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L'italiano è meraviglioso: Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua

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Perché oggi è molto più facile sentirsi offrire dello street food anziché del "cibo di strada"? Come mai i politici dichiarano di voler refreshare il Paese se intendono semplicemente "rivoltarlo come un calzino"?

Chi teme un competitor e cerca un endorsement non potrebbe aver paura di un "concorrente" o di un "avversario" e aspirare a un "sostegno" o a un "appoggio"?

Questi esempi ci segnalano un'evoluzione preoccupante dell'italiano che negli ultimi anni si sta logorando non solo per il proliferare degli anglismi ma anche per un grave peggioramento delle nostre cognizioni linguistiche. Siamo ormai un Paese dove i fiumi non straripano (una parola perduta!) più, semmai esondano, e i tribunali emettono "ordinazioni" (sacerdotali?) invece che "ordinanze".

Come presidente dell'Accademia della Crusca, Claudio Marazzini combatte ogni giorno per difendere la nostra meravigliosa lingua e attrezzarla per le sfide del futuro. L'italiano, ci ricorda Marazzini, ha una storia diversa da quella dell'inglese o del francese - nati con gli Stati nazionali - perché è fiorito ben prima che ci fosse l'Italia: dopo essersi sviluppato nel Medioevo come idioma popolare figlio del latino, si è arricchito splendidamente con la nostra grande letteratura diventando così, fra tutte le lingue, la più colta, raffinata e amata all'estero. Vogliamo dunque ora perdere questo nostro immenso patrimonio di sensibilità e di cultura? In questo libro Marazzini, compiendo un'analisi rigorosa e approfondita, presenta una lucida diagnosi dello stato di salute della nostra lingua e pone le basi per invertire la rotta, appellandosi anche ai politici e alle università, spesso responsabili della dispersione di parole e significati. Allo stesso tempo, passando in rassegna gli errori di ogni genere che si stanno insinuando, ci offre l'opportunità di correggerci e di recuperare le mille e mille sfumature della nostra meravigliosa lingua che forse ci stanno sfuggendo.

191 pages, Kindle Edition

First published April 30, 2018

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About the author

Claudio Marazzini

29 books4 followers

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Soobie has fog in her brain.
7,236 reviews136 followers
October 31, 2019
Urca, mi ero dimenticata che idee avesse il soggetto.

Sapevo che Marazzini era il presidente dell'Accademia della Crusca; mi ero invece dimenticata delle sue posizioni un po' conservatrici. Difatti, lui è uno di quelli che hanno fatto il diavolo a quattro quando il Politecnico di Milano ha annunciato i corsi tutti in inglese.

Il secondo capitolo, infatti, è quasi completamente dedicato a questa faccenda. Ovviamente Marazzini crede che sostituire l'italiano con l'inglese nei corsi della specialistica e di dottorato sia un'eresia. In questo modo si dimostra un sentimento di inferiorità nei confronti dell'inglese e la nostra bella lingua non verrà più curata da nessuno. Questo il succo. Io ce la vedo una squadra di ricercatori italiani mentre cerca di pubblicare un articolo scientifico in italiano su una rivista internazionale. Che poi, il tipo afferma che persino le lezioni di lingue straniere siano da farsi in italiano... Certo, come il mio prof di spagnolo all'uni che spiegava letteratura in italiano e voleva l'esame in spagnolo. Ma come fai a far un esame di letteratura spagnola in spagnolo se ti manca tutto il vocabolario?! E come fai ad imparare uno lingua straniera se non la usi almeno in questo caso.

Marazzini se la prende con quelli come me: se devo scrivere cose "serie", scrivo in inglese ma allo stesso tempo faccio dei corsi di friulano... L'italiano se ne sta lì in mezzo...

Ad un certo punto sembra che l'autore affermi che la diffusione delle bufale sia causata dall'uso dell'inglese nella vita quotidiana. Riporto il paragrafo intero, ché magari qualcuno lo capisce meglio di me:
«In realtà l'Italia e gli italiani hanno un disperato bisogno che la scienza continui a parlare in italiano, continui cioè a dialogare con la propria nazione insegnando un linguaggio razionale che sa soppesare il valore delle idee e sa confrontarsi con i fatti. Le sciocchezze che circolano su temi scientifici dovrebbero fare riflettere gli scienziati fieri del loro isolamento linguistico. Dal bel libro di Alessandro Amato Sotto i nostri piedi. Storie di terremoti, scienziati e ciarlatani (Codice edizioni, Torino, 2016) si possono ricavare un bel po' di bufale circolanti tra il popolo italiano relativamente alla possibilità di prevedere i terremoti; dalla lunga serie descritta dall'autore traggo soltanto l'episodio delle «valvole anti terremoto», piccole costruzioni a forma di cono alte un paio di metri, con la punta verso l'alto, che per qualche misterioso motivo dovrebbero allontanare i terremoti in arrivo. Questa bufala fu messa in circolazioni nel 1998 dalla trasmissione televisiva Report, e di lì fu ripresa variamente dagli organi di stampa, sempre in base al principio che esiste una scienza rifiutata da quella ufficiale, ma ricca di verità e di mirabolanti invenzioni. La trasmissione televisiva Voyager del 13 maggio 2009 presentò nuovamente le valvole anti terremoto come una straordinaria scoperta trascurata e ignorata dalla scienza ufficiale. Se la scienza vera continuerà a parlare inglese, episodi come questo si moltiplicheranno all'infinto.»
Ci terrei a ricordare che Voyager aveva anche parlato di un drago che viveva nel Lago di Santa Croce, in provincia di Belluno. Per cui è ovvio, è perché la scienza è inglese che la gente va a caccia di draghi in provincia di Belluno...

Poi, caspita, perché non si scaglia anche con quei licei che offrono il doppio diploma?! Solo in provincia di Pordenone sono almeno due. Pensa a tutto quel tempo rubato all'italiano per imparare il francese?!

Infine, si scaglia anche contro i poveri lettori dell'università, cioè gli insegnanti di madrelingua che effettivamente insegnano una lingua straniera. Il discorso parte dai lettori dei licei, ma si sposta anche a quelli dell'uni. Cito:
La didattica in classe viene svolta da professori italiani coadiuvati da «lettori» madrelingua, che peraltro non hanno alcuna abilitazione specifica per insegnare le discipline specifiche per cui avviene la sperimentazione. Ho messo la parola «lettori» tra virgolette, perché si tratta di coadiutori tecnici nell'insegnamento della lingua i quali, chiamati in questo modo, come si usa in Italia, hanno già dato luogo in passato a gravi problemi giuridici per le nostre Università, perché l'equivalente di «lettore» italiano è stato inteso come lecturer inglese, e in inglese lecturer significa niente meno che docente, professore a tutti gli effetti. Ma costoro ovviamente professori non sono affatto. Sono semplici collaboratori nella didattica delle lingue, con una specializzazione non di rado molto modesto, semplicemente favoriti dalla nascita in qualche Paese anglofono, non necessariamente gli Stati Uniti d'America o l'Inghilterra.
Che poi, tutti i ragazzi italiani che vanno all'estero come lettori con le borse del ministero non sono anche loro dei derelitti senza preparazione. Marazzini, poi, ha insegnato ad Udine. Vuoi che non si sia mai scontrato con la mia adoratissima lettrice di polacco che combatteva in tutti i modi per veder riconosciuta la sua professionalità con più di 640€ al mese? E lei aveva sia la laurea polacca in italiano, sia quella italiana perché all'epoca la sua non l'avevano riconosciuta.

Il primo capitolo è una panoramica veloce sulla storia della lingua, ed era interessante. Il terzo si basa tutto sul concetto di norma e sulla morte dell'italiano. Il quarto è noioso: è un bignami degli errori più frequenti in italiano. Solo un lungo elenco con poche spiegazioni.

Ammetto che mi son un po' pentita di averlo comprato. Anche se l'ho preso usato.
Profile Image for Gabriele Morana.
6 reviews1 follower
August 21, 2019
Siate sinceri: che cosa non avete capito del libro di Marazzini? Eppure è scritto bene, la sintassi è lineare, i concetti a volte sono semplici, altre volte un po’ più complessi ma parimenti chiari nell’esposizione. Forse le valutazioni basse sono dettate dalle posizioni ‘troppo’ marcate dell’autore? Avete bisogno di dover replicare alle argomentazioni, condivisibili o no che siano, come se vi sentiste attaccati nel personale?
Se così fosse, vi consiglio di rileggerlo: è un libro che, per forza di cose (il fine è chiaro già dalla prima pagina; Marazzini è presidente della Crusca), espone semplici tesi in favore della nostra lingua. Tra esempi reali e suggestioni, il libro vale. Eccome.
Profile Image for Tiziano Brignoli.
Author 17 books11 followers
February 27, 2024
Un libro affascinante, tra lo storico, l'aneddotico e il tecnico, dove vengono anche dati spunti e analisi su alcune terminologie e sul loro corretto (o dubbio) uso. Un libro che ci insegna ad amare l'italiano, le sue origini, la sua evoluzione fin dai tempi di Dante, il suo incontro e scontro con il predominio della lingua inglese. L'autore ci spiega che, la conservazione (anche e soprattutto non rigorosa) di una lingua, passa attraverso i suoi cambiamenti, le sue evoluzioni, il suo apporto alla quotidianità di un popolo, e a quanto quel popolo (in questo caso gli italiani) scelgano di conservarla, usarla o piuttosto mutarla di forma in forma, di epoca in epoca.
Viva l'italiano!
Profile Image for Giovanna Castano.
32 reviews
December 7, 2022
Utile per carpire alcuni spunti, l'autore si sbrodola ogni tanto su sé stesso (scivolando dall'essere obiettivo all'attacco verso i linguisti che si occupano di un linguaggio mirato a una maggiore inclusione di alcune fasce di popolazione).
1 review
August 6, 2020
Offre molti spunti di riflessione, insieme a una leggera ironia. Libro importante per chi fa della lingua italiana una professione.
Profile Image for Valeria.
41 reviews6 followers
September 9, 2024
Un libro un tantiiiino reazionario, pedante e noioso. Consiglio i libri di Vera Gheno sulla lingua, piuttosto. Qui non c'è nessun amore per la lingua e per l'italiano come essere vivente.
1 review
January 10, 2019
Un'analisi lucida, appassionata ma razionale, che confuta molti luoghi comuni che ho spesso sentito (e anche letto in molte delle recensioni a questo libro).

Il mito dell'inglese come unico strumento del successo, come se per diventare un ottimo medico, biologo, ingegnere, architetto, la cosa più importante non fosse saper far bene il proprio lavoro ma sapere parlare un "buon inglese". L'inglese come unico modo per attrarre studenti stranieri nelle nostre università. A questo proposito si ripercorre il becero tentativo del Politecnico di Milano di dichiarare "l'inglese lingua ufficiale dell'ateneo" e di abolire indiscriminatamente tutti i corsi di dottorato e magistrali in italiano. Come se gli stranieri che scelgono di studiare in Italia non fossero minimamente attratti dalla nostra cultura (di cui la lingua fa parte). Come se l'insegnamento dell'italiano agli stranieri non potrebbe aiutare a trattenere nel nostro tessuto imprenditoriale e produttivo i più dotati tra loro. L'obbligo di non tradurre i neologismi tecnologici, come se noi printassimo con la printer, guardassimo la television, scaldassimo i cibi nell'oven a microwaves. Un'analisi fredda e documentata del nostro finto internazionalismo, che svela solo un provincialismo ridicolo e un senso d'inferiorità collettivo.

Una lettura che consiglio a tutti, per cercare di ragionare su un tema che ci riguarda tutti. In modo laico e senza dogmi.
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