“Il centro siderurgico costò quasi quattrocento miliardi di lire. Finì con l’occupare prima 600 e poi 1500 ettari di superficie, per un’estensione pari al doppio dell’intera città. Da quel momento in poi fu la città a crescere e modellarsi intorno alla fabbrica. Furono i tempi e i ritmi della fabbrica a scandire i tempi e i ritmi del tessuto urbano.”
Alessandro Leogrande è stato un grande intellettuale del nostro tempo. Ha scritto per lottare contro le frontiere e i naufragi, il caporalato e l’ignoranza, la malafede e le ingiustizie. Questo volume raccoglie tutto il lavoro che ha dedicato a Taranto, la sua città. Una città perfetta, come l’ha definita Pasolini nel 1959. Taranto nuova, Taranto vecchia e intorno i due mari.
Una città che oggi è soprattutto il dormitorio degli operai dell’Ilva, la cattedrale del deserto che fa dei suoi lavoratori le cavie di nuovi rapporti di lavoro, nei quali la frattura sociale si allarga sempre di più, mentre i diritti sono sempre più difficili da difendere.
“Che la fabbrica resti al suo posto o venga chiusa,” ha scritto Leogrande, “che venga svenduta a una cordata italiana o a qualche multinazionale asiatica in ascesa, Taranto deve comunque uscire dalla ‘monocultura siderurgica’ che nell’ultimo mezzo secolo non ha fatto altro che alimentarsi dalle sue stesse viscere.”
Alessandro Leogrande was an Italian journalist. He made his debut in long form journalism with Un Mare Nascosto (A Hidden Sea 1999), dedicated to his hometown, and in later books he went on investigating the new mafias, protest movements, and the exploitation of foreign agricultural laborers in Southern Italy. He then explored the topic of migration from Africa and the Balkans in his books Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Death in the Mediterranean 2011), Adriatico (Adriatic 2011), La frontiera (The border 2015), and wrote the libretto of two operas: Katër i Radës (2014) on the Tragedy of Otranto, and Haye, Le parole, la notte (2017), a musical voyage in contemporary migrations.
Leogrande died in Rome at the age of 40 from a heart attack. In speaking of his son, his father Stefano remembered his work "in defense of the downtrodden and the most fiercely exploited in all sort of settings where abuses were committed, from agricultural labourers to migrants to Argentinian desaparecidos." In 2018 a street was entitled to him in the capital of Albania, Tirana.
Assurdo quello che è successo e sta succedendo a Taranto. Come i personalismi abbiamo soffocato ogni forma di vita, di cultura propria alla città.
Dal libro: […] Giorgio Bocca […] Qui stanno costruendo un gigante industriale, che si mangia le altre forme di lavoro, si mangia la terra e ben presto si mangerà anche l'aria... Ma qual è l'alternativa locale? Qual è l'alternativa fornita dalla classe dirigente locale, dall'imprenditoria locale, dalla classe politica locale, rispetto tutto questo?
Leogrande non ha mai affrontato temi facili ma questo gli è stato particolarmente a cuore e si capisce leggendolo. Il legame con la sua Taranto non si è mai spezzato e la voglia che le cose cambino traspare ma purtroppo sappiamo tutti quale sia la situazione.
Un libro sulla città di Taranto e sulla sua storia dagli anni '60 ad oggi. La nascita, lo sviluppo e la crisi della produzione siderurgica, la città-fabbrica. Una classe operaia diversa da quella delle grandi città industriali del Nord Italia, la presenza del metal-mezzadro, ma soprattutto la scarsa presa dei valori di unità e solidarietà sindacale. Il grande tema della conciliazione tra lavoro e ambiente, che è diventato sempre più pressante e irrisolto. E poi ancora, lo sviluppo del populismo nel governo della città, il fenomeno Cito. la crisi della sinistra, ma anche dei partiti classici di centro-destra. Sullo sfondo la riflessione sul meridionalismo e la sua messa in discussione da una prospettiva diversa.
Interessante ricostruzione giornalistica della realtà politica, sociale e industriale di Taranto attraverso gli articoli scritti da Alessandro Leogrande