«Crescete pure ma rimanete piccole, figlie mie. Fate dispetto a chi vi vorrebbe senza sogni pericolosi.»
«Un pilota perde un secondo a giro a ogni figlio che gli nasce» diceva Enzo Ferrari. È una frase bellissima. Significa capire che c'è qualcosa di più importante fuori da sé, e che quando ti nasce un figlio il successo non si misura più con i traguardi con cui l'hai misurato fino a quel momento. I figli sono l'occasione che ti regala la vita di guardarti allo specchio. Tutto quello che sei, quello in cui credi, quello per cui lotti non sono più solo il tuo modo di stare al mondo, ma si caricano di una nuova responsabilità. Da quando sono arrivate Caterina e Margherita (quattro anni e due scarsi), per Saverio raccontare storie con immagini e parole non è più solo un modo per fare il proprio lavoro. È gettare sul mondo uno sguardo che sarà, almeno inizialmente, anche il loro, è fare scelte di cui a loro più che a chiunque altro dovrà rendere conto.
In una lettera alle sue figlie, tra pappe dai colori indecenti e cambi di pannolini in alta quota, terribili gaffe e momenti di grande tenerezza, Saverio affronta i temi che più gli stanno a cuore: la tolleranza, i diritti dei più deboli, la lotta per l'uguaglianza, la denuncia di qualunque forma di razzismo e fascismo, i pericoli della rete. Con grande spontaneità, toni appassionati e talvolta irriverenti, Saverio Tommasi ci regala il gesto d'amore più grande che un uomo possa fare per i propri figli: raccontarsi davvero, a costo di abbassare qualunque difesa.
Molti lo hanno descritto come libro pieno di luoghi comuni. Io non sono d'accordo. È un libro ricco di emozioni, di belle storie che fanno riflettere. Sono proprio le piccole cose, che molti hanno definito banali e scontate, che danno bellezza alla vita.
Non esagero se dico che questo libro ha cambiato il mio modo di vedere il mondo, le situazioni, le persone, gli animali, le piante, gli oggetti che mi circondano. Per me Saverio Tommasi è una persona bella, bella davvero, sta al primo posto nella mia classifica personale delle "persone belle" che conosco, direttamente o meno. Questo libro sprizza gioia, colori, bellezza, risate da ogni sua parola. Per comprendere appieno quello che intendo consiglio di leggerlo fuori casa, su una panchina al parco, o, come nel mio caso, in treno. Consiglio di fermare la lettura, ogni tanto, e di guardarsi intorno, osservare le persone, i paesaggi. Capirete cosa intendo dire se lo descrivo come un "arcobaleno di sensazioni". Spiegando la vita alle sue bambine, Saverio fa tornare bambini noi lettori, permettendoci di guardarci intorno e di stupirci, emozionarci, come se il tempo non fosse mai passato. Mi ha permesso di sorridere come un'ebete vedendo, ferma in una stazione, ragazzi di almeno tre etnie diverse giocare insieme a basket, divertendosi. E poi una bambina di meno di due anni d'età, spinta nel passeggino dal nonno, salutare con la manina il treno in partenza. Detta così non sembra una situazione tanto particolare da emozionarsi, ma vi giuro che, immersi nell'atmosfera di questo libro, un sorriso e una lacrima di gioia sarebbero scappati a tutti. Semplicemente eccezionale.
Un testo che si presenta praticamente privo di contenuti. L'autore usa le figlie come leva morale, proiettando su di loro l'innocenza della giovane età per poter dare il là alle sue idee. Tommasi non approfondisce nulla, non sviscera niente, non si mette mai in discussione, a prescindere dalle ideologie sconclusionate e buoniste che spara fuori come missili. Questo atteggiamento mi sa esclusivamente di classico prodotto preconfezionato per vendere un numero predefinito di copie pari al numeri dei like di amici e lecca... che ha su facebook.
This is sweet, and fun, and heartfelt, and real. It is a love letter from a father to his two daughters. And it is personal, but it is also a letter that seems written for every father out there who really loves his daughters. And since the author is also a journalist (and now I have to go and check the video he made!) there is also the current events of the world in there, and his look on them all is so open, so friendly (in some ways) and so positive that it is contagious. It is a book that is good for the soul. And for the heart.
Per fortuna me l'hanno prestato, perché spendere soldi per questo libro mi avrebbe oltremodo fatto incaz**re. Di una superficialità penosa e imbarazzante, infarcito di buonismi e concetti inutili, ridondante nel suo non dire niente. Se questa è la nuova letteratura, meglio i cari vecchi classici.
"Perciò, figlie mie, vi auguro qualche imperfezione, come la auguro a tutte le persone a cui voglio bene, perché le imperfezioni sono il buco della serratura per scrutare l'umanità. Poiché l'Uomo di fronte alla perfezione si atteggia, o si innervosisce."
Non sapevo nulla di Saverio Tommasi prima di leggere questo libro, che nel suo piccolo ha l'aspetto di una raccolta di post di facebook e forse, in un certo senso lo é anche. Tendenzialmente é una lettera alle figlie, una delle quali ha una malattia rara, ma in fondo é anche una piccola raccolta di banalitá come quando gli americano pubblicano "chicken soup for the soul" e per quanto scontate, ci sono cose che ti rendono ancora felice di fare parte della razza umana.
Avreste mai pensato che la carta igienica si potesse non solo usare, ma anche leggere? Siate ribelli, praticate gentilezza vi dimostrerà che leggere la carta igienica è possibile. Purtroppo però quando l'avrete fra le mani, scoprirete che l'autore l'ha già usato come carta igienica tradizionale...
Libro di una superficialità imbarazzante... privo di contenuti. Dove è finita la vera letteratura? Cosa ci stiamo abituando a leggere? Lo sconsiglio vivamente. Metto 2 stelle perché mi è piaciuta la frase finale del libro.
Sono rimasto talmente imbarazzato dalla pocaggine di questo libro che mi risulta persino difficile commentarlo. Che Tommasi sia avvezzo all'uso di luoghi comuni, questo si sapeva, ma qui ha attinto al massimo della banalità buonista occidentale preconfezionata!
Unico elemento carino e interessante del libro è il titolo! E' accattivante, lo ammetto. Purtroppo non si può dire lo stesso del resto. Banale e ridondante. Sconsigliato!
Libro di una banalità e di una superficialità spaventosi: luoghi comuni, frasi fatte, ipocrisia, buonismi non richiesti. Ma che ci si poteva aspettare, da Tommasi?
Libro scritto sotto forma di lettere alle due figlie dell’autore, in cui si toccano svariati argomenti. Scorrevole come lettura ma non mi ha entusiasmato per niente. A volte troppo ripetitivo, a volte troppo di tutto… Bello l’amore di questo padre per le due figlie femmine, ma questo non basta per fare di un libro un buon libro. Tanti buoni consigli, tanti buoni propositi, tante, troppe volte, ripetute le parole antirazzismo, antifascista, amore per tutti, come se la vita fosse una favola… cosa che proprio non è… Forse l’unico capitolo che salvo è quello sul bullismo, argomento che mi sta particolarmente a cuore avendo amici che si battono tantissimo per sconfiggerlo. Peccato, perché il titolo mi aveva creato aspettative più alte.
Con una scrittura piana e semplice (che deve arrivare, un giorno, chissà quando, alle sue figlie) si susseguono brevi capitoli fatti di tanta umanità. Umanità delle storie che racconta. Umanità di quello che ancora ci può rendere felici. Umanità delle tante paure che in tutte le vite dobbiamo affrontare. Darei al libro 4 stelle...ma alla fine gliene darò 5, giusto per dar fastidio a quegli haters che, anche qui, non perdono occasione di urlare sguaiati e scomposti contro quello che loro chiamano "buonismo"...sono sicuro che (in fondo, in fondo) un po' vi vergognate di essere cattivi. :)
Dal titolo mi aspettavo una storia diversa, invece sono consigli che l'autore scrive alle sue figlie, anche se menziona spesso una figlia e poco l'altra. A parte questo sembra scritto da un adolescente, non da un uomo che si definisce reporter e scrittore. Tra le tante cose vuole insegnare alle figlie a non giudicare mentre è lui il primo a farlo. L'ho trovato pacchiano, decisamente di parte su alcuni argomenti e con frasi sentite già mille volte.
Ci vuole coraggio, bambine mie, per alzarsi in piedi quando gli altri stanno seduti. Scegliere una strada poco battuta, ridere quando glia litri sono seri. Andate fuori tema. Vestirsi senza abbinare i colori. Fare cento metri per buttare una cartaccia. Scrivere il titolo prima della tesi. Dire sì a un appuntamento d’amore prima di guardare l’agenda. Leggere un libro in metropolitana. Mettersi il casco. Sorridere.
Da padre di una figlia ho sentito molto mio questo libro che raccoglie tante piccole fotografie quotidiane e le racconta con semplicità. Un buon libro, senza dubbio.
Come dirà qualcuno è un libro non libo eppure si legge. E’ un epistolario oppure un testamento lasciato alle figlie. Può ricordare il “Razzismo spiegato a mia figlia “ di Ben Jalloun. C’è il razzismo, in tutte le sue forme verso il colore della pelle, verso la differenza fisica o intellettuale. C’è il diffidare della perfezione, c’è il rapporto coi leoni da tastiera e cogli haters. Insomma la ribellione è praticare la gentilezza, mettersi in piedi quando tutti sono seduti e, finalmente, pisciare contro vento (questo è davvero pericoloso). Dimenticavo i cyberbulli, specie pericolosa a volte mortale di leone da tastiera...
Solo Tommasi poteva scrivere una roba così! In confronto a lui persino Fabio Volo fa dei capolavori! Il libro, che è un “testamento” per le sue figlie (ma lui si definisce immortale, dunque a che può servire?) non sviscera niente, non lancia messaggi, non parla col lettore, è lento e pieno di tutte le frasi buoniste che Tommasi condivide ogni giorno anche sulla sua pagina fb! Ma io che me ne faccio di un libro che parla di un mondo utopico dove tutti sono buoni, gentili, dove non c’è la guerra, dove bisogna essere gentili con tutti...