Pubblicati nel 1937 presso l’editore Laterza per interessamento di Benedetto Croce, gli Elementi di un’esperienza religiosa di Capitini sfuggirono alla censura fascista per un fatto assai significativo: essendo per il regime la religione naturalmente conservatrice – e certo tale era la religione cattolica –, nulla v’era da temere da un libro che parlasse di religione. Il libro di Capitini esprimeva, invece, una visione del mondo radicalmente antifascista. Partendo da una persuasione liberamente religiosa, né cattolica né cristiana, Capitini affermava i valori della nonviolenza, della nonmenzogna, della responsabilità, del “farsi centro” in un momento storico che vedeva il trionfo della violenza e dell’assenza di scrupoli. Gli Elementi, prima opera filosofica di Capitini, sono il punto di partenza ideale per studiare la complessa filosofia di uno dei teorici più rigorosi e profondi della nonviolenza.
Il fascismo non lo censurò perché pareva si trattasse solo di religione, ma le conclusioni pratiche dell'esperienza spirituale di Capitini erano le più pericolose possibili per tutti i totalitarismi: nonviolenza e disobbedienza civile, idee che tutt'oggi faticano ad essere considerate rivoluzionarie, probabilmente ancora troppo avanzate per la contemporaneità. L'autore non risparmia critiche alla Chiesa e al capitale e scrive di pratiche come il vegetarianesimo, il tutto seguendo un preciso filo rosso, quello di ricondurre alla base di ogni comportamento umano una spiritualità che è compassione, coscienza e sincerità, in un momento italiano consapevolmente "importantissimo per tutti".
"Dio è il miracolo continuo. Si dirà: se è continuo, non si sente più il miracolo, lo stacco; ma vi è lo stacco, e quindi il miracolo: soltanto che, non è in un fatto più grandioso o eccezionale rispetto all’ordine dei fatti consueti; il miracolo sta in questo, che senza di lui le cose finite, i limiti, si disperdono e muoiono astratti; con lui vivono nella coscienza, in una relazione consapevole. Questa è la costruzione intima della realtà, non quella che vedono o vorrebbero i materialisti in un attivismo che ha scarsa coscienza della relazione religiosa intima."
"Nella preghiera non parlo realmente di Dio, ma parlo di me da un punto di vista sincero, appassionato: nella intimità, che è dualità, sono udito."
"E se la legge esteriore discorda da quella intima, che appare, dopo un esame attento e specialmente in questioni importanti, assolutamente superiore, bisogna seguire quella intima, quella di cui si è convinti."