo orgoglio! Come se ce ne dovessimo per forza vantare. Non ho neppure rintracciato un sentimento di specificità etnicoculturale. In alcuni capitoli si sminuisce velatamente o indirettamente il nazionalismo siciliano, presentandolo come banale campanilismo, da leggere solo e soltanto come inevitabile preludio alla formazione di un'Italia unita bramata. Chi legge il libro infatti non può che assimilare la storia dell'identità siciliana come una ricerca di italianità. Ovviamente punto di vista al quale ci abituano fin dell'asilo ma che, almeno nei secoli scorsi, non corrispondeva al sentire popolare. Perfino lo statuto speciale sembra quasi qualcosa che la Sicilia non meriterebbe.