Outside there was bustle and move ment. He could hear the ring of his little mare's hoof on the rain-washed cobblestones, so impatient she was to be on her way past the purple Connemara Mountains to the county of Clare. Spring was coming in with the Atlantic breezes, and bird and beast knew it, and man and woman, too. There came to him the sound of the voices without, an occasional tag of Spanish from some sailor of Barcelona, a peasant's soft liq uid Erse, the voluble English of the land lord and his people as they supervised the packing of his boxes on the led ponies. The nervousness as the harp m 1128 great leather case was being lashed into position.
About the Publisher
Forgotten Books publishes hundreds of thousands of rare and classic books. Find more at www.forgottenbooks.com
This book is a reproduction of an important historical work. Forgotten Books uses state-of-the-art technology to digitally reconstruct the work, preserving the original format whilst repairing imperfections present in the aged copy. In rare cases, an imperfection in the original, such as a blemish or missing page, may be replicated in our edition. We do, however, repair the vast majority of imperfections successfully; any imperfections that remain are intentionally left to preserve the state of such historical works.
Irish novelist Donn Byrne was born Brian Oswald Patrick Donn-Byrne in New York on 20 November 1889. His Irish parents were on a business trip at the time, so soon after he returned with them to Ireland. He grew up being equally fluent in Irish and English, growing up in an area were Gaelic was still spoken.
He turns up as a singing, fair-haired boy in the annals of Bulmer Hobson's Irish volunteer movement: in 1906, when he was 14, he went to a meeting with Hobson and Robert Lynd of the London Daily News. Lynd wrote of that meeting, mentioning the singing of a little fair haired boy—that is, Donn Byrne. It was through Hobson that Byrne acquired his taste for Irish history and nationalism. In 1907 he went to the University of Dublin to study Romance languages. While at the school he published in The National Student, the student magazine. After graduation he continued his studies in Europe, hoping to join the British Foreign Office. It is related that he "turned down his PhD" when he learned that he would have to wear evening clothes to his early morning examinations, which he apparently felt that no true Irish gentleman would ever do.
Giving up the Service, he returned to New York in 1911, where he began working first for the Catholic Encyclopedia, the New Standard Dictionary, and then the Century Dictionary. In February 1912 his poem "The Piper" appeared in Harper's magazine. His first short story, "Battle," sold soon after to Smart Set magazine for $50.00, appearing in the February 1914 issue. He sold more stories to various magazines. Some of these were anthologized in his first book, Stories Without Women, 1915. then began working on his first novel, The Stranger's Banquet (1919). He was a prolific novelist and short-story writer from this point on; the novel Field of Honor was published posthumously in 1929. His poems were collected into an anthology and published as Poems (1934).
Despite both his wife's success as a playwright, and his own increasing popularity as an author, the family's financial straits forced them to sell up their house in Riverside, Connecticut, and return to Ireland. Eventually the family bought Coolmain Castle near Bandon in County Cork. He lived here until his death in a car accident due to defective steering in June 1928. He is buried in Rathclarin churchyard, near Coolmain Castle. His headstone reads, in Irish and English: "I am in my sleeping and don't waken me."
Ciò che colpisce di primo acchito leggendo questo romanzo è lo stile della scrittura. L'autore ha infatti scelto, se la traduzione è fedele all'originale, di scrivere un poema in prosa, con uno stile epico, aulico e classico che – sapendo che il romanzo è stato scritto negli anni '20 del novecento, ed è quindi contemporaneo del surrealismo, dell'espressionismo e delle avanguardie - inizialmente può sconcertare il lettore. Certo, anche un altro grande irlandese – Joyce – usa uno stile analogo in alcuni capitoli del suo capolavoro, ma lì l'intenzione manifesta dell'autore è quella di richiamare, parodiandoli, i diversi modi di scrivere in prosa, per destrutturare lo stesso concetto di romanzo. Donn Byrne non ha queste ambizioni: il suo orizzonte è molto più limitato. E' un orizzonte esclusivamente irlandese: laddove Joyce è partito da Dublino per rivoluzionare la letteratura, Byrne delimita il proprio spazio letterario tra Galway, i monti del Connemara e la contea di Mayo, il cuore stesso dell'Irlanda rurale come è nel nostro immaginario di non-irlandesi. Ed allora, perché Donn Byrne usa questo stile desueto, perché questo tono epico nella storia del poeta di strada cieco Raftery che sposa la bella spagnola Hilaria dal passato difficile e consolida con lei, vagando di villaggio in villaggio, uno splendido rapporto d'amore che non si incrina neppure quando viene a sapere che il matrimonio era stato combinato dal perfido Dafydd Evans, il gallese di Claregalway, per distruggere la reputazione del poeta e vendicarsi del ridicolo di cui Raftery l'ha coperto? La risposta sta forse proprio nell'essere questo un piccolo romanzo interamente irlandese, scritto negli anni in cui l'Irlanda recuperava la sua indipendenza, negli anni in cui, quindi, era necessario contribuire a costruire una letteratura nazionale. Ecco allora la necessità di costruire un'epica irlandese, che in Byrne si esprime con il richiamo ad un personaggio della tradizione (il poeta cieco Raftery) che diviene la metafora stessa dell'Irlanda. E' un poeta improvvisatore, suona l'arpa celtica nei villaggi componendo versi che si riferiscono agli avvenimenti di attualità, e per questo è riconosciuto da tutti come un'autorità indiscussa, un leader che indica la via. La sua sposa è spagnola, quasi a sottolineare come il carattere irlandese possa incontrarsi solo con le culture mediterranee che – al pari dei figli di Erin – fondano buona parte della loro identità sull'arte e sulla musica. Il suo nemico è naturalmente un britannico (anche se gallese), il cui unico obiettivo di vita è far soldi con spregiudicate operazioni finanziarie (toh, guarda!). Ci sono poi la natura ed i paesaggi irlandesi, grandi coprotagonisti del libro ed essi stessi parte della costruzione dell'epica nazionale, per lo più “visti” attraverso le sensazioni del cieco Raftery: sono questi secondo me i passi più belli del romanzo, i momenti in cui sembra davvero di sentire il soffio del vento, il canto degli uccelli della brughiera o il mugghiare dell'oceano ai piedi di una alta falesia. Un libro quindi da leggere d'un fiato, lasciandosi ammaliare dal suo tono aulico ma mai enfatico, lasciandoci conquistare dalla storia – solo apparentemente piccola – narrata, lasciandoci trasportare in una terra che ha saputo esprimere alcuni dei più grandi geni letterari della storia. Nella sua prefazione (scritta nel 1929) il traduttore Gian Dauli afferma di non esitare, dopo avere letto Blind Raftery and His wife Hilaria, a porre Donn Byrne ... più in alto di tutti gli altri scrittori irlandesi anche se si chiamano col nome di uno Swift, di un Wilde, di uno Shaw, di un Yeats, di un Synge, d'uno Stephens, di un Joyce...: ecco, forse non è del tutto vero, proprio per il carattere squisitamente irlandese di questo libro, a fronte dell'universalità delle cose scritte dai grandi sopra elencati. E' vero però che con questo romanzo Donn Byrne ha scritto un piccolo capolavoro, che sicuramente rifulge di luce propria anche al cospetto dei colossi.