È la fine di aprile del 1968. Firenze, come il resto dell'Italia, è scossa dalle manifestazioni studentesche. I figli sono contro i padri, senza mediazioni né compromessi, ed è difficile capire dove stiano ragioni e torti, dove sia il male. Università occupate, scontri con le forze dell'ordine, battaglie tra studenti di destra e di sinistra, slogan impregnati di ideali: un vortice di sogni cozza contro una società ormai sorpassata che aveva creduto di durare in eterno. Nonostante un certo disorientamento per il mondo che sta cambiando, Bordelli vive una sua primavera interiore. Il peso del passato sembra finalmente attenuarsi, e lui sente di poter affrontare le cose con più leggerezza. Anche la sua vita amorosa sta forse andando incontro a un mutamento inatteso... Ma una giornata drammatica, una giornata di morte, costringe il commissario a confrontarsi con non pochi misteri. E quando tutto pare avviarsi verso la soluzione, in un paese vicino a Firenze un altro omicidio terribile getta il commissario nello sconforto. Non sa davvero se questa volta riuscirà a scoprire lo spietato assassino, che forse si cela dietro un macabro messaggio.
Marco Vichi was born in Florence. The author of eleven novels and two collections of short stories, he has also edited crime anthologies, written screenplays, music lyrics and for radio, and collaborated on and directed various projects for humanitarian causes. His novel Death in Florence won the Scerbanenco, Rieti and Camaiore prizes in Italy. Marco Vichi lives in the Chianti region of Tuscany.
Le stelle sarebbero state quattro, ma gliene tolgo una perché trovo stucchevole quella che penso sia un'imposizione degli editor, visto che lo stesso schema ritorna anche in altri autori, tipo Maurizio De Giovanni, ossia la litania corale verso la fine del romanzo. Nel caso di Vichi sono i racconti fatti alla immancabile cena organizzata dal commissario Bordelli. Ritengo che la trovata sempre ripetuta, oltre a far assomigliare tutti i romanzi degli autori italiani di gialli e noir, appesantisca la narrazione quando si avvia, per usare una metafora ciclistica, alla volata finale.
600 pagine di puro piacere. Quelli di Vichi non sono né gialli né polizieschi, ma veri e propri romanzi, tante storie in una, spaccati di vita drammatica e vera. Con Vichi ci si immerge negli anni del boom economico, dell’alluvione di Firenze, del ‘68 (in questo), con uno sguardo persistente e tormentato sulla Seconda Guerra Mondiale. E Bordelli, commissario imperfetto, uomo imperfetto, lo sentiamo uno di noi.
RISVOLTO È la fine di aprile del 1968. Firenze, come il resto dell’Italia, è scossa dalle manifestazioni studentesche. I figli sono contro i padri, senza mediazioni né compromessi, ed è difficile capire dove stiano ragioni e torti, dove sia il male. Università occupate, scontri con le forze dell’ordine, battaglie tra studenti di destra e di sinistra, slogan impregnati di ideali: un vortice di sogni cozza contro una società ormai sorpassata che aveva creduto di durare in eterno. Nonostante un certo disorientamento per il mondo che sta cambiando, Bordelli vive una sua primavera interiore. Il peso del passato sembra finalmente attenuarsi, e lui sente di poter affrontare le cose con più leggerezza. Anche la sua vita amorosa sta forse andando incontro a un mutamento inatteso… Ma una giornata drammatica, una giornata di morte, costringe il commissario a confrontarsi con non pochi misteri. E quando tutto pare avviarsi verso la soluzione, in un paese vicino a Firenze un altro omicidio terribile getta il commissario nello sconforto. Non sa davvero se questa volta riuscirà a scoprire lo spietato assassino, che forse si cela dietro un macabro messaggio.
Folgorata sulla via di Damasco! Dopo un approccio iniziale tiepidino, mi sono dovuta ricredere, scoprendo un autore, un personaggio e una narrativa accattivanti.
Ho esitato tra le tre e le quattro stelle, perché è comunque una lettura piacevole e divertente. Lo strano sodalizio fra due autori, Vichi e Gori, che si dividono i loro personaggi è una cosa stupenda e curiosa in se, e così ho letto questo della serie Bordelli dopo Il ritorno del colonnello Arcieri di Gori. Mi sono anche accorto che avrei fatto meglio di stabilire l’ordine cronologico dell’azione di questi libri, mi toccherà leggere altri volumi sapendo come la storia continuerà. Un consiglio a chi non avesse ancora cominciato la serie e ci faccia un pensierino: provate a leggere nel ordine giusto almeno i volumi ambientati dal 1966 in poi, cominciando cioè da Morte a Firenze e L’angelo del fango. E con questo siamo al perché delle tre stelline, anziché quattro. Vichi è un buon narratore di novelle, sa raccontare delle storie che si svolgono in poche pagine. Per fare poi dei libri di 500 pagine, te ne incolla a dozzine una dietro l’altra. L’effetto è piacevole, ma va un po’ contro il ritmo di un buon giallo, che dovrebbe fare dalle 180 alle 300 pagine e basta. Ma Vichi non è un buon artigiano del romanzo giallo. Il lavoro di polizia non lo interessa abbastanza, anche se fa qualche sforzo. Ma il suo commissario li evita, gli sforzi: è troppo indaffarato a guardare le gambe delle donne, a fumare, bere, mangiare e ricordare la guerra. Questo del inquisitore in preda alle proprie debolezze è un topos del giallo contemporaneo fin troppo comune. Per fortuna Bordelli è simpatico, ma il lettore che ha letto dei gialli più classici e non si impedisce di usare la propria intelligenza sopporta male che, per esempio, l’inchiesta sulla morte dell’agente di borsa non proceda secondo una pura logica investigativa: chi è stato danneggiato dalle recenti attività della vittima? Bordelli non si pone nemmeno la domanda. Che poi ci azzecchi ugualmente è un segno che la pigrizia di lui è, in effetti, quella dell’autore. Dunque, leggete Vichi per divertirvi, non per leggere un buon giallo. Quello ve lo daranno altri. Persino quelli che pure, come Vichi, hanno preso il genere soltanto perché permette con una certa facilità di esplorare le debolezze umane, da Simenon in poi.
Ho letto tutti i libri del Commissario Bordelli e questo è uno dei migliori. Come sempre il trascorso degli eventi va accordo con ciò che sembra essere il loro tempo naturale, e seguimo pazientemente come si vanno uscendo poco a poco i diversi indizi che portano a una risoluzione credibile di ogni faccenda. Non è soltanto la legge che si deve rispettare nel mondo bordelliano, ma le legge morali, dove uno che ha fatto fuori uno che ha stuprato, strozzato o torturato un bambino, a volte non merita una condanna. Il codice etico del Commissario può cercare di essere comprensibile, e questa faccia umana ci avvicina di più al personaggio principale e ci fa riflettere.
Un libro molto svariato, raccoglie elementi diversi dai libri precenti nella serie e vi sfido a non versare delle lacrime con la storia del vecchio Calabrone e il suo amore dell'infanzia. Potrebbe essere soltanto un'aneddoto nelle mani d'un altro autore, ma la sensibilità del sr Vichi lo rende veramente conmovente.
Ormai la formula è sempre quella. Ed è collaudata a regola d'arte, quindi non si cambia! Qui abbiamo non uno, non due, ma ben tre omicidi, Ma che dico tre!? Quattro omicidi!
Ma praticamente si risolvono da soli, in quanto il nostro amato commissario si trastulla nella piacevole arte del "ci penso sopra, poi vediamo!". Bordelli passa il suo tempo a fare delle lunghe passeggiate nel bosco, guardare le gambe delle donne, farsi seghe mentali se m'ama o non m'ama, rimpinzarsi di leccornie toscane di ogni tipo, ubriacarsi con gli amici e, questa volta più che mai, rompere i coglioni ai giovani! Si, perché siamo nel 1968 ed i giovani avevano sicuramente altre cose a cui pensare invece che dar retta ad uno sbirro e matusa come lui. Ma niente, Bordelli non molla l'osso!
Sembrerebbero tutte cose piuttosto negative, ma invece sono proprio il bello di questa serie, che ha sempre più il sapore della finocchiona con il pane casereccio ed un bicchiere di buon Chianti.
Un libro complessivamente piacevole..Ritrovare il commissario Bordelli più sereno, positivo e ancora aperto alla vita nonostante l'avvicinarsi della pensione è stata una scoperta piacevole. Ho apprezzato anche il modo in cui si è rapportato all'arrivo della contestazione giovanile del 68, in bilico tra la chiusura di chi ha vissuto l'esperienza della guerra, e l' apertura di chi è ancora in grado di sentire le farfalle nella pancia di fronte a qualcosa che sta inesorabilmente cambiando. Solo un leggero disturbo di fondo per la sua ossessione di guardare le donne e le ragazze con il piglio tipico del maschio italiano.
Marco Vichi si conferma un attimo narratore, i suoi racconti non si limitano alla “mera” materia dei gialli ma sono dei veri e propri racconti o, per meglio dire, una vera e propria biografica del commissario Franco Bordelli. Giunta all’ottava tappa di questa meravigliosa serie del commissario Bordelli non posso che essere curiosa di iniziare già la lettura della prossima. All’interno di questo libro sullo sfondo delle vicissitudine amorose del protagonista e della “bella” Eleonora si dipanano le trame di ben tre delitti ben distinti l’uno dall’altro. Quasi al termine del libro un bel ritorno nella vita del commissario a lungo aspettato ( o forse due)!
Un ottimo poliziesco che si legge con piacere e tranquillità, dove le indagini passano come sempre un po’ in secondo piano, perchè ormai siamo più coinvolti dalle vicende personali dei protagonisti seriali: l’attesa è rivolta più alla storia tra il commissario e la bella Eleonora e al superamento del trauma per lo stupro subito, che non all’individuazione degli assassini di una domestica e di un operatore di borsa. Ma è l’effetto Borrelli ed è piacevole riscoprirlo ad ogni sua nuova avventura.
Ad essere sincera erano tre e mezzo, penalizzato da troppe divagazioni un po' noiose (Rosa ad esempio, o l'ossessione per le donne o Eleonora). Poi ho aggiunto la mezza stella che mancava per premiare un libro comunque piacevole da leggere, che profuma dei miei luoghi. Non è propriamente un giallo....su quattro delitti....nessun vero colpevole. E l'amo per il prossimo romanzo è lanciato
Una serie imperdibile, un protagonista unico e che amo moltissimo, tanti personaggi vari che contribuiscono a creare un gruppo organico e variegato e ogni libro è pieno di tante storie e su tutto spicca tanta umanità. Una lettura a cui non so rinunciare. Bellissimo anche questo come tutti gli altri.
Nono capitolo della serie del commissario Bordelli, ambientata a Firenze. È l’aprile del 1968 e Firenze, come altre città italiane, è teatro di manifestazioni studentesche, cortei e occupazioni Bordelli si ritrova ad indagare su tre omicidi diversissimi tra loro, un uomo che ha avuto quel che si meritava per le crudeltà commesse in passato, una ragazza bellissima trovata morta in un bosco e un uomo di nome Romano Piccioli trovato nel suo ufficio con il cranio fracassato. Una scia di sangue senza nessun legame, omicidi diversi tra loro per movente, ambientazione; non si tratta di veri e propri gialli, la soluzione è quasi banale, sono più vicino alla cronaca, molto verosimili, quasi comuni. Fatti che, purtroppo, accadono in qualsiasi città. Ennesima dimostrazione che i casi del commissario sono una scusa per porre l’attenzione su altro. In primis parlare di Firenze, dell’amore dell’autore per la sua città. Vichi ne decanta i luoghi, le vie, i quartieri, i monumenti, anche quelli meno conosciuti e fuori dai consueti giri turistici, le botteghe e i luoghi insoliti e curiosi, magari noti solo ai nativi. Vichi, inoltre, ama la convivialità schietta tipicamente fiorentina, e descrive spesso Bordelli a tavola, nella sua trattoria preferita, o nella cascina dove vive, con gli amici storici. Una strana e variegata umanità profondamente acculturata, che ama la lettura e raccontare storie dopo cena. Una buona lettura, che si apprezza lentamente facendo trascorrere delle belle ore al lettore.
Questo autore è un cantastorie. Caratteristica evidente negli ultimi romanzi, e in questo in particolare. Di storie ce ne sono a bizzeffe: amarcord, poliziesche, sentimentali, verosimili e non. Con qualche annetto sulle spalle lo si apprezza meglio.
Devo dire che con questo libro ho compreso molti temi della prima e seconda guerra mondiale che non conoscevo.. ha portato in me molte riflessioni. Nonostante questo il finale è stato un po' deludente e non mi sembra che ne seguirà un altro libro..
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Sempre piacevole leggere le vicende del commissario Bordelli, ambientate più di 50 anni fa a Firenze e dintorni. Piacevoli anche i racconti tra amici e i suggerimenti di natura musicale e letteraria.
Ogni incursione nella vita del commissario Bordelli è una sorta di ritorno a casa, un viaggio in un passato che per questioni anagrafiche non ho mai vissuto, ma che attraverso le sue storie ho imparato, in piccolissima parte, a conoscere. Il libro è un'immersione intima nella vita di Bordelli, tra casi da risolvere, gesta quotidiane e l'eterno amore per la Bellezza femminile. Il ritmo lento e cadenzato è perfetto, non annoia, anzi culla e si prende tutto il tempo necessario per raccontare questa nuova storia che ho trovato meravigliosa.
Incipit Il silenzio della campagna, la solitudine, la grande casa in penombra con le piccole finestre contadine che facevano passare poca luce… Nel più bel sogno Incipitmania