I saggi qui raccolti, scritti da matematici professionisti, vogliono testimoniare concretamente che la matema¬tica e la letteratura non sono affatto due mondi così antitetici come spesso vengono considerati in modo grossolano, catalogando l’una come calcolo tedioso e l’altra, in particolare la poesia, come il suo esatto con¬trario, cioè libertà e creatività. Ma il fatto è, e le pagine che seguiranno provvederanno abbondantemente ad attestarlo, che le due equazioni “matematica = calcolo” e “poesia = libertà” sono false entrambe, e semmai si mescolano tra loro e si sovrappongono, nel senso che la matematica, con le sue formule e i suoi teoremi, è spesso occasione di gioco e levità, e al contrario la poesia, con le sue rime e i suoi ritmi, così come la stessa prosa, è sovente esercizio di equilibrio e di rigore.
Raccolta di saggi ripubblicata dal Corriere della Sera, questo libro cerca di fare un'operazione a mio parere inutile se non dannosa: mostrare come matematica e letteratura siano due facce della stessa medaglia. Posso comprendere l'idea sottostante, vale a dire convincere i letterati della bellezza della matematica. Però in questo modo si rischia di tirare fuori collegamenti artificiosi che portano al risultato opposto, come nel caso del saggio su Dostojevskij che pure di punti esplicitamente matematici ne ha. Meglio il saggio su Sinisgalli, probabilmente perché lui aveva davvero una visione unitaria o piuttosto "parallela" di letteratura e matematica, o quello di Zellini su Wiener. Perfetto infine il saggio di Carlo Casolo su matematica e sogni: è proprio quello che mi sarei aspettato in tutto il libro...