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Rizzoli Art Classics presents Manet, the next installment in this successful art series. With authoritative text by renowned cultural commentators, this lavishly illustrated monograph is the perfect companion for art history's most passionate fans. The book includes commentary by famous art historians; a critical essay on the artist's life and art; descriptive captions; a timeline; a "Writings" section with excerpts from noted art historians and historical figures; a list of museums where the featured paintings can be found; and a concise bibliography with suggested further readings.

192 pages, Paperback

First published November 19, 2003

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About the author

Federica Armiraglio

23 books2 followers

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Drew Canole.
3,179 reviews44 followers
April 17, 2023
Super cool to look through Manet's masterpieces and learn some background behind each piece. With its small format, this is certainly a poor substitute to going to an museum and seeing these pieces in person.
Profile Image for Theut.
1,886 reviews36 followers
March 6, 2017
Anche qui un po' di ripetizioni tra testo introduttivo e schede delle singole opere (forse il motto è Repetita iuvant). Ottima la scelta delle opere, per qualcuna avrei scelto il formato doppia pagina piuttosto che il particolare (va detto che sono le opere più famose che tutti hanno visto almeno una volta nella vita). Non resta che visitare la mostra di Palazzo Reale...
Profile Image for Luciano Riccardi.
11 reviews
October 12, 2011
Che pittore è colui che ritrae una donna nuda in compagnia di due gentiluomini vestiti di tutto punto, presso un corso d’acqua, in un bosco (1)? E che ritrae una altezzosa prostituta, sempre nuda, sdraiata su un letto (2)? Entrambe ci guardano diritto negli occhi, sfidandoci a commentarle, a riprovarle, a lasciarci irretire dal soggetto - soggetto di matrice classica, si, ma absolument moderne, senza un disegno netto e realizzato con sfumature di colori che sembrano non finiti. Pure, è il medesimo che ritrae un Cristo morto, con la bocca semiaperta, sorretto da figure angeliche, che davvero non pare per nulla divino, ma anzi, umano, troppo umano (3).
Stendhal raccomandava di esordire in società con un duello. Non sono sicuro se si possa interpretare questo consiglio in maniera figurata o no, ma quello che ha fatto Manet con questi quadri, esposti nell’arco di un paio d’anni, sembra essere stato fatto apposta per scatenare gustose polemiche - che permettono, nel bene e nel male, una notorietà che è sempre meglio di una silenziosa indifferenza.
Di estrazione borghese, rifiuta di essere accomunato al cliché bohémien dell’artista povero ed incompreso - lui, agiato e parimenti incompreso. Rifiutò l’etichetta di impressionista, continuando ad affermare di essere un pittore realista che si rifaceva ai grandi classici, ma con un modo completamente nuovo, in grado di afferrare il “momento”. Per questo il Salon dell’arte ufficiale rimaneva per lui il banco di prova decisivo, il luogo per eccellenza dove un artista doveva fare la sua battaglia.
Ed è vero che mettersi di fronte ai suoi quadri lascia la curiosa impressione di una sorta di anacronismo, soggetti dal sapore classico ma di una modernità non a caso anticipatrice degli Impressionisti, che frequentava pur senza farne parte.

(1) “Dejeuneur sur l’herbe”, 1863, Paris, Musée d’Orsay
(2) “Olympia”, 1863, Paris, Musée d’Orsay
(3) “Cristo morto e due angeli”, 1864, Musée d’Orsay
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