Luca ha un distintivo della polizia e un cognome che suona strano. Luca Wu è il primo vicequestore italiano di origini cinesi, ed è in forza al commissariato di Tor Pignattara, Roma Est, quartiere dagli intrecci multiculturali, crocevia di popoli e storie. Grande è la confusione sotto il cielo della Capitale, ma la situazione è tutt'altro che eccellente. E quando proprio a "Torpigna" due rapinatori ammazzano un commerciante cinese insieme alla sua bambina, gli eventi precipitano. Adesso c'è un grosso guaio nella Chinatown romana e per risolverlo serve uno sbirro come Wu. Figlio ribelle e marito infedele, esperto di kung fu e seduttore incallito, il vicequestore inizia a indagare nell'universo parallelo di una comunità tanto radicata quanto impenetrabile, misurandosi con i dubbi sulla propria appartenenza. Tra laboratori clandestini e banche segrete, inconfessabili connivenze e diaboliche speculazioni, finirà per scontrarsi con il potere delle famigerate Triadi e con il progetto di morte di un'oscura mente omicida.
Nelle pieghe di un poliziesco dal ritmo incalzante, Andrea Cotti dà forma ai fantasmi dell'oggi, battendo l'invisibile "Via della seta" che, dall'Esquilino a Tor Tre Teste, si snoda nella metropoli, ed esplora il regno dei nuovi padroni venuti dall'Oriente, al tempo in cui il profitto è l'unica cosa che conta e la vita umana non ha più valore.
Non sembra ma sono un discreto divoratore di gialli e questo romanzo di Cotti fa parte del genere, anche se è più un noir investigativo. Il protagonista è il vicequestore Luca Wu, è cinese, pratica le arti marziali e lavora a Roma. In questo noir viene affrontata la mafia cinese (le cosiddette Triadi), un tema che incontro per la prima volta nelle mie letture. La storia che mano a mano si dipana parte da una rapina finita male per poi aprirsi a fatti ben più gravi e il ritmo cresce sempre di più. Vi è un analisi molto precisa delle procedure di investigazione (certe volte anche troppo!) e le 500 e oltre pagine si fanno sentire, ahimè.
Interessante la pratica del Ving Tsun, un'arte marziale praticata dal vicequestore che risale addirittura a Yip Man, maestro di Bruce Lee.
Il commissario ha una moglie, è un fimminaro, non comunica bene col padre, è un brillante investigatore, crea qualche grattacapo ai superiori ma NON si chiama Montalbano Salvo. Si chiama Wu Luca. Leggo anche il secondo, giusto per vedere come butta.
C’è un nuovo poliziotto a Roma, un nuovo supereroe schierato dalla parte dei buoni. Bello o comunque affascinante, perché ha rovinato un matrimonio perfetto a causa delle troppe avventure. Probabile che gli occhi a mandorla contribuiscano a questo grande fascino. Perché, importante, Luca Wu è un vicequestore cinese di seconda generazione, come si dice di quanti sono nati e cresciuti in Italia da genitori cinesi. Oltre al fascino Luca Wu conosce cinque lingue, pratica un’arte marziale a livelli altissimi e ha un indiscutibile talento investigativo che lo ha portato a risolvere tutti i casi che gli sono toccati. Da Bologna viene trasferito a Roma, perché solo un cinese può indagare con successo in una comunità cinese complessa come quella della capitale. La vicenda si sviluppa da quella che sembra una semplice rapina, durante la quale sono uccisi un commerciante cinese e la sua bambina. Come scatole, appunto, cinesi la realtà si fa sempre più complicata e parallelamente il ritmo della storia si fa sempre più incalzante. Vale la pena leggere questo libro. Prima di tutto perché è ben scritto, attento e coerente alle procedure italiane giudiziarie e poliziesche e mostra un ottimo livello di documentazione. E soprattutto se credete come me che un giallo è a volte un grimaldello per capire aspetti sconosciuti della società che ci circonda. Quando lo scrittore dichiara le fonti con cui si è documentato, i maggiori sinologi che ci sono in Italia, allora si può ipotizzare che il libro porti davvero a vedere alcuni aspetti di quello che ci circonda con occhi diversi.
Sono il vicequestore aggiunto Luca Wu, ho trentaquattro anni, e sono nato in Italia da genitori cinesi. Sono italiano e sono cinese. A me è bastato leggere questo e scoprire che la vicenda si snodava tra Esquilino, Garbatella e Tor Pignattara, nella Roma cinese che un po’ conosco. Il libro si legge molto facilmente (anche questa proposta per me “vale il cartaceo”), è lungo (oltre 500 pagine) ma non accusa mai cali, vuoi andare avanti, devi arrivare in fondo. L’autore è anche sceneggiatore di L’ispettore Coliandro, e Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio ed è bravissimo a rendere una comunità molto radicata nella Capitale ma della quale, in fondo, si sa poco. Saranno gli occhi, l’abilità, i modi e i dubbi personali di Luca Wu, uno sbirro abilissimo che non si sente né del tutto italiano né cinese, a dipanare l’intreccio ed a gettare luce sul mondo delle Triadi, la mafia cinese. Mi è piaciuto per il realismo delle ambientazioni, l’utilizzo del gergo da polizia e perché aiuta a capire le dinamiche tra i diversi reparti investigativi e la magistratura. E poi perché sono protagoniste le due città con le quali ho avuto più a che fare nella mia vita (a parte Pescara): Bologna e Roma. Ho letto su twitter che Cotti è già al lavoro per un’altra indagine di Luca Wu e che molto probabilmente dal giallo sarà tratta una serie tv. Ottimo.
The interesting part of this was reading about the Chinese communities and triads in Italy. I'm not sure how closely it actually resembles real life, but it seemed pretty convincing to me.
There were some issues with the story itself. I thought it was over the top in some instances, and gratuitous with its violence, etc., and other points just seemed odd. For example one of the bad guys is killed while in jail, which means that, at best, they have police officers being paid off. And yet, they continue to hold other suspects in jail with seemingly no worries, and we never discover exactly who the corrupt police officer was.
Also, I don't buy a woman losing her only child and still keeping her mouth shut due to fear.
And, not be pedantic, but it mentions several times while they are chatting in Wenzhouhua, that they switch to informal tense. As far as I know, no Chinese dialect has a formal tense.
3.5 stars. Mainly because it educated me on the Chinese communities in Italy.
Uno dei romanzi più interessanti che abbia letto quest'anno. Una storia mozzafiato, con protagonisti che ti entrano sottopelle dopo pochi capitoli, avvalorata da innumerevoli fonti e impreziosita dalla capacità dell'autore di rivelare al lettore una società, quella cinese, che è sotto i nostri occhi praticamente ogni giorno e della quale non sappiamo assolutamente nulla. Scorrevolissimo, le quasi seicento pagine volano via e in alcuni frangenti ho fatto veramente fatica a staccarmi dal libro. Spero vivamente di leggere un'altra storia con Luca Wu protagonista.
Voglio spendere qualche parola su questa lettura. Molto ben fatta tutta la narrazione sul mistero che si infittisce mano a mano che il racconto prosegue, altrettanto fatta bene la descrizione delle triadi cinesi, della struttura delle triadi e di come agiscono in Italia. In linea di massima non è un romanzo scontato e vale la pena leggerlo se si è alla ricerca di un poliziesco scritto bene e di una storia avvincente. Si vede che lo scrittore ha fatto molta ricerca per poter pubblicare questo romanzo.
Passiamo alle note dolenti. La storia personale di Wu, il poliziotto, è abbastanza atona, del tutto dimenticabile e irrilevante ai fini della narrazione. La sua relazione con Anna, poi, è ai limiti dello stereotipo e anti femminista direi. Questa è la parte del romanzo che non mi è piaciuta per niente e anzi ho trovato anche fastidiosa, perché trapela il fatto che la scelta di Anna alla fine del romanzo sia considerata una scelta del tutto "normale" ma penso che nel 2022 non possiamo normalizzare certe cose. Il finale, in generale, pecca del voler trovare a tutti i costi delle soluzioni e dei punti di chiusura. Di solito prediligo i finali chiusi, ma devono avere un senso, altrimenti meglio lasciare un finale aperto. Insomma, si vede che il finale è stato un po' forzato per poter proseguire la storia con un nuovo romanzo. Il punto non è tanto questo però. Mi riferisco proprio ai risultati dell'indagine, che per certi (pochissimi) versi resta aperta, ma in generale tutto trova una spiegazione e tutto avviene in maniera semplice, soprattutto la confessione finale. Non so quanto sia realistica questa cosa.
In generale è un buon romanzo che consiglierei, ma ha i suoi limiti ecco.
📖”Ma quanto possiamo conoscere davvero una persona? Chi può sapere cosa spinge qualcuno a compiere certe azioni?”
📝Luca Wu è nato in Italia da genitori cinesi. Crescere tra queste due realtà lo ha fatto sentire spezzato a metà, mai completo né in un senso né in un altro. Questo è stato causa di difficoltà che ha cercato di aggirare invece di provare ad affrontare: così succede che tutti i passi in avanti finiscono per ricondurre all’origine di ogni problema che si scopre essersi ingigantito mentre si tentava di ignorarlo.
📝Luca Wu è diventato poliziotto e dopo aver prestato per tanti anni servizio a Bologna chiede di venire trasferito a Roma dove si troverà ad indagare sull’omicidio di un cinese e della figlia avvenuto proprio davanti agli occhi della moglie.
📝Romanzo noir narrato in prima persona che conferisce un’immediatezza alle azioni e che allo stesso tempo ci porta così in profondità nell’ animo del suo protagonista, riuscendo a mostrarci quella spaccatura in cui lui rischia di precipitare ad ogni passo. Luca Wu è un poliziotto alla ricerca della verità. È un uomo alla ricerca di una dimensione in cui sentirsi espresso appieno. È un figlio che deve perdonare il passato. È un marito che deve recuperare il rapporto. È un padre che non vuole perdere l’occasione di essere tale. È una figura complessa di cui è difficile non subire il fascino, anche perché questo suo cercare di stare in equilibrio tra due mondi, secondo me più che una debolezza è un’autentica ricchezza.
Un bel giallo e anche decisamente particolare nel suo genere, con protagonista un vicequestore, Luca Wu, italiano di nascita ma di origine cinese, a capo del commissariato di Tor Pignattara a Roma. La forza principale del libro è nelle accurate spiegazioni e descrizioni dei luoghi in cui si svolge la vicenda, nei metodi posti in essere nelle indagini e nell’analisi precisa e puntale di tutto quanto accade. Molto ben caratterizzati anche i tanti personaggi che si incontrano a cominciare dai diversi componenti della squadra del vicequestore per arrivare allo stesso Luca Wu, il protagonista, un uomo che ancora non è riuscito a fondere perfettamente dentro di sé le sue due diverse identità, quella italiana e quella cinese, tanto che a volte sembrano entrare in contrasto tra loro creandogli anche problemi. L’omicidio di un commerciante cinese insieme alla sua bimba sono l’inizio di una vicenda molto complessa e intricata che il nostro protagonista riuscirà a risolvere grazie al suo intuito e alla perfetta conoscenza della mentalità e del mondo cinese. Un bel giallo che riesce a dare un quadro molto chiaro, specifico e veritiero dei luoghi dove si svolge la vicenda, nonché della particolare realtà del mondo cinese, delle sue tradizioni e del loro modo di pensare così differente e lontano dal nostro e, infine, anche di come viene portata avanti un’indagine entrando nel particolare pure di attività basilari.
Ho iniziato questo giallo, noir, attirata dalla trama originale. Luca Wu è vicequestore Italo/ cinese (nato in Italia da cittadini cinesi) e da adulto decide di diventare un poliziotto. Ammetto di non conoscere nulla della cultura cinese e modo di pensare orientale. Forse per questo il romanzo mi è piaciuto tanto. Ti trovi catapultata nelle indagini complesse (nel romanzo troviamo avvocati Italo/cinesi, PM; GIP; personale della scientifica, medici legali, tanti criminali cinesi che non aprono bocca e tanti innocenti sfruttati e uccisi) nel modo di pensare e agire cinese, nelle arti marziali, nei ristoranti e attività cinesi, spesso non oneste (legate alla mafia cinese: il drago con la testa e la coda e drago senza testa e senza coda). Non riesci a non provare empatia verso Luca WU anche se tradisce sempre la moglie, sebbene la ami e ami il suo bambino. Alla fine la moglie si stanca e lo caccia di casa, così WU accetta l'incarico di vice questore a Roma, al commissariato di Tor Pignattara, Roma Est, un quartiere dagli intrecci multiculturali.. Mi sono piaciuti anche alcuni personaggi secondari, come Anna e Giacomo, i nonni di Luca e l'avvocatessa Sofia Sun. È davvero complessa e ricca la trama e non dico oltre per non rischiare di togliere al lettore il gusto di leggere un noir ben scritto e documentato. Lo consiglio.
Voto alto per l'impegno avuto dall'autore nel documentarsi su così tanti aspetti della vita di alcuni cinesi in Italia, sulle loro tradizioni, sulla mafia cinese e sui procedimenti della polizia. Sto studiando cinese e mi piace la cultura della Cina quindi l'ho trovato molto informativo e interessante. Una stella in meno la dò perché essendo vorace lettore di thriller ho trovato questo romanzo un po' freddo. Intrigo abbastanza profondo e intricato fino alla fine ma un po' freddo e piatto. I personaggi non sono caratterizzati benissimo, li ho trovati tutti troppo simili e non ho empatizzato con nessuno, nonostante io ami il kung fu non ho empatizzato nemmeno con Wu. Freddi e simili tra loro, nessuno spicca e fa emozionare in qualche modo. Anche la narrazione sembra un lungo diario delle cose che accadono, tipo quando ci sono interrogazioni della polizia e c'è il tizio che scrive tutto quello che è successo a macchina. Penso alla solita vecchia regola "show, don't tell". Inoltre, forse era meglio dare 3 stelle e mezzo solo che qui non si può, ho capito chi era il cattivo al 70% del libro. Non al 90 o 95, al 70%!! E fino alla fine tutti i poliziotti non c'erano ancora arrivati nonostante fosse palese.
Un ritmo incalzante, il lettore avverte sempre la tensione giusta. La storia è molto articolata. C'è una minuziosa, quasi maniacale descrizione delle procedure investigative che raramente si trova in altri romanzi. Cotti descrive un mondo complessissimo e lo fa con uno stile molto incisivo. Complimenti
Storia interessante: talvolta ripetitiva nel ricordare certi dettagli e certi particolari: talvolta prolissa in parti ovvie che rallentano il ritmo della narrazione: ovvia sul colpevole già intorno a pagina 350. Nonostante ciò, sicuramente ha del potenziale per creare un nuovo personaggio, Luca Wu, protagonista di altre investigazioni.
Cosa dire di questo romanzo?! Finito qualche minuto fa, un romanzo intenso, intrinseco, dove serve pensare, dove ci si deve immedesimare nel vicequestore Luca Wu. Un romanzo veloce che ti fa correre per acciuffare il colpevole. Consigliatissimo anche a chi come me non è solito leggere questo genere di romanzi!
Gotti - il cinese - 7 - buon poliziesco che si immerge nel mondo delle China town romana, non tralasciandone la cultura e la malavita. Non male l’idea del protagonista cinese ma italiano, ma ne italiano ne cinese. Un po’ telefonati i colpi di scena finale ma le pagine si girano che è una bellezza. Assassinio al ristorante cinese, ah no
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Ho letto questo libro su consiglio di Marco De Franchis, è un noir ben scritto e molto interessante, un bell’intreccio noir ma quello che più mi ha affascinato è la spiegazione del mondo cinese in Italia. Viene infatti descritto sia il modo di pensare e di essere cinesi in Italia, ma anche la formazione della Triade, come è nata in Cina e come si sviluppa suo vari gradi di gerarchia.
Un bel giallo con un protagonista insolito, Luca Wu, vicequestore cinese che indaga su un duplice omicidio nella comunità cinese di Roma. È ben scritto con un'accurata descrizione della città, delle procedure d'indagine e dei costumi dei cinesi che vivono in Italia.
Dopo aver superato il fatto che sia scritto tutto al presente, l'ho trovato molto molto bello. Scritto bene, scorrevole e pieno di dettagli sulle modalità di indagine italiana. Consigliato!!