Il famoso archeologo Demetrio Alù viene trovato ucciso a Kolymbetra, il giardino incantato della Valle dei Templi di Agrigento. Un delitto inspiegabile, consumato tra mandorli, rovine e ulivi saraceni, sotto lo sguardo indifferente del Tempio dei Dioscuri. La morte di Alù scuote la comunità di studiosi riunita ad Agrigento per risolvere un interrogativo vecchio di secoli, il grande mistero della Valle: dove scavare per trovare l'antico teatro sepolto mai venuto alla luce. «Eppure doveva esserci e anche bello grande, visto che Akragas contava trecentomila abitanti, era una delle città più importanti della Magna Grecia». Il giornalista Saverio Lamanna, disoccupato di successo, in trasferta dal suo buen retiro di Màkari per raccontare una scoperta archeologica, si trova così a dover dipanare la matassa intricata dell'omicidio. Di intuito rapido, col vizio cronico della freddura indisponente, Lamanna viaggia con l'amico Peppe Piccionello che a sua volta deve svolgere una piccola faccenda familiare, apparentemente semplice: rintracciare una giovane parente che da qualche tempo non dà notizie di sé. Scomparsi lei e suo marito? Quasi. Una strana sparizione a intermittenza, molto incomprensibile. Una storia che sa di mafia. Ma la disincantata lucidità di Lamanna per la prima volta è offuscata da qualche affare di gelosia. Ad Agrigento è piombata la sua fidanzata Suleima, architetta a Milano, accompagnata dal titolare dello studio dove lavora. Non sarà facile per Saverio Lamanna continuare ad essere irriverente e appassionato, icastico e disincantato nel condurre le sue indagini svagate e serrate accanto a Piccionello: due investigatori involontari dotati solo delle armi dell'intelligenza e dell'ironia.
Gaetano Savatteri (Milano, 1964), giornalista e scrittore, è cresciuto in Sicilia e vive e lavora a Roma. Con l'editore Sellerio ha pubblicato: La congiura dei loquaci (2000, 2017) La ferita di Vishinskij (2003), Gli uomini che non si voltano (2006), Uno per tutti (2008), La volata di Calò (2008) e La fabbrica delle stelle (2016), Il delitto di Kolymbetra (2018), Il lusso della giovinezza (2020) e Quattro indagini a Màkari (2021).
Saverio Lamanna ironizza su tutto e fa della lingua un caleidoscopio di citazioni, da quelle autorevoli a quelle popolari, utilizzando i luoghi comuni con intelligenza. Una lettura tutta d’un fiato, piacevole e divertente.
Si sta come in primavera sugli alberi le foglie. Ma forse Ungaretti scriveva d'autunno. La terra dell'eterna primavera, scrivono i banali cantori della Sicilia. Ma non credo sia così, perché la primavera è promessa, aspettativa, sospensione. Invece qui è tutto netto e preciso. Come diceva quello? In Sicilia si sente toccar finalmente terra. Hanno termine tutte le sfumature, gli stati nebulosi, le incertezze dell'atmosfera, e subentrano i toni assoluti, essenziali. Non c'è l'acquarello, la gouache di mezza stagione: la Sicilia è in acrilico. Si sa che il mare è azzurro, ma in Sicilia è proprio azzurro, senza sottintesi; come azzurro è il cielo e bianchissima la roccia calcarea: mi pare che scriveva cose così. Ma come si chiamava?
Devo dire che mi piace come scrive Savatteri, pero' la fine dei suoi romanzi su Lamanna mi lascia sempre un po' cosi'; sembrano un po' affrettati, tanto per chiudere. Un peccato.
Due stelline, una in più di quella che si meriterebbe a mio gusto per via di qualche attenuante, ecco i motivi del mio disappunto:
1. I personaggi; un libricino molto piccolo (nonostante i 16 euro), a mio avviso si sarebbero potute spendere più pagine sulla loro costruzione, qui l'attenuante sta nel fatto che è il quinto di una serie, ci sta che si spenda meno nelle descrizioni, motivo in più usare le pagine scrivendo una buona storia.
2. La scrittura; le continue citazioni, la nomea di questo equello e quell'altro autore, non dico sia sbagliata a prescindere, magari domani leggo un libro dove ciò viene fatto a mio gusto, ma in questo libro l'ho trovata alquanto noiosa.
3. Troppa autoreferenzialità; io non ho idea cosa provi chi non è siciliano (come me), ma io ho trovato i riferimenti alla Sicilia, e ai siciliani ampollosi e appunto troppo autoreferenziali, chissà come la vedono gli altri lettori...
4. Il giallo; qui non ho trovato davvero attenuanti, una storia senza scheletro, moscia e deludentissima, no no non è un libro che consiglierei a chi ama provare il brivido della scoperta, a chi piacciono le indagini, quelle belle.
La trama gialla è piuttosto esile, ma l'ironia di Lamanna/Savatteri è rimasta intatta. Lettura piacevole, con descrizioni della Sicilia (qui si arriva persino al Caos, il mio amatissimo Caos pirandelliano) da incorniciare. Curiosità: "Il suono delle pietre" non è (più?) il titolo vero, sostituito da "Il delitto di Kolymbetra". Niente male per un libro uscito meno di un mese fa.
Un romanzo sul filo della leggerezza (che mai scade nella banalità) e sul filo dell’ironia, amara quanto basta e sempre misurata. Da siciliana, ammiro la capacità dei migliori scrittori di riuscire a rendere le contraddizioni della nostra cultura senza sconfinare nella caricatura. L’unico personaggio quasi surreale, Piccionello, sembra addirittura affrancato dal suo destino di “macchietta” per il continuo richiamo di Saverio Lamanna, il principale attore sulla scena, che si prende gioco di ogni suo eccesso. Da questa struttura narrativa, che ricorda a tratti i contrasti degli antichi componimenti popolari (eccezionali gli scambi tra Saverio e la sua amata) scaturisce un continuo richiamo ai luoghi comuni che però, anziché suffragare, sbugiarda i pregiudizi sulle persone, sulle usanze e sull’essere siciliani. Ciò che resta è spesso solo la nostalgia per ciò che la Sicilia avrebbe potuto essere e (ancora) non è. Della lettura, l’aspetto giallistico è forse (e credo sia voluto) in secondo piano, in funzione della narrazione del resto che sicuramente vale il tutto. Consigliato.
"Il delitto di Kolymbetra" di Gaetano Savatteri Una ambientazione perfetta. Una Sicilia in tarda primavera con già i colori nitidi e perfetti dell'estate. Un omicidio nel giardino incantato della Valle dei Templi. Lamanna e Piccionello si trovano sul posto e indagano. Tra umorismo e ironia troviamo una Sicilia specchio di disuguaglianze. Un posto dove nessuno vorrebbe stare e tutti vorrebbero essere.
Il professor Demetrio Alù, docente emerito e autorità dell’archeologia siciliana, viene trovato ucciso nel giardino della Kolymbetra, nella Valle dei templi. Un delitto inspiegabile, consumato in un angolo di paradiso. Un crimine inaspettato che scuote la comunità scientifica lì riunita per risolvere il mistero dell’ubicazione dell’antico teatro greco. Anche il giornalista Saverio Lamanna si trova in trasferta ad Agrigento per realizzare alcuni servizi per un’emittente locale, in compagnia dell’amico Peppe Piccionello, incaricato di un indagine famigliare per conto di una delle sue tante comari. Lamanna curioso, irriverente, disincantato, spesso cinico prosegue abbattendo luoghi comuni e conduce le sue indagini svagate affiancato dall’amico Peppe con le sue infradito havaianas, le inseparabili magliette ispirate alla Sicilia e la sua “sapienza antica”. Due investigatori involontari dotati di intelligenza e ironia. Una raffica di citazioni che spaziano tra musica, letteratura, mitologia e arte. Dialoghi divertenti ed acuti in cui emergono le riflessioni agrodolci dei protagonisti sulla Sicilia perchè come dice l’autore in un’intervista: ”Lamanna e Piccionello vengono da una terra che ha dovuto costruire il proprio scetticismo e ha usato l’ironia come arma di difesa. Per non soccombere, per non restare imprigionata nella perenne indignazione o nella perenne rassegnazione.”
Divertente, ironico, Lamanna parla per citazioni, sempre azzeccate. Nella parte finale si respira una certa tensione, ma Saverio se la cava egregiamente. Peppe è un compagno perfetto.