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191 pages, Kindle Edition
First published April 30, 2018
«In realtà l'Italia e gli italiani hanno un disperato bisogno che la scienza continui a parlare in italiano, continui cioè a dialogare con la propria nazione insegnando un linguaggio razionale che sa soppesare il valore delle idee e sa confrontarsi con i fatti. Le sciocchezze che circolano su temi scientifici dovrebbero fare riflettere gli scienziati fieri del loro isolamento linguistico. Dal bel libro di Alessandro Amato Sotto i nostri piedi. Storie di terremoti, scienziati e ciarlatani (Codice edizioni, Torino, 2016) si possono ricavare un bel po' di bufale circolanti tra il popolo italiano relativamente alla possibilità di prevedere i terremoti; dalla lunga serie descritta dall'autore traggo soltanto l'episodio delle «valvole anti terremoto», piccole costruzioni a forma di cono alte un paio di metri, con la punta verso l'alto, che per qualche misterioso motivo dovrebbero allontanare i terremoti in arrivo. Questa bufala fu messa in circolazioni nel 1998 dalla trasmissione televisiva Report, e di lì fu ripresa variamente dagli organi di stampa, sempre in base al principio che esiste una scienza rifiutata da quella ufficiale, ma ricca di verità e di mirabolanti invenzioni. La trasmissione televisiva Voyager del 13 maggio 2009 presentò nuovamente le valvole anti terremoto come una straordinaria scoperta trascurata e ignorata dalla scienza ufficiale. Se la scienza vera continuerà a parlare inglese, episodi come questo si moltiplicheranno all'infinto.»Ci terrei a ricordare che Voyager aveva anche parlato di un drago che viveva nel Lago di Santa Croce, in provincia di Belluno. Per cui è ovvio, è perché la scienza è inglese che la gente va a caccia di draghi in provincia di Belluno...
La didattica in classe viene svolta da professori italiani coadiuvati da «lettori» madrelingua, che peraltro non hanno alcuna abilitazione specifica per insegnare le discipline specifiche per cui avviene la sperimentazione. Ho messo la parola «lettori» tra virgolette, perché si tratta di coadiutori tecnici nell'insegnamento della lingua i quali, chiamati in questo modo, come si usa in Italia, hanno già dato luogo in passato a gravi problemi giuridici per le nostre Università, perché l'equivalente di «lettore» italiano è stato inteso come lecturer inglese, e in inglese lecturer significa niente meno che docente, professore a tutti gli effetti. Ma costoro ovviamente professori non sono affatto. Sono semplici collaboratori nella didattica delle lingue, con una specializzazione non di rado molto modesto, semplicemente favoriti dalla nascita in qualche Paese anglofono, non necessariamente gli Stati Uniti d'America o l'Inghilterra.Che poi, tutti i ragazzi italiani che vanno all'estero come lettori con le borse del ministero non sono anche loro dei derelitti senza preparazione. Marazzini, poi, ha insegnato ad Udine. Vuoi che non si sia mai scontrato con la mia adoratissima lettrice di polacco che combatteva in tutti i modi per veder riconosciuta la sua professionalità con più di 640€ al mese? E lei aveva sia la laurea polacca in italiano, sia quella italiana perché all'epoca la sua non l'avevano riconosciuta.