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Triestiner Freundschaft

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Di fronte ai meccanismi misteriosi della Storia, gli esseri umani sembrano soltanto esili granelli di polvere. Ma sentimenti come l'amore e l'amicizia, spesso, possono trascendere anche il destino più tragico...Fulvio Tomizza, autore di una struggente Trilogia Istriana che racconta l'esodo drammatico dei profughi istriani dopo la Seconda guerra mondiale, è stato un romanziere di rara sensibilità, cantore della semplicità e dei sentimenti più archetipici di un'umanità che, nonostante le circonvoluzioni della grande Storia (sì, quella con la "s" maiuscola!), sembra ritornare sempre a una genuinità apparentemente smarrita. I due protagonisti del romanzo "L'amicizia", pubblicato per la prima volta nel 1980, sono rispettivamente un contadino istriano e un giovane borghese triestino. Il loro legame, avversato dalle vicissitudini sociali della loro epoca, si risolve invece in un'insperata una di quelle che lasciano sempre un barlume di speranza... -

293 pages, Hardcover

First published January 1, 1980

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Fulvio Tomizza

49 books6 followers
Fulvio Tomizza (Umago (then a part of Italy, now Croatia), 26 gennaio 1935 – Trieste, 21 maggio 1999) è stato uno scrittore italiano.
Nasce nel 1935 da una famiglia della piccola borghesia a Giurizzani presso a Materada (in croato Juricani), uno dei villaggi della penisola istriana, dove i suoi genitori erano proprietari di piccoli appezzamenti agricoli e si dedicavano con alterna fortuna a varie attività commerciali. In possesso di una naturale predisposizione nello scrivere e da una precoce senso dello spazio e per le arti figurative, ottenuta la maturità classica si trasferisce temporaneamente a Belgrado e a Lubiana e incomincia a lavorare occupandosi sia di teatro che di cinema.
Nel 1954, la Zona B del Territorio Libero di Trieste, con inclusa Materada, passa sotto l'amministrazione iugoslava e Tomizza, appena ventenne, benché legato alla sua terra da un sentimento d'appartenenza quasi viscerale, si trasferisce a Trieste dove risiederà per tutta la vita. La nostalgica lontananza dalla sua amata parrocchia di Materada, lo porta nel 1966 a pubblicare la raccolta Trilogia istriana che comprende i romanzi La ragazza di Petrovia (1963), Il bosco delle acacie (1966) e il suo primo romanzo Materada (1960). Gli ultimi anni della sua vita, però, li vive nella natia Materada e una volta scomparso, la locale comunità nazionale italiana gli intitolerà la propria sede sociale, con annesso teatrino.
Questi romanzi con le loro pagine di epica contadina inseriscono il giovane Tomizza nella variegata corrente europea degli scrittori di frontiera, e sono l'inizio di una estesa opera narrativa il cui tema costante è la perdita d'identità dei profughi istriani, al centro di complessi intrecci geopolitici, istituzionali e ideologici. Pubblica altri romanzi, alcuni sospesi tra la fantasia e la realtà quali L'albero dei sogni (1969), con il quale vince nello stesso anno il Premio Viareggio, altri vicini alla ricostruzione storica, si veda L'ereditiera veneziana (1989). In mezzo a questi due romanzi c'è una vasta narrativa, tra cui si ricorda La torre capovolta (1971), La città di Miriam (1972), L'amicizia (1980) e Il male viene dal Nord (1984). Con La miglior vita (1977) si aggiudica nello stesso anno il prestigioso Premio Strega.
Nel 2007 viene pubblicato Vera Verk, un dramma inedito in tre tempi (pubblicato da Ibiskos Editrice Risolo), ambientato nel 1930 in un paesino del Carso istriano. Il dramma è andato in scena per la prima volta nel 1963 a Trieste. Tra i protagonisti Paola Borboni, Fosco Giacchetti, Marisa Fabbri. Questa tragedia rusticana, che per certi versi può far pensare al Verismo di fine Ottocento o alle grandi tragedie del mondo classico - dove amore e morte, colpa ed espiazione si legano indissolubilmente una all’altra -, va in realtà inserita in un momento peculiare del teatro europeo del Secondo Novecento. È il momento in cui si incontrano le opere del Neorealismo italiana con le fortune di Brecht in tutta Europa, gli studi antropologici con la psicanalisi freudiana, il teatro del Grande Attore con la rinascita dell’Avanguardia: il tutto sullo sfondo di una sentita rivalutazione delle proprie tradizioni. Curatore dell'opera è Paolo Quazzolo (docente di drammaturgia).

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Profile Image for Marco Svevo.
437 reviews21 followers
December 2, 2020
Primo libro che leggo di Tomizza ( al terzo tentativo, dopo La miglior vita e La ragazza di Petrovia).
Le atmosfere e i personaggi mi ricordano i Finti-Conzini.
Avrebbe dovuto intitolarsi "L'allegria".
Olè.

Veramente un bel libro, ottimo anche per assaporare la "triestinità" ( per chi volesse assaggiarla).
Profile Image for Eddy64.
617 reviews17 followers
January 27, 2025
Storia di una amicizia nella Trieste del dopoguerra tra due giovani molto diversi per indole ed estrazione, un’amicizia che si regge più sulla stima che sull’affetto e che in più di un’occasione mostra aspetti di rivalità e antagonismo, un rapporto destinato col tempo ad esaurirsi ed è triste quando "non ci si vede più e la città non è grande". Marco è un profugo istriano rifugiato a Trieste, una città che non ama; grazie al sussidio dello stato vive con la madre in un “casone” grigio e austero di periferia; in Istria ha lavorato in una radio, ora scrive racconti in cerca di pubblicazione (probabilmente un alter ego dello stesso Tomizza); Andrea invece, triestino di famiglia piccolo borghese, sembra annoiato dal suo lavoro in banca. Incontratisi per caso sul portone di casa incominciano a frequentarsi, a parlare di tutto a ruota libera nelle serate in osteria come nelle gite nei paesi del Carso circostanti. La rivalità, sempre latente, si manifesta con le donne: Andrea è l’amante tormentato di una gallerista moglie di un famoso pittore, poi è il turno di Marco a fidanzarsi con una ragazza ebrea, e ancora Andrea a frequentare una ragazza slovena: ogni volta anche l’amico finisce per essere interessato, per farci un pensierino…Un’amicizia di confine - a Trieste non poteva essere altrimenti tra italiani, sloveni, profughi istriani -dove Marco finirà per trovare la sua strada mentre Andrea diventa sempre più insofferente per le delusioni patite. Un romanzo meno noto di Tomizza con sullo sfondo i soliti temi delle sue opere più famose la cui unica pecca è il ritmo lento, tanto che sembra non accada mai nulla per pagine e pagine anche se poi non è affatto vero. Non lo consiglio come primo approccio allo scrittore ma a chi già lo conosce. Tre stelle e mezzo.
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