Mario è il nuovo insegnante di un piccolo centro dell'Alto Adige (o Sudtirolo). Siamo nella seconda metà degli anni '30 e il regime fascista ha raggiunto l'apice del consenso popolare. Il maestro di Cordés documenta, nel suo diario, il percorso di consapevolezza che lo porta a riconoscere gli inganni della propaganda e a cogliere l'anima di una terra, nella quale comincia via via a respirare aria di casa. Man mano che la comunicazione (coi bambini, con le famiglie, con padre Josef e soprattutto con Anna) si fa più autentica, gli occhi (di tutti) si aprono e ognuno si trova di fronte alla scelta: fermarsi, arrendersi oppure andare oltre, superare il confine?
Cordès, è un paesino dell'Alto Adige, di fatto è un paesino che non esiste. Cordés però è "casa”, è “Heimat" e lo diventerà anche per Mario, maestro trentino, mandato per insegnare l'italiano? mandato lassù,insensibilmente a cambiare l'identità di questi montanari abituati a vivere di poco. Ottanta pagine, in un contesto storico ben preciso, siamo subito dopo la Grande Guerra, una scrittura semplice, quasi rivolta ai bambini ma indirettamente diretta a noi, noi che abbiamo difficoltà ad accettare “il forestiero". Racconto, che torna a ricordarci che “il nuovo“ fa paura, che bisogna prendere le distanze ma anche racconto che ti apre il cuore, che ti fa vedere che anche un popolo chiuso, fiero se impara a conoscerti ha i suoi pregi, vale, per cui cadono muri e da entrambe le parti si rivedono le proprie posizioni... Lettura consigliata per chi vuole approfondire la questione delle maestrine costrette ad insegnare nelle catacombe durante il fascismo, nel mio caso fu il libro di Balzano, Io resto qui, ad incuriosirmi.