Il suo "Mulholland Drive" è stato eletto miglior film del XXI secolo. Il suo "Eraserhead" era il film preferito di Stanley Kubrick. Il suo "Twin Peaks" ha cambiato la storia della televisione, due volte. Addirittura il suo ciuffo ha un fan club ed è inconfondibile come quello di Elvis Presley. Pittore, cineasta, musicista, attore, costruttore di mobili, sognatore di mondi, bevitore di caffè e ambasciatore della meditazione trascendentale, David Lynch è un maestro e una star. Le sue opere enigmatiche hanno catturato gli spettatori di tutto il mondo sospendendoli fra due estremi: l'orrore e la beatitudine, funghi atomici e torte di ciliegie. Con uno stile che unisce analisi critica e linguaggio pop, Matteo Marino esplora chiavi di lettura classiche e inedite per provare a decifrare i passaggi più oscuri di "Strade perdute", "Mulholland Drive", "Inland empire" e "Twin Peaks - Il ritorno", coinvolgendo per estensione tutta l'opera lynchiana. Un viaggio della mente e del cuore che, dagli effetti speciali digitali ai trucchi del cinema muto, dalle scoperte della fìsica quantistica ai testi delle religioni vediche e del buddhismo tibetano, ci conduce alla ricerca della strada per tornare a casa.
Una piacevole lettura per gli appassionati di Lynch e del cinema in genere. Niente per cui strapparsi i capelli, ma se adorate caffè e ciambelle, provate una strana repulsione verso i gufi e quando vedete delle tende rosse vi viene l'istinto di mettervi a parlare al contrario, è un libro che non dovete perdervi.
Peccato non ci siamo fotogrammi dei suoi film (suppongo per ragioni di copyright), sostituiti bensì da rari disegni. Peccato anche, ma l'opera è chiara fin dalla copertina, che sia una monografia concentrata su alcune opere (Strade perdute; Mulholland Drive; INLAND EMPIRE (si scrive rigorosamente maiuscolo, ho scoperto); e Twin Peaks - Il ritorno) e faccia solo brevi cenni alle altre opere del regista. Per il resto è una piacevolissima immersione in un universo mentale dotato di significati, e molti, anche quando non lo si direbbe; io per esempio ho finalmente capito qualcosa della mia corazzata Potemkin, che era appunto, INLAND EMPIRE. Non che adesso smani dalla voglia di rivederlo, ma insomma mi consola sapere che perfino quella strana accozzaglia di incubi e conigli giganti ha un senso. Fan di lungo corso del regista, Marino ha certosinamente, maniacalmente studiato ogni passaggio tv, intervista, diario, tweet etc. del regista, e riesce così non solo a ricostruire la genesi produttiva di opere tormentate - vedi fallimento iniziale del prodotto Mulholland Drive inteso come miniserie tv - ma anche quella creativa di Lynch, con particolare riferimento al suo universo cinematografico di riferimento - si pensi al Mago di Oz - e all'influenza che su di lui hanno la meditazione trascendentale e il pensiero induista e buddhista.
Non sono una fan di David Lynch e il mio primo contatto con i suoi lavori è avvenuto grazie a Twin Peaks. Speravo che il volume dedicasse un po' pipù di spazio alla filmografia, ma è stato ugualmente una lettura interessante.