Nel corso di una lunga vita, Sigmund Freud è stato costretto a spendere una parte consistente di energie nel tentativo di stabilire una versione ortodossa del suo stesso pensiero. Quasi sempre invano. Come tutte le galassie nascenti, anche quella freudiana era infatti squassata da conflitti interni, e dallo scontro con altre costellazioni. Quanto e più del marxismo, la psicoanalisi sembrava addirittura non poter sussistere senza un corredo caotico e frastornante di oltranzismi, eresie e furori iconoclasti – che talvolta impediva di intendersi anche sui concetti fondamentali. Dopo Freud, questi stridori non si sono certo spenti, ed è quindi sorprendente che proprio a uno dei suoi seguaci italiani più eterodossi, Elvio Fachinelli, sia dovuta una delle guide al pensiero freudiano più nitide, precise e affidaili. Dove il lettore troverà tutto quello che Freud ha effettivamente detto, più almeno un'idea destinata a rimanere. Qualsiasi teoria di Freud si può discutere, dice in sostanza Fachinelli, ma ciò che non si può mettere in dubbio è il suo stupefacente talento di narratore, avvicinabile a quello di Charles Dickens. Sempre terrorizzato da qualsiasi possibile lesione allo statuto scientifico della sua disciplina, l'interessato avrebbe energicamente smentito: ma chi oggi continua a leggere Freud (e Fachinelli) non riesce a reprimere, per quanto si sforzi, un cenno di assenso.
"Non è la minuziosa ricerca e datazione del passato che di per sé ne dà la chiave e consente di superarne i punti morti, sopravvissuti nel presente; ma il lavorare insieme, quasi alla cieca, il discorso dapprima indistinto, poi sempre più chiaro e vicino che sorge tra il malato e il suo medico e nel quale confluiscono e si riconoscono tutte le voci del passato."
"L'analisi in senso stretto può essere vista come una curiosa conversazione a tappe, in cui chi parla - ma anche chi ascolta- non sa (o non dovrebbe sapere) dove il discorso va a parare. In questa situazione di «doppio cieco» si delinea, attraverso frammenti imprevisti, verbali e non verbali, una relazione specifica tra i due interlocutori, che è sempre singolare e radicalmente diversa rispetto a ciò che potevano presumere sia il sapere costituito dell'analista sia l'interrogazione ansiosa della persona in analisi. Questa relazione condensa in sé, ad ogni istante, passato, presente (e futuro... fino a un certo punto) di evenienze personali variamente stratificate e innestate tra loro, che emergono con una forza cieca, quasi a tastoni. Nello stesso tempo, esse possono sembrare evanescenti, perché nascono da una pratique de bevardage, come dice Lacan, vale a dire da una chiacchierata - ma quanto speciale! a tempi spostati e risposte differite, per sincopi, senza un vero dialogo. In definitiva, l'essenziale dell'analisi è qui, in questo curioso dispositivo, e passa attraverso le parole scambiate e i silenzi dei due interlocutori."
"Un sorprendere e lasciarsi sorprendere, in entrambi gli interlocutori, mi sembra necessario perché l'analisi proceda; o direi anzi perché vi sia analisi tout court. Altrimenti vi è somministrazione e amministrazione del sapere, ripetizione del già noto, che trova il suo acme probabilmente nelle cosiddette analisi didattiche."