Scritto nel 1975 (anno di creazione del Ministero dei beni culturali), risulta ancora attualissimo. Non solo perché la situazione di oggi non è tanto diversa, ma soprattutto perché l'autore evita di soffermarsi sulle problematiche dei beni culturali dal punto di vista dell'attualità o della legislazione, preferendo spostarsi sul più ampio problema della produzione e conservazione di cultura nella società capitalista post-industriale. Che il libro è del 1975 lo si evince anche dalla soluzione prospettata, cioè lo sviluppo di una "controcultura". Mi piacerebbe sapere cosa Corsale pensa di quanto accaduto negli ultimi trent'anni.