Pubblicato nel 1965, Scrittori e popolo ricostruisce i rapporti tra produzione letteraria e immagine del popolo lavoratore. Le questioni che affronta sono tra le più dibattute del dopoguerra: la formazione di una tradizione nazionale moderna, la genesi dello storicismo marxista italiano, il fascismo di sinistra, l'antifascismo militante, Vittorini, Gramsci, Pasolini e gli "ismi" che a loro si collegano. L'ottica di Asor Rosa è fortemente critica, l'intento esplicito quello di demistificare il mito del populismo. Questo spiega il coro di critiche che accolse il libro: era inacettabile che fosse messo in discussione un dogma fondamentale del progressismo benpensante, e che cioè con i buoni sentimenti si fa della buona letteratura, e magari dell'eccellente politica. Considerata tra le opere che hanno anticipato e preparato il '68, Scrittori e popolo conserva ancor oggi una carica interpretativa e una capacità di ricostruzione storica inconsuete fra i prodotti più recenti della critica contemporanea. Ad accrescerne l'interesse è poi l'introduzione che Asor Rosa ha scritto appositamente per questa nuova edizione, e che si intitola Vent'anni dopo.
Alberto Asor Rosa è stato un critico letterario, storico della letteratura, saggista, accademico e politico italiano. Di formazione marxista, vicino alle posizioni operaiste di Mario Tronti, ha collaborato alle riviste Quaderni rossi, Classe operaia, Laboratorio politico e Mondo Nuovo. È stato direttore della rivista Contropiano (1968) e, dal 1990, del settimanale del PCI Rinascita. Ha progettato e diretto la collana Letteratura Italiana Einaudi. Dal 1972 è professore ordinario di Letteratura italiana all'Università La Sapienza di Roma, dopo aver insegnato in altre università, come quella di Cagliari, e nei licei. Dal 1979 al 1980 è deputato per il Partito Comunista Italiano. Abbandona l'attività didattica nel 2003, una volta raggiunti i limiti d'età per la pensione, e inizia a dedicarsi alla narrativa, pubblicando i romanzi L'alba di un mondo nuovo (Einaudi, 2002), Storie di animali e altri viventi (Einaudi, 2005) e Assunta e Alessandro (Einaudi, 2010). Nel 2004 rianima la rivista Bollettino di italianistica, semestrale di critica, storia letteraria, filologia e linguistica, prendendone la direzione[3].
Riprende anche l'attività didattica nel 2006, come professore a contratto a titolo gratuito, presso la Sapienza.
I agree with Asor Rosa’s basic argument in this book (or at least the one I could identify) - that the myth of the national-popular imagination is perpetuated through supposedly left-wing literature that romanticises images of the “people” and looks to the past for a solution to their poverty, if not romanticising that poverty itself through some sort of contorted moralistic humanism. Thus, in doing so, it ends up negating a politics of class struggle.
However, Asor Rosa’s writing style is certainly not easy to follow. Indeed, I once gave a blurb of one of his books to my partner (a fluent Italian speaker who spent her whole life in Italy), and she couldn’t understand a word of what he was talking about. This text also requires a high amount of knowledge of 19th/20th Century Italian literature - something which, despite having a passing interest, I do not have. I’m sure if I did, then it would have been easier to get more out of it.
That being said, Mandarini’s introduction was very insightful and I would certainly recommend it as a first port of call for those interested in the contents of this book.