Elena è stata uccisa. Basta questo, una singola notte, per strappare a Lorenzo tutto ciò per cui ha lavorato duramente: la sua immagine, i suoi amici, quel "sorriso di fossette e denti bianchi" in grado di aprirgli le porte del mondo. Suo fratello Damiano è l'unico che può salvarlo da se stesso e dalla sua vera natura, ormai emersa oltre la maschera. In una spirale di paure da affrontare e violenze da tenere a bada, Lorenzo cercherà di ricostruire i ricordi che qualcuno gli ha negato e farà di tutto per nascondere ogni scomoda verità su quella terribile notte. (Attenzione: questo romanzo tratta tematiche delicate e controverse che potrebbero turbare le persone impressionabili.)
Donatella Ceglia (she/they), classe 1990, scrittrice e illustratrice. Scrive, disegna come ARTransparent e fa parte di un collettivo di autorə LGBTQIA+ (UNO collettivo) sia per le sue illustrazioni che con un nome di penna con cui pubblica romance queer in modo indipendente. Ha pubblicato Il corpo che indosso (Triskell Edizioni) nel 2022 e collabora con variə autorə per dare forma visuale alle loro storie.
Non è stato facile capire come approcciare questa recensione, un po’ perché le recensioni preferisco scriverle senza spoilerare, e un po’ perché Denti e ossa, carne e sangue è un libro che esce dalla mia comfort zone e che forse non avrei mai preso in mano, se non fossi stata già familiare con le capacità dell’autrice e il suo stile eccezionale.
E se non lo avessi preso in mano, mi sarei persa una di quelle storie che ti lasciano a riflettere su una cosetta o due, che per quel che mi riguarda vuol sempre dire perdersi qualcosa di significativo.
Denti e ossa è la storia di due fratelli diametralmente opposti - Lorenzo e Damiano -, un omicidio, lati oscuri, e una notte da ricostruire non tanto per arrivare al chi o al come, ma al perché.
Trattandosi di thriller psicologico, quel che conta non è arrivare a scoprire il colpevole dell’omicidio: quello lo conosciamo già fin dalle prime pagine. Conta però arrivare a quello che dietro quell’omicidio si nasconde, e il percorso è altrettanto tortuoso, inaspettato e affascinante. Tanto che, anche sforzandomi di indovinare come fossero andate le cose, fino alla fine sono rimasta lì a domandarmelo e fare congetture (spesso sbagliate!), completamente ipnotizzata sia dai due protagonisti che dai vari pezzettini che andavano mano a mano mettendosi insieme.
Ma la voglia continua di sapere è solo uno dei vari aspetti capaci di rendere la lettura di questa novella così coinvolgente. Mi sono ritrovata a pensare a quante volte, davanti ai casi più sensazionalistici di cronaca nera, capita di stupirsi, di non capacitarsi, di etichettare gli assassini come “mostri”, qualcosa che noi, racchiusi nella nostra bolla di sicurezza, non potremmo mai essere … Ma è davvero così? Pur non essendo una grande divoratrice del genere, quando mi butto sui thriller quelli che mi colpiscono di più sono proprio quelli in grado, come Denti e ossa, di mettere in dubbio questa concezione, di lasciarti con l’inquietudine che non esistono persone buone e morali a prescindere, ma solo le scelte, quotidiane, che ognuno fa riguardo l’agire o meno in base a certe pulsioni, che è forse la cosa più spaventosa della natura umana.
A rendere la storia così di impatto, però, è anche il modo in cui tutto ciò viene trattato.
Innanzitutto, grazie alla scrittura: lo stile di Donatella ha una capacità evocativa, ma anche una leggerezza, senza le quali la storia non sarebbe stata la stessa. Il contrasto tra lo stile scorrevole ma ricercato e le azioni deprecabili che narra è, a mio avviso, uno degli equilibri più riusciti. Nelle mani di un autore meno capace, o se raccontata con toni più scarni, la storia avrebbe potuto facilmente scivolare nel sordido o nel voyeuristico, alienando il lettore, ma non è mai questo il caso. L’impressione è invece quella di una sbirciata dentro la mente e la relazione dei due protagonisti - una relazione tossica a dir poco ma sempre fondamentalmente umana - che non romanticizza né offre morali, ma osserva ed espone, lasciando poi al lettore il compito di trarre da sé ogni riflessione.
Un’altra dimostrazione della bravura dell’autrice è poi il fatto di essere riuscita a racchiudere una storia così intensa in una novella così breve, che rimane a lungo pur lasciandosi divorare in un soffio.
Mi era già passato sotto gli occhi questo libro, ma - non me ne voglia l'autrice - non mi aveva convinto. Il titolo mi attirava, mentre la copertina mi faceva sospettare un erotico sotto mentite spoglie, con l'aggiunta di non conoscere Donatella Ceglia avevo sempre finito col deviare. Poi, arriva una segnalazione di Sara Gavioli - un'editor freelance che vi consiglio di seguire - e così mi convinco, perché mi fido abbastanza dei suoi giudizi. Parliamo di una racconto, un centinaio di pagine che ho divorato senza staccarmi un attimo dalla lettura. Lo stile dell'autrice è fluido ed elegante, a tratti direi quasi poetico, e il testo è ben curato. La narrazione ha un taglio molto introspettivo e l'intreccio è studiato, fornendo man mano piccoli indizi che richiedono una lettura attenta, per essere davvero apprezati. Un omicidio. No, non dobbiamo scoprire chi è l'assassino, perché ci viene detto subito. Anzi, è proprio lui il protagonista: Lorenzo. E quindi dove sta la storia? Sta nel capire cosa lo ha portato a uccidere e lo faremo assieme a lui, conoscendolo pagina dopo pagina, respirando la sua paura e scoprendo i suoi demoni, la parte di sé che non è mai riuscito ad accettare. Non posso dire che l'epilogo mi sia arrivato inaspettato, ma è stato talmente ben gestito che dovevo leggerlo fino in fondo per apprezzarlo. Come detto in principio, ero stata fuorviata dalla copertina, comunque davvero bella e ben realizzata, che ha un suo senso nella storia. Ma non c'è erotismo, nell'unica scena dove Donatella avrebbe potuto concederselo, invece, ha gestito il tutto con maestria e lucidità, incastrando l'accenno dei gesti nei pensieri di Lorenzo, nel tormento che lo dilania. Ecco, questo è il punto cruciale. "Denti e ossa, carne e sangue" è il racconto di un rapporto malato, che affonda nella repressione e nel rifiuto di sé, nell'ipocrisia dell'apparire, trattando temi difficili e scabrosi, se vogliamo, con tatto e crudezza allo stesso tempo, senza indorare la pillola né scadendo in una facile romanticizzazione. Non c'è giudizio in questo racconto, resta quindi al lettore l'onere di darlo… se vorrà. Una gran bella lettura, non per tutti i palati temo, forse necessita di un po' di stomaco, ma io l'ho adorata.
Non è stata una lettura facile perché è capitata in un momento turbolento del mio quotidiano e ho dovuto interrompere spesso la lettura, ma voglio almeno lasciare un piccolo commento perché a ripensare alle pagine lette sento che alcune cose vanno dette. Si tratta di una buona lettura nuda e cruda; sconvolgente di cui avrei voluto leggere altre pagine. La morbosità e il passato di questi due fratelli, la figura di Elena che è solo sangue e morte, mi spiace averne letto così poco. Trovo il testo molto interessante e mi piacerebbe vederlo sviluppato in una graphic novel, perché molte scene sono così ben descritte che quasi le vedo scorrere sulle pagine. Mi sento di consigliarlo a chi cerca una lettura veloce sì, ma sadica, imprevedibile e grondante di sangue.
Disclaimer: ho ricevuto una copia digitale dall’autrice, in cambio di una recensione sincera.
Questa è forse una delle recensioni più difficili che ho mai scritto. Non perché il libro in questione sia brutto (infatti il suo punteggio finale è positivo) ma perché credo di non averne le competenze. Il punto è che credo proprio di non poterne fare una critica oggettiva, perché molti dei miei pensieri a riguardo vertono sul…*rullo di tamburi* gusto soggettivo e personale. Quindi questa recensione e questo rating non si basano su errori tangibili e evidenti, né (ci tengo a sottolinearlo) sulla natura delle tematiche affrontate dal libro, abbastanza spinose. Ma andiamo al sodo.
“Denti e ossa, carne e sangue” è un’opera molto breve che affronta temi da cronaca nera. Il focus è tutto su quanto l’essere umano può essere ignobile, twisted e malsano cosa che, ovviamente, rende lo scritto non digeribile da tutti. Considerando lo stile e i contenuti, infatti, lo considererei proprio di nicchia, cioè destinato a un target particolare, che in questi temi ci sguazza e che ama il drammatico. Quindi, perché 3/5 stelle? Se vogliamo partire dagli elementi che non mi hanno convinta, il principale è lo stile. Non ho ancora letto dichiarazioni o interviste dell’autrice a riguardo, quindi forse potrei sbagliarmi, ma ho percepito un certo desiderio (per non dire adorazione!) per la profondità e per le descrizioni evocative. Di per sé non c’è nulla di male, del resto a chi non piace un’ottima citazione? Il problema per me sorge quando lo stile ne è proprio impregnato. Quando ogni gesto, frase o pensiero è descritto in maniera molto drammatica, come se tutto avesse un significato più profondo o comunque pregno di emozione. Non solo uno stile del genere mi rallenta la lettura, facendomi percepire il testo come meno scorrevole e artificioso, ma tradisce anche la volontà dell’autrice stessa. Provo a spiegarmi meglio: da lettrice, se un autore vuole incantarmi e sorprendermi, dovrebbe riuscire a farmi notare situazioni particolari o frasi ad effetto facendole emergere dal resto. Ma se tutto è presentato in maniera drammatica, questo contrasto si perde. Se tutto è drammatico, allora non lo è nulla. Per usare un esempio terra-terra: se in un film viene presentata una canzone di sottofondo estremamente tesa, all’inizio ne rimango impressionata, ma se persiste per tutto il film…dopo poco tempo quello stesso effetto va a perdersi. Va a normalizzarsi. Oppure fa l’effetto opposto: fa nascere frustrazione, se sembra persistere anche quando non pare appropriata per scene più tranquille. Ovviamente questo non può valere per tutti. Avere un’atmosfera perennemente drammatica può essere desiderio studiato dell’autore, quindi torniamo alla questione soggettività. Il secondo aspetto che non mi ha convinto –almeno non del tutto- è il decidere di affrontare tanti temi complessi in un’opera così breve, complicandone la trama quando poteva comunque funzionare se più lineare (mi riferisco alla motivazione dell’aggressione a Elena. Poteva essere solo approfondito e motivato dal “problema a controllarsi” di Lorenzo, tema che tra l’altro risulta comunque intrigantissimo!) Anche questa necessità di inserirne molti mi pare il frutto di una smaniosa ricerca di profondità e di affrontare argomenti controversi. Attenzione, ci tengo a sottolinearlo: il mio problema non sono stati questi argomenti in sé. Il punto è che avrei preferito vederne meno ma più approfonditi. C’era sempre tempo di affrontare gli altri in future opere.
Ora che la parte spinosa è finita, passo a quello che mi ha convinto, che giustifica un rating finale positivo e il mio consigliare il libro al target di nicchia già citato: prima di tutto, quest’opera è originale. Io sono una lettrice forte e, pur ammettendo di preferire altri generi, ho letto una considerevole quantità di libri. Non ricordo praticamente nulla di simile a questo e ciò è già un buonissimo motivo per dargli una chance. Il rapporto tra i due fratelli protagonisti, elemento cardine dell’opera, è poi trattato molto, molto bene. Chi come me ha un debole per questo tipo di argomento, sicuramente non resterà deluso nel leggere di Lorenzo e Damiano. Sia le loro motivazioni che dinamiche sono ben descritte e approfondite, nulla viene nascosto e censurato. Non c’è redenzione o il nascondersi dietro un dito: è dichiaratamente un libro riguardo un rapporto malsano che non viene giustificato o addolcito e su cui il lettore può farsi una propria opinione. Il testo è impeccabile, senza dubbio frutto di un’attenta revisione, non ho riscontrato incongruenze/typos o simili problemi che possono rovinare la lettura.
Ricapitolando, nel complesso per me si tratta di una lettura interessante, magari non per tutti (consiglio un target 16+) ma sicuramente ben curata, pensata e prodotta. La consiglio a chiunque apprezza temi di cronaca nera, a chi ha uno stomaco abbastanza forte e non è incline a scandalizzarsi e a chi apprezza uno stile molto tendente al drammatico.
«La morte diventa di una banalità impressionante quando si accoppia con il tempo.» ⠀⠀ Elena è stata uccisa e Lorenzo non si ricorda nulla dell'ultima sera in cui l'ha vista. Inizia così una spirale di domande e di rivelazioni sempre più sconvolgenti. Chi l'avrà uccisa? Perché? Cosa sarà successo quella notte? ⠀⠀ È un thriller dai toni cupi, sempre più inquietante via via che si procede nella lettura, con uno stile incalzante che tiene incollati alle pagine. Una storia di dolore, confusione, vendetta.⠀ ⠀ Se cercate una storia di redenzione, questo libro non fa per voi. Mentre se vi piace immergervi in atmosfere opprimenti e confrontarvi con la bruttezza dell'umanità, è decisamente adatto! ⠀ Non mi sento di dare cinque stelle perché nonostante mi abbia colpito e mi sia piaciuto, il tipo di storia mi ha lasciato un po' di domande. So che al mondo esistono tante persone malate, ma forse è anche per non vedere le pieghe più orrende della natura umana che non leggo questo genere così spesso! Comunque un ottimo romanzo autopubblicato!
Libro letto tutto d'un fiato! Non è consigliato per tutti ma Donatella ha un moto di scrivere unico e particolare. Veramente molto apprezzato, soprattutto il fatto che ha distrutto tutte le mie teorie e supposizioni lasciandomi basita. Molto molto bello!
"Come si arriva dall'amore all'omicidio, che con il primo non può condividere neanche lo spazio di una frase?" Ho scelto di riportare questa frase letta all'interno di questo libro perché credo che riassuma al meglio tutto il suo contenuto. Leggerlo non è stato per niente semplice perché tratta temi delicatissimi, tuttavia è stata una vera rivelazione perché questi stessi temi così crudi e forti sono trattati con un garbo e con un'attenzione alle parole davvero eccezionali. La copertina è un dettaglio non di poco conto, perché con il suo tono cupo e la sua semplicità anticipano l'essenza di questo libro che è davvero difficile da dimenticare. Come sarebbe difficile, in realtà, raccontare un omicidio dal punto di vista del suo inconsapevole (?) assassino, arrivando perfino a simpatizzare per lui, a voler entrare nelle pagine e tendergli la mano (stento ancora a credere di aver provato questa sensazione!) Per me l'autrice è stata una vera rivelazione, non la conoscevo ma l'ho subito apprezzata per il suo modo profondo e delicato di affrontare questi temi forti, senza mai eccedere e, al tempo stesso, con l'abilità di lasciar intendere al lettore dei dettagli davvero troppo scottanti. È uno dei pochi libri che consiglio e che rileggerei!