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Catasto magico
Crocevia di personaggi reali e mitologici, dalle Sirene ai Ciclopi, da re Artú alla fata Morgana, dal filosofo Empedocle a Pietro Bembo, l'Etna è un'enciclopedia simbolica dell'ignoto, una metafora cosmica dove il regno della vita e quello della morte si toccano e sembrano rimandare a una loro intimità primigenia. Nel suo cratere sembra pulsare la realtà piu profonda dell'universo che si riverbera in presenze inafferrabili, divinità sotterranee, mostri giganteschi, immagini fantomatiche di maghe, fate, eroi. E si riverbera nondimeno nelle pagine dei tantissimi scrittori che, da Esiodo a Ovidio, da Holderlin a Maupassant, si sono imbattuti, con le loro pagine, nella montagna misteriosa. Maria Corti annoda fra loro i fili delle leggende e della letteratura, le storie e le riflessioni, facendo racconto e ricerca nello stesso tempo, soprattutto evocando, sotto il flusso narrativo, il senso sommerso di un grande sogno collettivo. Tutto questo fino all'ultimo capitolo, quando l'autrice scrive un racconto sulla Sicilia di oggi trovando ormai impossibili quei legami di senso tra realtà e fantastico che hanno alimentato i tempi passati. Un Etna senza più magia assiste muto a un truce fatto di sangue: il cadavere di un ventenne viene sepolto in un cimitero di periferia, separato per sempre dal mondo dei vivi. Nessun viaggio sulla nave dei morti conduce piu al cratere dell'Etna, nessun suono d'arpa esce dal vulcano come quando Empedocle vi si gettò dentro. I morti non parlano piu ai vivi, i vivi vivono solo nella morte, l'immaginario non «lavora» più. Su questa nota di pessimismo si conclude uno dei libri che maggiormente fanno capire, anche a un lettore comune, i meccanismi, l'importanza e i piaceri della cultura.
107 pages, Paperback
First published January 1, 1999
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Community Reviews
Displaying 1 - 1 of 1 review
November 14, 2010
A metà fra saggistica e narrazione, un tentativo di delineare l’impatto che l’Etna ha avuto sull’immaginario. Ipnotico il flusso di storie (e le loro connessioni) che hanno per protagonista o quale sfondo il vulcano, dall’età classica alla Sicilia contemporanea.
«Forse c’è una reciproca strategia donatoria fra l’Etna e gli uomini della sua terra, che in cambio di tanta fertilità ne hanno fatto il più mitico dei vulcani, ricco di una sua estraneità confinante con l’oltretomba, percepita dai poeti. Non c’è da aspettarsi che si diano o rendano grazie: lui dona raccolti da età dell’oro, ricchezza minerale, loro nel corso dei secoli gli donano lussuose presenze, divinità sotterranee, mostri giganteschi, immagini fantomatiche di maghi o fate, eroi bretoni, vivi di plurime vite, attraversati da pulsioni sconvolgenti. Tutto è avvenuto per una disposizione innata dello spirito umano a conferire alle bellezza delle cose magia e fatalità».
Bella l’immagine del vulcano che rinasce sempre nuovo dalle tempeste dell’immaginario e che resiste anche alle sue degenerazioni e alle sue eclissi (le ultime pagine del libro sono dedicate al cancro culturale mafioso, che uccide anche l’immaginazione): «l’Etna è una di quelle cose che sulla terra appaiono sempre ben fatte e bene illuminate dalla Storia del mondo. Un raro primato a fine millennio».
(Un difetto: forse Il catasto magico resta a metà strada tra la forma del racconto e quella del saggio, senza trovare un esito originale al connubio.)
«Forse c’è una reciproca strategia donatoria fra l’Etna e gli uomini della sua terra, che in cambio di tanta fertilità ne hanno fatto il più mitico dei vulcani, ricco di una sua estraneità confinante con l’oltretomba, percepita dai poeti. Non c’è da aspettarsi che si diano o rendano grazie: lui dona raccolti da età dell’oro, ricchezza minerale, loro nel corso dei secoli gli donano lussuose presenze, divinità sotterranee, mostri giganteschi, immagini fantomatiche di maghi o fate, eroi bretoni, vivi di plurime vite, attraversati da pulsioni sconvolgenti. Tutto è avvenuto per una disposizione innata dello spirito umano a conferire alle bellezza delle cose magia e fatalità».
Bella l’immagine del vulcano che rinasce sempre nuovo dalle tempeste dell’immaginario e che resiste anche alle sue degenerazioni e alle sue eclissi (le ultime pagine del libro sono dedicate al cancro culturale mafioso, che uccide anche l’immaginazione): «l’Etna è una di quelle cose che sulla terra appaiono sempre ben fatte e bene illuminate dalla Storia del mondo. Un raro primato a fine millennio».
(Un difetto: forse Il catasto magico resta a metà strada tra la forma del racconto e quella del saggio, senza trovare un esito originale al connubio.)
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